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19 dicembre 2013

Ripartire dalla terra? E` giusto e possibile

C’è un mondo dimenticato, come smarrito nei libri di storia. Divenuto un mito classico sul quale si possono inventare e raccontare molte storie. E’ il mondo del contadino italiano. E per contadino intendo chi lavora la Terra, che ci dona i prodotti che hanno fatto grande la nostra Italia nei secoli dei secoli, Amen. E sì, Amen, perché, se la situazione non muta, celebreremo il funerale del settore primario italiano; dimenticato dai politici in campagna elettorale, snobbato dalle Istituzioni. Ne parliamo con Nicola Gozzoli, vicepresidente dell’associazione Lega della Terra, nonché allevatore mantovano. Parlare di agricoltura, in Italia, nel 2013, non è comune. Eppure molti, soprattutto al Nord, sono occupati in questo settore. C’è un motivo per questo “silenzio istituzionale”?
 
Le do perfettamente ragione sul fatto che non è comune parlare di agricoltura sia perché i mezzi di informazione si sono concentrati su tutto ciò che è considerato superficiale, sia perché le persone hanno perso il senso della situazione reale e storica. Noi parliamo di agricoltura perché siamo degli operatori a pieno titolo del settore, ma soprattutto perché crediamo fermamente nel nostro lavoro. Parlare di agricoltura significa parlare e difendere il nostro territorio. Le istituzioni non parlano e non parleranno mai di agricoltura perché altrimenti sarebbero costrette ad affrontare i problemi concreti e quotidiani del territorio; per un politico è sicuramente meglio rimanere comodamente seduto sulla propria poltrona senza grane e senza pensieri prendendo uno stipendio ragguardevole. Per le istituzioni le Aziende Agricole non esistono o sono semplicemente delle realtà trascurabili.
Veniamo alla sua associazione...  Lega della Terra, un nome ambiguo: ricorda il partito del “fu Bossi”. C’è qualche aspetto comune?

05 dicembre 2013

MANDELA DAY



Sono 25 anni che hanno portato via quell’uomo
ora la libertà si avvicina ogni giorno di più 
asciuga via le lacrime dai tuoi occhi rattristati 
hanno detto che Mandela è libero e allora esci fuori...

18 settembre 2013

IL CAPITALISMO NON PUO' ESSERE RIFORMATO

“L’essenza del capitalismo è trasformare la natura in merci e le merci in capitali”
- Michael Parenti 

Mentre chiunque con un minimo di attenzione sarebbe in grado di capire che la “separazione della Chiesa di Stato” è un’eccezione piuttosto che una regola qui nella Patria dei Coraggiosi, direi che i buoni vecchi Stati Uniti d’America sono una teocrazia genuina – col mito del capitalismo ben trincerato al trono. Persino la maggior parte degli attivisti si inginocchia, in maniera volontaria e controproducente, all’altare dei margini di profitto, proprio come la maggior parte della gente che loro deridono. Secondo le omelie tramandate dai commissari aziendali, ci fanno credere che il capitalismo, nonostante a volte abbia bisogno di qualche modifica e revisione, è la cosa migliore che ci sia!  

Definire “inefficienza”
 
Quanto detto sopra mi è venuto in mente rileggendo un pamphlet dal titolo “L’Inefficacia del Capitalismo: una Visione Anarchica”. L’autore (Brian Oliver Sheppard) ha scelto di respingere “la solita critica sinistroide e moralista del capitalismo”. Invece, l’ha affrontata “di petto, sul tuo terreno – l’economia”.
Mentre metto in discussione il grado di “anarchia” del suo pamphlet, Sheppard mette in evidenza dieci delle “più rilevanti inefficienze del capitalismo”: duplicazione del prodotto, disoccupazione sistematica, instabilità dei costi, spreco di beni invenduti, inefficienza delle gerarchie, obsolescenza pianificata, speculazione, creazione di falsi desideri, “lavori” parassitici e inefficienti standard di distribuzione. Tuttavia, non sono qui per discutere dell’utilità di questa lista. Piuttosto, vi sto chiedendo di guardare oltre il sotterfugio economico perché critiche così miopi implicano che il capitalismo può essere riformato. I prezzi potrebbero essere controllati, i salari aumentati, i prodotti fatti durare più a lungo, etc. etc. etc. – ma ciò che viene ignorato è che capitalismo = ecocidio

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Preventivo24

09 settembre 2013

LE RADICI DIMENTICARE DELLA DERIVA DELL'€UROPA VERSO L'AUTORITARISMO

L’Europa è dilaniata da uno scontro titanico tra (a) la continua rabbia popolare contro le misantropiche politiche di austerità e b) l’impegno inamovibile delle nostre élites per una maggiore austerità. Nessuno conosce il risultato di questo scontro salvo che, ovviamente, le probabilità non sembrano essere favorevoli ai buoni. Mentre seguiamo il corso di questa incertezza devastante, forse è utile fare una piccola prova di conoscenza. Così, cari lettrici e lettori, fatemi il favore di leggere le seguenti dieci citazioni e, mentre lo fate, cercate di immaginare chi ha pronunciato o scritto queste parole. 

 1) .. “Al di sopra e oltre il concetto di Stato-nazione, l’idea della nuova comunità trasformerà lo spazio vitale che è stato dato a tutti dalla Storia in un nuovo regno spirituale … La nuova Europa della solidarietà e della cooperazione tra tutti i popoli, un’Europa senza disoccupazione né crisi monetarie, (…) troverà un fondamento sicuro e una prosperità in rapido aumento una volta che siano state abbattute le frontiere economiche nazionali”.

2) “Ci deve essere una disposizione favorevole a subordinare gli interessi propri di ognuno, in alcuni casi, a quelli della Comunità Europea.”

20 maggio 2013

ASSEMBLEA NAZIONALE Associazione Riconquistare la Sovranità – PESCARA 15 E 16 GIUGNO 2013

Dopo tante riunioni sul territorio a stretto contatto con le persone in centinaia di comuni in tutta Italia, dalle isole fino a Milano, il 15-16 giugno si terrà l'assemblea nazionale dell'Associazione Riconquistare la Sovranità, nata solo un anno fa, ma che già conta migliaia di iscritti e simpatizzanti, grazie ad un programma preciso e concreto in linea con le esigenze più impellenti del paese e più sentite dalla gente comune. Come socia e co-fondatrice dell'ARS, invito tutti i lettori dei Voci Dalla Strada a partecipare all'assemblea nazionale, soprattutto coloro che non conoscono il movimento, perchè questa è un'ottima occasione per toccare con mano iniziative concrete. In rete possiamo "dire" tante cose, fuori dalla rete possiamo "fare"...
Alba
INVITO, PROGRAMMA E LOGISTICA dell’ASSEMBLEA NAZIONALE dell’ARS Associazione Riconquistare la Sovranità – PESCARA 15 E 16 GIUGNO 2013
A) INVITO
1. Tutti gli iscritti all’ARS  sono vivamente invitati a partecipare all’assemblea nazionale, come è ovvio, ma anche e soprattutto a persuadere a venire a Pescara almeno una o due persone – parenti, amici, conoscenti o colleghi – con  le quali hanno parlato spesso dell’ARS. E’ bene che all’assemblea partecipino non soltanto iscritti all’ARS ma anche e soprattutto simpatizzanti e curiosi. Non c’è alcun luogo nel quale è necessario iniziare da subito le attività di invito e persuasione, che andranno ripetute più volte fino a “estorcere” benevolmente, per amicizia, fratellanza o colleganza la disponibilità e la prenotazione.
2. Tutti i simpatizzanti, e in particolare i lettori del sito Riconquistare la sovranità o del gruppo facebook dell’ARS, che non siano iscritti all’ARS, sono invitati a combattere la pigrizia, ad approfondire la curiosità che fino ad ora hanno dimostrato, e a voler conoscere gli autori che in questo anno hanno letto e le persone con le quali hanno dialogato commentando gli articoli. Sono insomma invitati ad avvertire il dovere di essere cittadini e il desiderio di creare una comunità con persone che, in linea di principio, la pensano come loro.

28 aprile 2013

LE URGENTISSIME RIFORME CANNIBAL RISING

AFFIDAVIT

Col nobile intento di tutelare le ‘parti deboli’
– altresi’ note quali: “i giovani” –
nell’interesse dei ‘poteri forti’
nonche’ vista l’impellente necessita’ di ‘agire’ sul debito pubblico
e per facilitare gli ‘investitori internazionali’
qui di seguito gli urgentissimi 20 punti
dell’Agenda: “Ma Chi Comanda in Italia?”
 - e relativi consigli preventivi

DISCLAIMER: la suddetta agenda configura il modello qui di seguito dettagliato, definito modello di CAMBIAMENTO. Per ‘la gente comune’, nota anche come ‘qualunque’, taluno modello – piu’ volgarmente conosciuto quale “Ce lo chiede l’Europa” – e’ dato da un sofisticato strutturato basato su uno strumento derivato di nome B.C.E.; congegnato ex-gratia dall’alta ‘finanza’.

16 aprile 2013

REPUBBLICA: LA PARTE E IL TUTTO...

Il moderno revival (impieghiamo l’inglesismo con tutta la -cattiva- intenzione) del repubblicanesimo sarebbe confortante se non venisse da dove proviene: dal mondo anglosassone. In effetti, in questo universo culturale ha predominato sempre - nel migliore dei casi- l’ideologia liberale, la quale mette al primo posto, non solo giuridicamente ma ontologicamente, questa astrazione che chiamiamo individuo (ci potrebbero richiedere di giustificare immediatamente perché qualifichiamo l’individuo come astrazione, quando nell’uso del linguaggio corrente lo si considera sinonimo della massima concretezza: questa giustificazione però si può dare solo come conclusione e non come premessa del presente testo). 

Il liberalismo, pensiero progressista per antonomasia nel secolo XVII, quando ciò che stava all’ordine del giorno era liberare il popolo dalla dominazione asfissiante della monarchia assoluta, raddoppiata in Inghilterra, per di più, dalla autorità religiosa, smise di compiere questa funzione a partire, come minimo, dalla Rivoluzione Francese. Fu così proprio perché si trattava di una concezione politica pensata per società non industriali, nelle quali la distanza fra il produttore e il processo completo di produzione-distribuzione era minima, cosa che permetteva di parlare di una certa “autonomia” degli agenti sociali, capaci di controllare le mutue relazioni se non interveniva alcun meccanismo coercitivo esterno al congiunto economico. Era proprio questo meccanismo imposto alla società civile dall’alto che il liberalismo combatteva e che la Rivoluzione Francese fece saltare in aria.

10 aprile 2013

GLI ITALIANI EMIGRANO NELL'ALDILA'

Di Marco Cedolin
Nonostante la novella presidente della Camera Laura Boldrini, impegnata con migranti e migrazioni di altro genere, abbia dichiarato di non esserne al corrente e mostri tutto il proprio stupore per la povertà in cui versano i suoi connazionali privi di uno stipendio dell'ONU, una larga parte degli italiani vive in condizioni sempre più drammatiche, senza che esista alcun ammortizzatore sociale in grado di mitigare gli effetti della catastrofe economica che si è riversata sulle loro teste. 
L'ondata di persone che al culmine della propria disperazione decidono di sublimare il proprio dramma emigrando nell'aldilà, continua a farsi sempre più impetuosa ed inizia a tracimare dagli argini di silenzio attraverso i quali Monti e Napolitano hanno deciso di nasconderla alla vista, intimando ai media la più completa omertà.
Qualche caso più eclatante degli altri, come la strage di Perugia  o il triplice suicidio di Civitanova Marche, finisce per forza di cose per trovare spazio sui quotidiani a tiratura nazionale, ma nonostante perfino la Boldrini e qualche opinionista chic dei salottini TV inizino a prendere atto del fatto che una sempre più ampia fascia della popolazione italiana sia in procinto di migrare con mezzi assai più drammatici dei barconi, continua a mancare totalmente una reale percezione del fenomeno...... 

08 aprile 2013

CRESCITA E DECRESCITA...PERCHE' UN CONCETTO NON ESCLUDE L'ALTRO

Premetto che sono un abbonato e un occasionale collaboratore del Fatto Quotidiano. Lo dico per sottolineare la mia affinità di vedute con la linea politica del giornale. Ciò non esclude, ovviamente, che a volte mi possa trovare in disaccordo con quanto scrive qualcuno dei suoi più autorevoli redattori, come mi è successo leggendo il commento di Furio Colombo intitolato “Crisi, l’ora della scelta tra crescita e decrescita” pubblicato domenica scorsa.
Di Maurizio Pallante
Il Fatto Quotidiano 
 
E non mi riferisco alla sua predilezione per la crescita con una più equa redistribuzione del reddito come sostenuto dai suoi economisti di riferimento, ma alle premesse concettuali che la sottendono, che Colombo manifesta commentando l’affermazione di Gianni Agnelli: «Non puoi dire decrescita. È una parola contro natura», con queste parole: «la frase è fondata – perché – i bambini crescono, gli animali crescono, la natura cresce». A parte l’ultimo esempio di cui mi sfugge il significato, le domando: i bambini e gli animali crescono per sempre o a un certo punto smettono di crescere? Noi abbiamo un cane di 17 anni. Cosa sarebbe diventato se avesse continuato a crescere da quando è nato? Lei dopo il 17 /18 anni ha continuato a crescere? Eppure, anche avendo smesso di crescere ha continuato a migliorare. La sua affermazione mi fa pensare a quel versetto del profeta Isaia in cui si legge: «Iddio acceca quelli che vuol perdere».

06 aprile 2013

PUO' LA CIVILTA' SOPRAVVIVERE AL CAPITALISMO?

Il capitalismo oggi esistente è radicalmente incompatibile con la democrazia. Vi è il “capitalismo” e poi c’è il “capitalismo reale”.
Di Noam Chomsky
Il termine “capitalismo” è comunemente usato riferendosi al sistema economico degli USA, che prevede considerevoli interventi dello Stato, i quali vanno dai sussidi per l’innovazione creativa alla politica assicurativa “too-big-to-fail” (troppo-grandi-per-fallire, ndr) del governo per le banche. Il sistema è altamente monopolizzato e ciò limita ulteriormente la dipendenza dal mercato, in modo crescente: negli ultimi 20 anni la quota dei profitti delle 200 imprese più importanti è aumentata enormemente, riporta l’accademico Robert W. McChesney nel suo nuovo libro Digital disconnect. In questo momento “capitalismo” è un termine comunemente usato per descrivere sistemi nei quali non ci sono capitalisti; per esempio il conglomerato-cooperativa Mondragón nella regione basca in Spagna, o le imprese-cooperative che si espandono nel nord dell’Ohio, spesso con il sostegno conservatore – entrambe esaminate in un’importante ricerca dell’accademico Gar Alperovitz.
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07 marzo 2013

“EL COMANDANTE” HA LASCIATO IL PALAZZO

Questo si’ che sarebbe un film: la storia di un uomo del popolo che sfida ogni avversità per diventare l’Elvis politico dell’America Latina. Più grande di Elvis, a dire il vero: un presidente che ha vinto 13 elezioni democratiche su 14. Ce lo possiamo anche scordare di vedere un giorno un film così vincere un Oscar – tanto meno vederlo prodotto ad Hollywood. A meno che, ovviamente, Oliver Stone convince HBO a produrre uno special via cavo/DVD.
Di
Pepe Escobar
AsiaTimes

Com’è illuminante vedere le reazioni dei vari leader mondiali alla notizia della morte del Comandante Venezuelano Hugo Chavez. il Presidente dell’Uruguay Jose Mujica - un uomo che rinuncia al 90% del proprio salario perchè insiste nel dire che gli basta molto di meno per le proprie necessità - ha voluto ricordare ancora una volta come considerava Chavez “il leader più generoso che io abbia mai incontrato”, mentre lodava “la fortezza della democrazia” di cui Chavez era stato il grande costruttore.

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22 febbraio 2013

BERSANI E LA SUA LOTTA AL CONTANTE: UNA PURA FOLLIA

Non costituisce  una novità sapere  che buona parte del  mondo politico stia conducendo  una crociata contro l'utilizzo del contante. Bersani, in particolar modo,  ogni giorno che passa, rilancia sempre di più nella sua ipotesi di limitarne l'utilizzo del contante, e con esso anche la libertà di spesa dei contribuenti italiani. Qualche sera fa, a Porta a Porta, proprio Bersani ha ribadito  che, qualora  eletto, intende promuovere una battaglia senza quartiere all’evasione fiscale, vedendo nella limitazione dell’utilizzo del contante, il mezzo per raggiungere questo fine. In particolare, la soglia di utilizzo del contante verrebbe ridotta a 300 euro, salvo poi ulteriori riduzioni.

Secondo questa tesi, siccome la limitazione dell’utilizzo del denaro contante colpirebbe l’intera collettività,  ogni individuo, sarebbe un possibile evasore fiscale, o quantomeno complice di chi commette l’effettivo reato di evasione e che ne trae il maggior vantaggio. Ma le cose, notoriamente, non stanno in questi termini, ovviamente.
Sempre secondo Bersani, abbattere l’utilizzo del contante o addirittura eliminarlo del tutto costituisce, quindi,  il mezzo più esperibile per contrastare l’evasione. E anche questo, costituisce  una grande menzogna.

15 febbraio 2013

PERCHE' IL MONDO PREMIA I PROPRI SACCHEGGIATORI ?

Di Eduardo Galeano
Pagina12
Il lanciatore di scarpe iracheno, che scagliò le proprie calzature verso Bush, è stato condannato a tre anni di carcere. Non merita invece un’onorificenza? Chi è dunque il terrorista? Il lanciatore di scarpe o il suo bersaglio? Il serial killer che ha volutamente determinato la guerra in Iraq su un terreno di bugie massacrando una moltitudine d’individui, legalizzando e ordinando la tortura di altri non è forse il vero terrorista?

Il popolo di Atenco, in Messico, i Mapuche, indigeni del Cile, i Kekchies del Guatemala, i contadini senza terra in Brasile, tutti accusati del crimine di terrorismo per aver difeso i loro diritti e la loro terra, sono forse i colpevoli? Se la terra è sacra, anche se la legge non lo specifica, coloro che la difendono non sono altrettanto sacri?

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14 febbraio 2013

POPULISMO: POTERE POLITICO SOTTRATTO ALLE ELITES

L'antipopulismo come divorzio tra elite e cittadini - Novelli eunuchi evirati del potere politico - Partito Popolare e Partito socialista Europeo contro Venezuela e Argentina   
Di Tito Pulsinelli 
SelvasBlog  
La parola "populismo" abbonda sulle labbra di tutti coloro che hanno consumato il divorzio definitivo, tra cittadini e governanti, tra popolo ed elites. Sentendosi, ovviamente, parte di queste, vuoi per averne sposato gli arcani economicisti, la neolingua dei  bassifondi finanziari, vuoi per identificarsi in una "modernità" che mal nasconde il settecentesco neo-totalitarismo delle oligarchie. I gruppi dirigenti europei che aulicamente si autodefiniscono "la politica", in realtà sono come dei novelli eunuchi evirati del potere politico. L'hanno affidato ai grandi gruppi economici transnazionali, che ora possono togliere e mettere governi ad Atene, Lisbona, Madrid e Roma, come ieri a Buenos Aires, Brasilia o Singapore. E si arrogano il potere di veto sull'operato degli altri governi che -quando pretendono di essere veramente nazionali- vengono demonizzati e tolti di mezzo. 
Gli eunuchi, senza più una ragion d'essere, valletti della ragione economica elevata a ragion di Stato, tentano di camuffare il servilismo e il ruolo di sterilizzatori della residuale democrazia rappresentativa.

03 febbraio 2013

QUELLO CHE IL FILM "LINCOLN" NON DICE SU LINCOLN

Il film "Lincoln", prodotto e diretto da uno dei registi più conosciuti degli Stati Uniti, Steven Spielberg, ha riacceso un grande interesse per la figura di Lincoln, uno dei presidenti che, come Franklin D. Roosevelt è sempre intervenuto nell’ideologia statunitense con un grande ricordo popolare. Si evidenzia questa figura politica, come il garante dell'unità degli Stati Uniti, dopo aver sconfitto i confederati che aspiravano alla secessione degli stati del sud dallo Stato federale. E' anche una figura che risalta nella storia degli Stati Uniti per aver abolito la schiavitù e dato la libertà e la cittadinanza ai discendenti di popolazioni immigrate di origine africana, vale a dire la popolazione nera, che negli Stati Uniti è conosciuta come afro-americana.
 
Lincoln è stato anche uno dei fondatori del Partito Repubblicano, che all'origine fu proprio l'opposto del Partito Repubblicano attuale, oggi fortemente influenzato da un movimento - il Tea Party - sciovinista, razzista ed estremamente reazionario dietro al quale ci sono interessi economici e finanziari che vogliono eliminare l'influenza del governo federale nella vita economica, sociale e politica del paese. Il Partito Repubblicano, fondato dal presidente Lincoln era, al contrario, un partito federalista, che considerava il governo federale come garante dei Diritti Umani. E tra questi, l'emancipazione degli schiavi, tema centrale del film Lincoln, a cui Lincoln diede maggiore enfasi. Eliminare la schiavitù significava che lo schiavo sarebbe diventato lavoratore, padrone del proprio lavoro. 

11 gennaio 2013

« Ci vendono tutto, tranne quello che ci serve: la felicità »

Jose Mujica, presidente dell’Uruguay
Come governanti, esprimiamo la sincera volontà di accompagnare tutti gli accordi che questa nostra povera umanità possa sottoscrivere. Tuttavia, ci venga concesso di porci qualche domanda a voce alta. Per tutto il pomeriggio si è parlato di “sviluppo sostenibile”, per togliere masse immense dalla povertà. A cosa ci riferiamo? Il modello di sviluppo e di consumo che abbiamo in mente è quello attuale delle società ricche? Un’altra domanda: cosa succederebbe, a questo pianeta, se gli indiani avessero la stessa proporzione di auto per famiglia che hanno i tedeschi? Quanto ossigeno ci rimarrebbe per respirare? 
LibreIdee

In altre parole: il mondo possiede oggi gli elementi materiali per fare in modo che 7-8.000 milioni di persone possano avere lo stesso livello di consumo e di spreco delle più ricche società occidentali? Sarà possibile, o dovremmo forse mettere la discussione su un altro piano?
Perché abbiamo creato una civilità, quella in cui viviamo, figlia del mercato e della concorrenza, che ci ha portato un progresso materiale portentoso ed esplosivo. Ma ciò che è nato come “economia di mercato” è diventato “società di mercato”. E ci ha portato questa globalizzazione, che significa doversi occupare di tutto il pianeta. La stiamo governando, la globalizzazione, o è la globalizzazione a governare noi? E’ possibile parlare di solidarietà e dire che siamo tutti uniti, in una economia basata sulla competizione spietata? Fino a che punto arriva la nostra fraternità? La sfida che abbiamo davanti è di una dimensione epocale. E la grande crisi non è ecologica: è politica. L’uomo, oggi, non governa le forze che ha creato; sono queste ultime a governare l’uomo e la nostra vita.

09 gennaio 2013

L'ANTI€UROPEISMO NECESSARIO, L'ANTIAMERICANISMO INDISPENSABILE

Essere antieuropeisti e, pertanto, decisamente recalcitranti alla concretizzazione di questa Unione, basata su trattati ed accordi sconvenienti per i popoli che ne fanno parte, da quelli economici a quelli politici (con commissioni che si occupano della grandezza dei piselli e teste di pisello che non arrivano a capo di nulla), non significa essere contro l’Europa. 
Di Gianni Petrosillo 
Conflitti e Strategie
Quest’ultima esiste, non solo in quanto innegabile espressione geografica, piuttosto perché ha un passato millenario fatto di prossimità, di battaglie, di alleanze, di pacificazioni, di tradimenti, di rivalità, di porosità e di sbarramenti reciproci, estrinsecatesi in un campo culturale omogeneo ma non meno conflittuale, frutto di un destino secolare d’interdipendenze e dipendenze tra nazioni e popolazioni che si sono abbracciate e massacrate; dunque, essa c’è negli eventi, nelle cose e negli uomini a prescindere dai suoi recenti apparati artificiali troppo deboli, corrotti, insignificanti e distanti dalla realtà per poter contribuire a dispiegare una vera sovranità continentale. Per questo, possiamo dire che l’Europa sussisteva più consapevolmente, con maggiore spinta e coerenza (di ciascuno Stato), prima che fosse perfezionata la sua scialba architettura istituzionale attuale la quale, appunto, rappresenta la negazione del “sogno” urgente dell’ edificazione di un insieme geopolitico eterogeneo eppure indipendente, orientato ad una politica di potenza sinergica tra partner “cugini” (di affratellamento parlano solo gli idioti che non hanno il senso della Storia), come risultato di un grande gioco di prospettive ed orizzonti di entità statali contigue, non sovrapponibili ma, tuttavia, concordi nel perseguire comuni (per quanto possibile) obiettivi internazionali e mondiali. Forse, la Grande Europa invocata da De Gaulle, oppure, anche qualcosa di meglio.
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22 dicembre 2012

LA DOPPIA MORALE DEI "DIRITTI UMANI"

In molti, nelle ultime ore, si stanno domandando provocatoriamente se siano più democratici i governi dei Paesi che si dicono democratici per principio, oppure i governi dei Paesi oggi ritenuti parzialmente o totalmente al di fuori della democrazia. Le manifestazioni di piazza che stanno andando in scena in moltissime città del continente europeo, mostrano per l’ennesima volta che la violenza dello Stato in Occidente esiste ancora. Quanto giunge direttamente dalle piazze di Torino, Roma, Madrid, Lisbona e Atene è non solo l’evidente indice che le classi subalterne dei cosiddetti PIGS non accettano le politiche antipopolari di austerità e di predazione della ricchezza nazionale nel nome della stabilizzazione finanziaria e della rassicurazione dei cosiddetti “mercati”, ma anche la dimostrazione dell’inconsistenza sostanziale della retorica utilizzata da quasi tutte le classi dirigenti di quei Paesi che da sessant’anni cercano di distinguersi nello scenario internazionale in funzione del principio della presunta superiorità occidentale, per quanto concerne la democrazia e i diritti della persona. 
Stato & Potenza 

Ma la democrazia, in realtà, non esiste e non è mai esistita, per lo meno nei termini in cui questa viene posta all’interno della società occidentale dai politici e dagli intellettuali di punta. Ogni potere costituito nasce su basi di violenza (guerre civili) e si impone attraverso una progressiva costruzione normativa che regolarizzi il proprio impianto istituzionale, abituando la popolazione a considerarne inviolabili i principi secondo parametri più o meno corrispondenti alle necessità sociali. Questo non significa che i “diritti” siano una semplice invenzione giuridica ma che la loro espressione politica sia, di volta in volta, la risultante di precisi rapporti di forza e dell’evoluzione sociale ed economica del pianeta.
Quando i nostri politici o i nostri giornali hanno la presunzione di considerare questa parte del mondo come la “migliore possibile”, la “più libera” e la “più equa” non va dimenticato che la società occidentale nasce come prodotto della rivoluzione industriale e dell’ordine coloniale, e che il primato tecnologico acquisito negli ultimi duecento anni è pur sempre un dato relativo e temporaneo.

06 dicembre 2012

TORNARE AD ESSERE BUONI

Dopo l'11 09 2001 (autoattentato o no) nei media cambia qualcosa, si passa dallo sfoggio dell'assoluta libertà e spensieratezza all'oscurantismo dei costumi dove un tripudio di luoghi comuni bombarderanno la mente di miliardi di cittadini ; la paura del diverso, il timore delle armi di distruzione di massa fanno accettare alla gente la perdita della privacy fino a creare il grande fratello orwelliano che tutti noi viviamo quotidianamente.
 
Il 2008, natale della recessione sistemica programmata globale, preannuncia anni difficili da digerire per le fasce deboli della società ; la stampa ripeterà come un mantra la dottrina del contenimento dei costi, dell'abbattimento delle tutele lavorative e dell'insostenibilità della previdenza sociale (quest'ultimo elemento è molto ma molto gradito ai big della finanza speculatrice & scommettitrice delle altrui esistenze).

Come una macchia d'olio si espande nelle "eSSoteriche" menti il think tank dell'economia non più serva dell'essere umano ma dell'esatto opposto, ovvero, si pone come unico obiettivo il riparare errori (commessi da altri) anche a costo di sacrificare il proprio prossimo.
Ai più potrà sembrare strana o errata la mia ultima tesi ed a Voi farò una domanda: