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07 novembre 2013

ISRAELE SPOSTA IL "MURO DI SICUREZZA" PER RUBARE IL PETROLIO PALESTINESE

La scoperta di riserve petrolifere più grandi del previsto nel campo israeliano Meged 5 genera una serie di questioni difficili da risolvere, prima di tutte quante di queste ricchezze appena scoperte appartiene ad Israele e quante ai palestinesi.
Come riferito da Al Jazeera il mese scorso sono apparse in diversi media informazioni circa la scoperta di nuovi giacimenti di idrocarburi nel giacimento Meged 5. La società di esplorazione di petrolio israeliana, Givot Olam, dice di aver già guadagnato 40 milioni di dollari dalla vendita del petrolio estratto da Meged 5 da quando nel 2011 ha iniziato la produzione lì. La società stima che attualmente il campo si trova su riserve estraibili valutate in 3.530 milioni di barili, pari a circa un settimo delle riserve di petrolio del Qatar.

La situazione è complicata dal fatto che i depositi sono nella cosiddetta Linea Verde: la linea di demarcazione dell'armistizio arabo-israeliano del 1949, che ora separa formalmente Israele dai territori abitati dai palestinesi.

26 ottobre 2013

LA PALESTINA STA SCOMPARENDO!

Due recenti immagini ritraggono il messaggio che sta dietro alle secche statistiche contenute nella relazione della scorsa settimana della Banca mondiale sullo stato dell'economia palestinese. Il primo é un poster del gruppo della campagna Visualizing Palestine, che mostra un'immagine modificata di Central Park, stranamente vuota. Tra i grattacieli di New York, il parco é stato privato dei suoi alberi dalle ruspe. Una didascalia rivela che da quando é iniziata l'occupazione nel 1967, Israele ha sradicato 800.000 alberi di ulivo appartenenti ai palestinesi, abbastanza da riempire 33 diversi Central Park. La seconda, una fotografia ampiamente pubblicata in Israele il mese scorso, é di una diplomatica francese sdraiata per terra, fissando i soldati israeliani che la circondano, con le loro armi puntate verso di lei. Marion Castaing era stata maltrattata quando lei e un piccolo gruppo di colleghi diplomatici hanno tentato di fornire aiuti di emergenza, tra cui tende, a contadini palestinesi le cui case erano state appena rase al suolo.
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30 marzo 2013

BAMBINI PALESTINESI NELLE CARCERI MILITARI ISRAELIANE



Un rapporto dell'Unicef denuncia i maltrattamenti "molto diffusi, sistematici e istituzionalizzati" cui sono sottoposti i minori palestinesi rinchiusi delle carceri israeliane. A differenza dei loro omologhi israeliani, i bambini palestinesi non hanno il diritto di essere accompagnati dai genitori durante un interrogatorio e sono raramente informati dei loro diritti. 

"Il test di una democrazia sta nel trattamento riservato ai detenuti, alle persone in carcere, e in modo particolare ai minori", dichiarava nel gennaio 2012 Mark Regev, Portavoce del Primo Ministro israeliano, Benyamin Netanyahu[1].Un recentissimo rapporto dell'Unicef, basato su oltre 400 casi documentati di detenzioni e maltrattamenti di giovani detenuti, mette in dubbio il livello di democrazia esistente in Israele[2].

10 dicembre 2012

« I Palestinesi sono solo degli animali che camminano su due gambe »

"Qui lo affermo, sono a mala pena uomini!"
Quando, nel 1982, Menahem Begin pronunciò queste atroci parole alla Knesset, il parlamento di Israele, i suoi colleghi deputati calorosamente applaudirono alla perspicacia del suo giudizio. Non era il primo, anzi era in larga compagnia, a dimostrare il suo disprezzo per gli esseri umani originari dei paesi conquistati. Era già una buona cinquantina d’anni che i dirigenti sionisti consideravano i Palestinesi come dei “subumani”. Chaim Weizmann, primo presidente di Israele, non aveva esitato, per esempio, a dichiarare:
“I Britannici ci hanno detto che qui ci sono centinaia di migliaia di negri privi di qualsiasi principio e valore”
Yizhak Shamir, da primo ministro, allo stesso modo proclamava la sua più alta considerazione dell’essere umano: “I Palestinesi saranno schiacciati come cavallette ... le loro teste mandate in frantumi contro i massi e i muri!”
Dal canto suo, già dieci anni fa, Ehud Barak metteva in guardia la popolazione israeliana che “I Palestinesi sono come i coccodrilli, più dài loro carne, più costoro ne vogliono” (Jerusalem Post del 30/8/2000)

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02 dicembre 2012

ARAFAT UCCISO CON POLONIO 210?

Nei giorni scorsi è stata riesumata la salma di Yasser Arafat, per permettere ad un gruppo di esperti internazionali (francesi, svizzeri e russi) il prelievo di alcuni campioni biologici sui quali svolgere una serie di esami molto particolari. Si sospetta infatti che Arafat non sia morto per cause naturali, ma sia stato in qualche modo "avvelenato" - dagli israeliani, si presume - per liberarsi una volta per tutte di questo ingombrante personaggio politico.
Ufficialmente, Arafat è morto per le conseguenze di una "coagulazione intravascolare disseminata", o DIC, una grave patologia del sangue che risulta quasi sempre letale. Arafat aveva iniziato a sentirsi male dopo aver consumato la sua cena, la sera del 12 ottobre 2004, all'interno della sua residenza di Ramallah, dove gli israeliani lo avevano tenuto prigioniero per oltre tre anni. Nelle settimane seguenti Arafat continuava a vomitare, aveva forti dolori addominali e diarrea, senza però avere febbre. Ma i dottori palestinesi, egiziani e giordani che lo visitarono non riuscirono a scoprire la causa del suo male. [...]

17 novembre 2012

Civili sotto attacco nella Striscia di Gaza

Siamo al terzo giorno degli attacchi israeliani sulla Striscia di Gaza. Scriviamo questo comunicato nel mezzo del suono incessante dei bombardamenti, che sono proseguiti per tutto il giorno di ieri, nel corso della notte e oggi. L’escalation militare portata avanti dall’esercito israeliano continua su tutta la Striscia. Da Gaza City, sentiamo il rumore incessante dei droni e dei caccia F16 che irrompono nel cielo sulle nostre teste. Le bombe ci cadono ripetutamente attorno, colpendo aree densamente popolate.
ISM
Finora le forze aeree israeliane hanno condotto più di 500 bombardamenti, portando a 29 il numero dei morti. Più di 255 persone sono state ferite dagli attacchi, la gran parte dei quali civili, tra cui 100 bambini. 30 sono le persone in condizioni critiche. Le aree colpite includono Beit Hanoun, il campo rifugiati Jabalia, i quartieri di Sheikh Radwan e al-Nasser a Gaza City, il campo rifugiati di Maghazi, Deir El Balah, Khan Younis, e l’area dei tunnel a Rafah.
Nella giornata di ieri, 15 novembre, abbiamo visitato l’ospedale Al Shifa a Gaza City, dove è stata portata la maggior parte dei feriti. Abbiamo parlato con i dottori, i pazienti e i loro parenti, vittime degli attacchi in corso nella Striscia di Gaza. Condividiamo alcune delle storie delle persone che abbiamo incontrato.

23 ottobre 2012

FREEDOM FLOTILLA: USATE PISTOLE TASER CONTRO I PACIFISTI

Questa mattina alle 6 l’unità di crisi della Farnesina ha contattato la moglie di Marco Ramazzotti Stockel , sequestrato ieri mattina dalla Marina Israeliana in acque internazionali mentre navigava a bordo di Estelle diretto a Gaza. Ore di angoscia ieri dovute a nessuna notizia su Marco e gli altri passeggeri di Estelle dal momento del sequestro fino a questa mattina in cui è stato comunicato l’arrivo imminente di Marco a Fiumicino. Denunciamo che Israele, dopo aver “rapito” Marco non ha mai comunicato notizie dirette al console italiano, ai familiari o alla nostra organizzazione per rassicurare sullo suo stato di salute. 
ISM
L’unità di crisi della Farnesina in contatto con la moglie di Marco non ha saputo dare informazioni precise su di lui fino a questa mattina. Israele ha solo emesso agenzie stampa in cui parlava di abbordaggio pacifico,

27 giugno 2012

ISRAELE E’ UN PAESE DA IMITARE?

Il Presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti (PD), con un suo intervento sulla rivista “Shalom” ha comunicato che Israele è un Paese da imitare. In questo spirito, su iniziativa della Provincia di Roma, il 4 e 5 luglio si terranno le “Giornate della creatività e dell’innovazione”, con lo Stato ebraico ospite d’onore.

Perché Israele sarebbe un Paese da imitare? 
Per l’ideologia sionista e l’occupazione della terra palestinese? 
Per la pulizia etnica di Gerusalemme e di ampie parti della Cisgiordania? 
Per l’assedio della Striscia di Gaza? 
Per le migliaia di prigionieri politici, centinaia dei quali detenuti da anni senza accuse e senza processo? 
Per il suo arsenale nucleare militare? 
Per il Muro dell’Apartheid, che ha trasformato città e villaggi palestinesi in altrettante prigioni a cielo aperto? 
Per la sua legislazione teocratica e razzista, che discrimina fra cittadini ebrei e non ebrei? 
Per le decine di Risoluzioni dell’ONU che si è sempre rifiutato di applicare? 
Per le sue innovazioni tecnologiche, come il fosforo bianco? 
Per la strage dei pacifisti della Freedom Flotilla?

Mentre il Presidente Zingaretti vorrebbe imitare Israele, le forze armate del suo modello bombardano Gaza e aggrediscono i pacifisti internazionali, come l’italiana Rosa Schiano, che cercano di alleviare le sofferenze della popolazione civile. Crediamo che anche in politica esista un limite al servilismo, e Zingaretti questo limite lo ha superato. Questa città non merita di essere rappresentata da un simile personaggio.

07 maggio 2012

"La loro sorte è nelle nostre mani"

Appello alla solidarietà con i prigionieri palestinesi in sciopero della fame
Khader Adnan ringrazia tutte le persone che lo hanno appoggiato durante il suo sciopero della fame e lancia un appello alla solidarietà con i prigionieri in sciopero della fame.

Nel nome di Allah, Il Compassionevole, Il Clemente,
Allah sia lodato, che pace e benedizione abbracci i messaggeri di Allah.
Care persone libere di questo mondo, Cari oppressi e privi di diritti di tutto il mondo.Cari amici di tutti, che stanno al mio fianco insieme al credo nella libertá e la dignitá per il mio popoloe per i nostri prigionieri che languono nelle prigioni dell'occupazione. Care donne e uomini liberi, giovani e vecchi, gente comune ed elite intellettuali di qualsiasi luogo -Vi parlo oggi con uno sfogo di speranza e dolore per ogni palestinese che soffre sotto l'occupazione della sua terra,per ognuno di noi che é stato ucciso, ferito o imprigionato dallo stato del terrore,che priva le nostre vite di tutto ció che c'é di bello, anche il sorriso dei nostri bambini e delle nostre famiglie.Sto parlando a voi in questa prima lettera che segue la mia scarcerazione -pregando che non sia l'ultima - dopo che Allah mi ha concesso la libertá, l'orgoglio e dignitá.Ero un detenuto amministrativo nella cella dell'occupazione per quattro mesi, dei quali 66 passati in sciopero della fame.

12 aprile 2012

Marco, Giorgio, Abdellah e Issa liberi subito! – Stop Illegal Deportation

Ieri, 11 aprile 2012, sono stati arrestati Marco e Giorgio, cittadini italiani, dalle forze di occupazione israeliane nella città di Hebron. Domani avrà luogo il processo e sembra molto probabile l'espulsione forzata in Italia, con l'accusa di manifestazione non autorizzata, sebbene non fosse in atto alcuna manifestazione.
Si tratta di un attivista impegnato in azioni nonviolente, che stava partecipando alla Conferenza Internazionale per la Resistenza Popolare. Gli arresti sono avvenuti durante la pausa pranzo. Nella stessa operazione militare sono stati arrestati Issa Amro, noto attivista nonviolento del gruppo “youth against the settlements” di Hebron, e Abdellah Abu Rahma, coordinatore della conferenza.


Riteniamo che l'avvenuto sia esemplificativo del comportamento delle forze di occupazione all'interno dei territori palestinesi, come si permettano di arrestare torturare ed ammazzare gli abitanti locali al fine di sottrarre loro la loro terra.

19 ottobre 2011

PALESTINA: Liberi, ma non tutti. Visto dalla gente.

Grande gioia a Gaza per la liberazione di 447 prigionieri palestinesi, manifestazione di massa in piazza Qatiba ed opinioni contrastanti. Intanto lo sciopero della fame si arresta per 3 giorni dopo i colloqui di ieri, che hanno portato alla fine del confinamento ma non alla soddisfazione certa di tutte le richieste.
Silvia Todeschini da Gaza
Da questa mattina piazza Qatiba, in centro a Gaza city, è stata attrezzata per l'arrivo di decine di migliaia di persone. È stato posto un grande banner, con alcuni attivisti delle brigate al-qassam intenti a rapire un soldato israeliano, ed una scritta “in solidarietà con i prigionieri”. Tante bandiere, inizialmente verdi e palestinesi, ma poi, quando verso le 11 la piazza ha cominciato a riempirsi, anche gialle, rosse e nere. È stato allestito un grande palco, con un centinaio di posti a sedere, riservati ai prigionieri che tornavano in palestina, in cambio del rilascio del soldato Gilad Shalid. Tutta Gaza si preparava al loro arrivo, c'era chi era più entusiasta e chi meno, chi poteva riabbracciare parenti e amici dopo tanto tempo e chi voleva solo partecipare alla festa.

16 ottobre 2011

Diario dalla tenda numero 5 (con foto)

Ieri sera, giusto prima di tronare a casa, mi hanno fermato alcuni degli anziani alla tenda. Volevano sapere cosa ne pesassi di un certo fatto: mi hanno spiegato che la richiesta principale dei prigionieri -quella che riguardava la pratica dell'isolamento- era stata “quasi” del tutto accolta, che però lo sciopero continuava fino a che non fosse stata completamente soddisfatta. 
Silvia Todeschini da Gaza
Libera Palestina

Ma è il significato di questo “quasi” che mi ha fatto percepire cosa significhi “unità”. Dovete sapere che nelle carceri hanno aderito ufficialmente allo sciopero tutti i partiti tranne Hamas e Fatah, e che qui alla tenda c'è qualche rappresentante di Fatah ma nessuno di Hamas. Ebbene, la proposta dei sionisti ai leader della protesta in carcere era quella di togliere dall'isolamento tutti i prigionieri tranne 3 facenti parte delle brigate al qassam, il braccio armato di Hamas.

08 ottobre 2011

Sciopero della fame di chi sta fuori dal carcere in solidarietà con i palestinesi nelle carceri israeliane

Silvia Todeschini da Gaza, ci ha informati che da ieri sera, 7 ottobre si è unita allo sciopero della fame in solidarietà con i prigionieri, nell'iniziativa promossa da Addameer
«Durante le "indagini" mi facevano stare voltato contro il muro con le mani legate ed una gamba alzata. Se appoggiavo la gamba mi picchiavano. Oppure mi sedevano su una sedia con le mani legate dietro e i piedi legati in maniera da farmi tenere le gambe divericate, poi mi davano calci sulla pancia e sull'inguine. Mi facevano stare tutto il giorno sotto il sole. Se avevo sete una soldatessa versava l'acqua a pochi centimetri dal mio volto in modo che cadesse per terra. Sono stato 30 giorni in isolamento in una stanza di un metro per un metro. Le "indagini" sono durate 70 giorni. Avevo 16 anni»
(Saber, Beit Hannoun)

I prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane vengono sottoposti a tortura, ci sono prigionieri minorenni, vengono imprigionati in detenzione amministrativa senza nessuna accusa. Ai prigionieri provenienti da Gaza è proibito vedere le proprie famiglie, come forma di punizione collettiva conseguente all'imprigionamento dl soldato Gilad Shalid. Il fatto che vengano imprigionati in prigioni situate nei territori del '48 e non a Gaza o nella Cisgiordania è contrario alla legislazione internazionale.

21 settembre 2011

A COSA SERVE UNO STATO PALESTINESE SENZA SOVRANITA' PALESTINESE?

L'Express intervista Julien Salinge
Mahmud Abbas giurò che sarebbe arrivato fino alla Fine. Sarà il 23 settembre all’ONU al momento della presentazione della domanda di riconoscimento di uno stato palestinese.
Professore e dottore in Scienze Politiche, specializzato sulla situazione palestinese, Julien Salinge ha appena pubblicato “A la recherce de la Palestine, au-delà du mirage d’Oslo”. E spiega il suo pensiero sulla richiesta d’incorporare la Palestina all’ONU. Cosa che secondo lui non avverrà. 

Perché l’Autorità Palestinese chiederà all’ONU l'adesione a tale organismo la settimana prossima?

La richiede all’ONU perché ha la sensazione che tutto ciò che ha intrapreso finora non è riuscito. I negoziati sono in stallo da più di 10 anni, e il tentativo di costruire uno Stato "dal basso", che era la linea del governo Fayyad, ha in gran parte fallito.
L’idea alla base di questa originale dottrina era questa: nonostante la continua occupazione costruiamo l'infrastruttura che di fatto diventa uno Stato che la comunità internazionale può riconoscere immediatamente come tale. Non è la fine dell'occupazione, che permette la creazione dello stato, ma la fondazione dello stato che finisce l'occupazione. Ma lo Stato, anche di fatto, non c'è ancora.

05 agosto 2011

BAMBINI PALESTINESI: TRA ABUSI E DIRITTI NEGATI



Ogni anno, decine e decine di giovani palestinesi vengono arrestati perché sospettati di aver scagliato sassi. I diritti dei minori devono essere rispettati, anche se hanno commesso un reato.
La legislazione militare deve essere emendata per garantire ai trasgressori in età minore le stesse tutele garantite dalla legislazione israeliana.


Fonte: http://www.btselem.org

15 novembre 2009

Isabel Pisano: «ARAFAT FU AVVELENATO...»

Quinto anniversario della morte del leader storico dei Palestinesi.

Isabel Pisano con Yasir Arafat

Di Sandro Cruz

Ricordando il quinto anniversario della morte di Yasir Arafat, si pubblica la testimonianza di Isabel Pisano sulla vita dell’uomo che incarnava il combattimento del popolo palestinese. Per molti anni la giornalista latino americana- spagnola e il leader della OLP hanno vissuto in modo discreto una passione amorosa, un amore che ha attraversato il tempo e che è stato testimone di una tragedia storica. Questo libro dà una visione profondamente umana di un personaggio che ha segnato il nostro tempo e che i suoi avversari non hanno mai smesso di diffamare prima di assassinarlo per avvelenamento.


Sandro Cruz:
Isabel Pisano lei è un' importante e famosa giornalista nel suo paese d’adozione (la Spagna) (1). Lei ha mantenuto un contatto privilegiato con Yasir Arafat per motivi professionali (giornalismo) ma anche una relazione sentimentale con lui. Perché gli ha consacrato una bibliografica che è stata pubblicata in francese e in castigliano?

Isabel Pisano:
In vita e principalmente dopo la sua morte, l’insostituibile leader Yasir Arafat è stato calunniato ad oltranza. Ho voluto dare al mondo in generale, anche agli occupanti della Palestina, Iraq e Afghanistan, e senza dimenticare il martoriato Libano, la vera immagine di Abu Ammar (2). E ricordare inoltre che i progetti dei cinque proprietari del mondo non passeranno. Perché per sostituire Yasir Arafat, centinaia di bambini nei territori occupati stanno facendo la fila. E’ un libro utile anche, per i governanti smemorati che accettano passivamente l’olocausto del popolo palestinese.