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12 marzo 2013

MUOS: Mafia e CIA contro Crocetta?

Quando lo scorso mese il Presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta, ha dato mandato all’assessore regionale all’Ambiente Mariella Lo Bello e al dirigente Giovanni Arnone di revocare le autorizzazioni per la realizzazione del Muos, l’impianto militare di antenne satellitari di Niscemi, in tanti avevano accolto la notizia come uno straordinario successo per tutto il movimento “No Muos” che da anni si batte per questo. Nonostante ciò, però, all'interno della base Usa si continua a lavorare, come denunciato da alcuni attivisti, con gli Stati Uniti che si fanno forti del protocollo d’intesa siglato nel 2011 tra l’allora ministro della Difesa italiano Ignazio La Russa e il governatore siciliano Raffaele Lombardo, favorevoli alla realizzazione.
Di Aaron Pettinari 
Antimafiaduemila
Ci sono poteri forti a spingere per quest'opera e la conferma arriverebbe dalle dichiarazioni dell'ex Idv Sergio De Gregorio che, interrogato dai magistrati, ha raccontato i retroscena in merito alla campagna acquisti del 2007 che affossò il governo Prodi. L’ex senatore ha dichiarato agli inquirenti che l'allora governo di centrosinistra cadde per le pressioni di altri poteri, ovvero la Cia, che avevano messo nel mirino Prodi e il suo esecutivo soprattutto per l’ostilità manifestata nei confronti del Muos. Un fatto che nei giorni scorsi ha allarmato non poco lo stesso Crocetta il quale ha dichiarato: 
“Sono seduto su una polveriera. Già dai primi giorni dal mio insediamento sono partiti i dossier nei miei confronti. Ed è chiaro che a muoversi, in questi casi, sono i poteri forti. Non è mafia. O meglio, non stiamo parlando solo di mafia. Questi poteri, in passato, a mio parere, furono responsabili, ad esempio, della sparizione di Enrico Mattei. Figuriamoci se si preoccupano di intervenire su un presidente della Regione”. 

28 novembre 2012

Greg Smith: « Come mai nessuno fa a Goldman Sachs le vere domande? »

 
“Il motivo per cui ho scritto il libro principalmente e’ che, dopo le mie dichiarazioni, ho ricevuto piu’ di quattromila messaggi dalla gente che sa che c’e’ decisamente qualcosa di sbagliato nel modo in cui Wall Street agisce e che non ha una visuale molto chiara di come funziona. Quello che mi ha un po’ deluso è che, persino nella vostra testata Bloomberg, non ponete le domande vere e di merito. Cioè perchè Goldman Sachs non risponde alle domande:
Derubate i fondi pensione? 
Utilizzate le informazioni confidenziali dei vostri clienti ricorrenti per scommettere contro gli altri clienti? 
E vendete prodotti sofisticati a gente che non li capisce? 
Perche’ vede, a parte screditare il sottoscritto, vorrei che Goldman rispondesse appunto ai quesiti, nel merito”. 

Dalla presentazione del libro: “Perche’ ho lasciato Goldman Sachs” – di Greg Smith

16 novembre 2012

Egregio David Cameron: « Consegnare la politica economica agli ex-finanzieri non è una soluzione »

Quando all’inizio di questa settimana (articolo del 7.9.2012, N.d.E.) David Cameron ha rimpastato il suo gabinetto, l’arrivo di un trio di banchieri e consulenti della City al Tesoro di Sua Maestà è passato pressoché inosservato. Questo, dal mio punto di vista, è stata una lacuna. I tre uomini sono Paul Deighton, già socio di Goldman Sachs e direttore dell’ufficio operativo per l’Europa (fotografato sopra); Sajid Javid, già capo globale degli scambi creditizi alla Deutsche Bank; e Greg Clark, già consulente al Boston Consulting Group.

Cameron ha promosso Javid alla segreteria dell’economia al Tesoro, ed era stato eletto come Membro del Parlamento conservatore nel maggio del 2010, e Clark al ruolo di segretario finanziario al Tesoro, quando era stato un Membro del Parlamento Tory dal 2005. Nondimeno più importante, Cameron ha designato Deighton, che non è stato neanche un politico eletto, come segretario commerciale al Tesoro. Mentre  Javid e Clark iniziano al Tesoro con effetto immediato, Deighton – che sarà fatto nobile come Lord  Deighton, concedendogli di sedere nella Camera dei Lord – non inizierà prima di Gennaio.

19 ottobre 2012

IL CAPITALISMO E' UN VIRUS MORTALE

Di Higinio Polo
El Viejo Topo
Adesso è evidente che il capitalismo è un virus letale, in azione, che uccide. Un virus che infetta tutti gli organismi, dagli esseri viventi all'economia, dai mezzi di comunicazione alle istituzioni chiamate democratiche.
L'economia capitalistica ha divorato i soldi della criminalità. Gli introiti derivanti dal traffico di droga, dalla tratta e vendita di esseri umani, dalla prostituzione, dal gioco d'azzardo e casinò, dall'estorsione mafiosa, dalla vendita clandestina di armi da parte dei trafficanti, dal furto truccato delle proprietà pubbliche, da anni ingrassano i tubi del sistema: dalle banche svizzere, fino alle entità finanziarie nordamericane e europee, passando dai criminali dei paradisi fiscali, il sistema finanziario internazionale si alimenta dal "lavaggio" di denaro del crimine. La mafia è arrivata ad avere ministri nei governi, come in Italia, e controlla una parte significativa dell'economia del paese. La mafia siciliana, napoletana, così come quella nordamericana, russa, francese, giapponese o jugoslava si relazionano con le grandi banche e istituzioni finanziarie, e gli organismi che dovrebbero controllare e garantire i metodi onesti, chiudono gli occhi di fronte a questa realtà. Ci sono settori in cui si è giunti ad una situazione di emergenza: in Bulgaria, l'ex capo dei servizi segreti ha dichiarato: "Ci sono paesi che hanno la mafia. In Bulgaria, la mafia ha un paese". In Kosovo, questa caricatura di paese, il principale capo mafioso è il presidente, Hashim Thaçi, che è un trafficante di droga, prostitute e organi umani ed è un protetto di Washington.
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31 agosto 2012

IL CONTROLLO INFORMATICO DELLA "JVSTITIA" ITALIANA

Anm e Csm attaccano i pm ma dimenticano i rischi di abusi informatici nelle procure Mentre il Csm apre un un’inchiesta sulla “questione Ciancimino”, vanno avanti le indagini sull’illecita aggiudicazione degli appalti per la gestione delle intercettazioni. Per Silvio Berlusconi i magistrati che indagano sui poteri “forti” sono un cancro. Daniela Santanchè li definisce addirittura come delle metastasi. Luca Palamara chiede che si faccia chiarezza sul lavoro dei pm antimafia in merito alla collaborazione di Ciancimino e il CSM ha aperto un’inchiesta su tale questione.
Abbiamo dunque, in ordine, il Presidente del Consiglio, un sottosegretario alla presidenza del Consiglio, il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati e l’organo costituzionale di autogoverno della magistratura che, in vario modo, puntano il dito sui magistrati che stanno conducendo indagini importantissime sui cosiddetti poteri forti e sui rapporti fra Stato e mafia.
L’attacco di Berlusconi e della Santanchè è ovviamente inaccettabile e dovrebbe portare alle immediate dimissioni di entrambi.

30 maggio 2012

IL CONTESTO O QUEL CHE POTREBBE ACCADERE NEL PAESE DEL GOLPE PERMANENTE

Viviamo tempi sciagurati e miserabili sotto molteplici punti di vista, tempi in cui, non solo le normali aspirazioni di verità, trasparenza e giustizia vengono tradite e vilipese da chi si è assunto la presumibile responsabilità di traghettare il paese fuori dalle secche di questa interminabile e devastante crisi globale, continentale e nazionale, ma nei quali perfino il semplice sentimento della decenza è andato smarrito e forse perduto per sempre. Dopo anni di egemonia (sub)culturale berlusconiana ci si aspettava qualcosa di meglio e di più incoraggiante per le sorti della traballante Repubblica. E poi siamo veramente sicuri che i cosiddetti tempi bui della ribalta del Cavaliere sono veramente terminati ?  
Di HS
Quel che non posso più tacere è la mia indignazione di cittadino e le ferite che quotidianamente mi vengono inferte nella mia dignità di semplice uomo civile. Disgraziatamente in questo 2012 ancora così lungo e dolente si susseguono i ventennali, trentennali, quarantennali delle celebrazioni dei “sacrifici” di solerti e coraggiosi servitori dello Stato assassinati per aver anche solo sfiorato quei famosi fili che non lasciano scampo. Non solo Falcone e Borsellino, ma anche il generale Dalla Chiesa e l’onorevole Pio La Torre, come il commissario Calabresi, per tacere di quella lista fin troppo lunga di politici, magistrati, carabinieri, poliziotti e giornalisti… Uomini che hanno creduto in uno Stato il quale per la sua metà ha quantomeno favorito incoraggiato e coperto gli assassini mentre l’altra è rimasta a guardare impassibile per non disturbare troppo. 

25 marzo 2012

IL ROMANZO CRIMINALE (E DELLE STRAGI) CHE DOVREMMO SCRIVERE…

Ma chi l’ha mia detto che “il crimine non paga” ? Se guardiamo alle narrazioni e alle grandi storie sulla mafia e sul gangsterismo raccontate da scrittori, saggisti e cineasti, parrebbe vero proprio il contrario… Indubitabilmente le mafie e la criminalità organizzata traggono immensi profitti da attività illecite sempre più gestite a livello globale come i grandi traffici di armi, droga, rifiuti tossici e radioattivi e – non ultimo – di esseri umani, così come da intraprese più tradizionali come il racket delle estorsioni e i lucrosi mercati degli appalti pubblici e, la “fiction” ispirata alle gesta dell’”alta criminalità” in qualche modo… ringrazia… 

Nel corso di quest’ultimo decennio due fra i più clamorosi e importanti successi editoriali – che, per germinazione, hanno generato opere teatrali, fiction televisive e pellicole cinematografiche di uguale fortuna – hanno rappresentato il mondo feroce, violento e corrotto della criminalità organizzata italiana. Innanzitutto il “saggio – romanzo” o “romanzo – saggio” che tanta popolarità – e problemi – ha dato al giovane scrittore e giornalista Roberto Saviano, quel “Gomorra” che ritraeva l’allucinante universo della camorra casalese coniugando cronaca e finzione letteraria di sapore vagamente “pulp” così come piace ai fruitori più giovani e attenti alle tendenze. Meno riscontri e premi sono stati tributati al giudice Giancarlo De Cataldo per il suo “Romanzo criminale”,

27 dicembre 2011

AFFAIRE MORO E IL NODO MARKEVITCH/CAETANI

Una premessa
Il lungo viaggio sulla strada della verità procede sempre a tentoni e con pause e inevitabili cedimenti ed errori che ognuno di noi, umanamente soggetto alla possibilità di errare, può incorrere.
Come ogni scritto che si rispetti – in tema di vicende che hanno molto a che fare con le lotte di potere, i misteri più nascosti e i crimini di alto bordo – non pretende di contenere la verità e neanche quelle chiavi interpretative per afferrare in maniera definitive la verità in tutte le sue complesse sfaccettature. 
Chi scrive – umano, troppo e dannatamente umano – cerca di offrire una sua interpretazione per quanto parziale e suscettibile di rilievi e discussioni al lettore che voglia cimentarsi con la materia. Soprattutto il sottoscritto vorrebbe offrire un contributo in termini di informazione e metterlo a disposizione del lettore perché possa giudicare e, con le sue forze e le sue capacità intellettive, procedere per conto suo nell’approfondimento. Mi prostro e mi flagello per le eventuali omissioni e mancanze di cui sono il solo responsabile. D’altronde che saremmo senza la ragione e la memoria ?

02 dicembre 2011

BOMBE, PROIETTILI E… TANTO INCHIOSTRO

Morte di un commissario scomodo
Correva l’anno 1972 quando, il 17 maggio, immediatamente dopo le tormentate elezioni politiche, il commissario Luigi Calabresi della Squadra Politica della Questura di Milano venne assassinato da ignoti killer davanti alla sua abitazione in via Cherubini. Se inizialmente le indagini si concentrarono sulla pista "nera" e dei traffici di armi, e specificamente su Gianni Nardi delle SAM (Squadre d’Azione Mussolini) che sarebbe successivamente salito alla ribalta delle cronache per la presenza del suo nominativo in una lista di elementi "reclutabili" nell’organizzazione paramilitare atlantica GLADIO e per la riesumazione del suo cadavere quando vennero avanzati dubbi e sospetti sull’incidente stradale a Malaga in Spagna in cui presumibilmente perì nel 1976.
Di HS
La vicenda giudiziaria ed investigativa del caso Calabresi si è invece conclusa con la condanna di alcuni ex militanti della più rilevante e prestigiosa organizzazione extraparlamentare di estrema sinistra, Lotta Continua con condanne comminate ad Adriano Sofri, Giorgio Pietrostefani, Ovidio Bompressi e Leonardo Marino, quest’ultimo con pena ridotta poiché l’inchiesta venne originata nel 1988 dalla sua "confessione" e dal suo "pentimento" offerti ai carabinieri. Al di là della annosa disputa circa l’innocenza o la colpevolezza degli ex "lottacontinuisti" e, soprattutto, del leader del gruppo, Adriano Sofri con la consueta demarcazione fra "destrorsi" e "sinistrorsi", l’assassinio del commissario rimane per larga parte avvolta nella nebbia più fitta a partire dai moventi dei killer e dei loro mandanti.

01 ottobre 2010

COLOMBIA: Le Linee Nascoste Della Sua Mano Corruttrice

Nessun cambiamento sarà possibile senza smantellare l’economia narco- mafiosa e la ragnatela di complicità - Gli effetti nelle zone coltivate - Intervista a Fernando Dorado.
di Tito Pulsinelli
http://selvasorg.blogspot.com/

Il traffico internazionale di eroina e cocaina non è altro che un flusso di capitali senza controllo da parte del potere globale, occulto e parallelo, che dirige questo campo dell’economia capitalista.
Può essere confrontato con la vecchia pirateria nella fase iniziale della rivoluzione industriale. Adesso, nel momento del suo aperto declino, in piena crisi sistemica globale, le narco-mafie dei vari continenti hanno la capacità di generare grandi risorse finanziarie, il cui terminale è il sistema bancario e borsistico degli Stati Uniti. Questo narco-potere, dai tempi in cui i sandisti entrarono vincitori in Managua, trafficava direttamente l’eroina asiatica per finanziare clandestinamente i mercenari anti-sandinisti. Era l’operazione “Iran-Contra” in cui erano coinvolti ufficiali e CIA, che fece parte dello scandalo Watergate.

13 maggio 2010

Dalla M.A.F.I.A. di Giuseppe Mazzini al generale Albert Pike

«Nel secolo scorso, la finanza britannica, protetta dai cannoni inglesi, controllava il traffico mondiale di droga. I nomi di queste famiglie ed istituzioni sono noti a tutti gli studenti di storia: Matheson, Keswick, Swire, Dent, Baring e Rothschild; Jardine Matheson, Hongkong and Shanghai Bank, Charterer Bank, Peninsular and Orient Steam Navigation Company. (I poteri occulti) dirigono un’Anonima Assassini mondiale tramite le società segrete: l’Ordine di Sion, la Mafia di Mazzini, le Triadi (che significa: “Società dei tre puntini”), dette anche le “Società del Paradiso in Cina”».(1)
«Se analizziamo come la Mafia arrivò negli Stati Uniti, scopriamo che questa storia è inseparabile da quella dell’Ordine di Sion. Mazzini, il padrino della Mafia in Italia, rispondeva direttamente al più importante esponente del sionismo britannico: il Primo Ministro ebreo Benjamin Disraeli (l’uomo che era sfuggito alla prigione per debiti, grazie all’aiuto datogli dalla famiglia Rothschild), e veniva finanziato dai principali banchieri ebrei come i Rothschild e i Montefiore.

07 maggio 2010

LA VERITA' SULL'ATTENTATO A FALCONE



A 20 anni di distanza capovolta la scena dell'agguato mafioso all'Addaura. Nel commando c'erano uomini dei servizi segreti. I poliziotti che salvarono il giudice furono uccisi. Di Attilio Bolzoni e Francesco Viviano

25 febbraio 2010

SONO CONTRO I POVERI...NON CONTRO LA POVERTA'


Di Xavier Caño Tamayo

Silvio Berlusconi ha detto che “ridurre gli immigrati clandestini significa che ci sarà meno criminalità”, equiparando immigrazione e delinquenza. Il suo governo ha decretato che essere immigrati senza permesso di soggiorno in Italia è un delitto e gli immigrati irregolari possono essere detenuti fino ad un anno e mezzo. O condannati a pene da sei mesi a quattro anni di prigione.
Il Berlusconi che compara l’immigrazione senza permesso di soggiorno con il crimine è lo stesso che ha vari processi giuridici per diversi reati accumulati negli ultimi anni. Processi dai quali è scappato e scappa riformando le leggi italiane con la sua maggioranza per ottenere ritardi, prescrizioni, immunità, archiviazione di cause che si trasformano in impunità….

02 febbraio 2010

SCHIAVITU' E MAFIA IN ITALIA


Di Matteo Dean

Lo scorso 7 gennaio, nella località di Rosarno, nell’estremo sud della penisola italiana, vicino a Reggio Calabria, la punta dello stivale italico, milgliaia di lavoratori immigrati, raccoglitori temporali di frutta -da qui i pregiati agrumi italiani- sono scesi per le strade del paese poco più di 15 mila abitanti per manifestare contro il razzismo del quale sono vittime. Il pretesto: poche ore prima qualcuno aveva sparato dalla sua macchina, contro un gruppo di cittadini immigrati che si incontravano fuori la struttura- un’ex fabbrica- che li ospitava. L’episodio, di per se riprovevole, in realtà ha completato una lunga lista di attacchi più o meno diretti verso la comunità di immigrati della zona.

22 gennaio 2010

GOMORRA: IL LIBRO CHE SPIEGA IL CAPITALISMO

di Pascual Serrano

Si è scritto molto su Gomorra, il libro di Roberto Saviano. I critici e le rassegne stampa lo hanno presentato come un lavoro di investigazione sulla Camorra Napoletana, ma leggendo i metodi di lavoro di quell' organizzazione criminale, i suoi principi, i suoi obiettivi e l’assenza di scrupoli, si scopre che
la Camorra è il riflesso fedele del neoliberalismo e della globalizzazione. Si tratta della migliore organizzazione che ha capito come funziona l’economia capitalista e quali strategie deve usare per districarsi in essa. Il risultato- racconta Saviano- è che la Camorra “ha finito per alimentare il mercato internazionale del tessile, l’enorme arcipelago dell’eleganza italiana”. Sfruttamento del lavoro con stipendi miseri, delocalizzazione di imprese di produzione verso luoghi meno controllati dallo Stato, evasione fiscale….In due parole: il paradiso neoliberale.

Nel porto di Napoli transitano 150.000 container: i capi d’abbigliamento che i bambini parigini vestiranno in un mese, i bastoncini di pesce che mangeranno a Brescia in un anno, gli orologi che vestiranno i polsi dei catalani, la seta di tutti i vestiti inglesi di una stagione. 1.600.000 tonnellate provenienti dalla Cina. Per l’agenzia della dogana italiana, in quel porto, il 60 % della merce scappa ai controlli. Tutto sotto il potere della Camorra. Le tasse, l’IVA e il carico massimo dei tir sono fonte di lucro, autentiche dogane di cemento armato per la circolazione di merce e di denaro. Tutto questo deve essere bluffato dalla Camorra. E’ il nirvana della globalizzazione, il sogno di Friedrich Hayek.


Il Sistema- termine con il quale definiscono la Camorra- soffoca il piccolo imprenditore in modo da mettere fine alla sua indipendenza e lavori per loro. Alla scuola di Chicago questo lo chiamano competizione.
La similitudine tra la Camorra criminale ed il neoliberismo non è una mia fantasia, la riconosce lo stesso Saviano, ma a questo dettaglio nè critici, nè mass media hanno prestato troppa attenzione: “La logica dell’imprenditoria criminale, il pensiero dei boss coincide con il neoliberismo più radicale. Le regole dettate, le regole imposte, sono quelle degli affari, del guadagno, la vittoria su qualsiasi concorrente. Il resto è uguale a zero. Il resto non esiste. Essere nella situazione di decidere sulla vita e la morte di tutti, di promuovere un prodotto, di monopolizzare un segmento del mercato, di invertire i settori all’avanguardia…”. Puro Milton Friedman.

Saviano mette in evidenza che il quartiere di Secondigliano, epicentro della Camorra nella città di Napoli, mantiene “i pilastri dell’economia, il filo nascosto, le tenebre dove trova energia il cuore battente del mercato”. Cioè,
il sistema produttivo neoliberale trova nella legge della Camorra l’ambiente perfetto per il suo sviluppo. Si, nel capitalismo, un sindaco vuole industrializzare una città, la può lasciare in mano alle organizzazioni criminali che sono quelle che meglio capiscono le leggi per vincere nel mercato.

I parallelismi sono impressionanti. L’autore dice che quando sono caduti i regimi comunisti nell' Europa dell’Est, i clan della Camorra sono entrati in quei paesi ed hanno negoziato con i nuovi dirigenti convertiti al mercato dei depositi di armi (hanno anche trasportato nei camion le armi che avevano il simbolo della NATO) e, più tardi, hanno portato in quei paesi varie produzioni industriali con buone condizioni
per i datori di lavoro. Precisamente, questa è la stessa cosa che ha fatto il capitalismo nei paesi ex comunisti.

Per quanto riguarda il narcotraffico, il successo dei clan di Secondigliano, racconta Saviano- si è bastato nel “liberare a livello locale completamente la cocaina permettendo che chiunque potesse diventare un narcotrafficante, consumatore e spacciatore”, “null’altro che imprenditori”, afferma Saviano. Il capo della mafia siciliana,
Totò Riina chiamava “comunisti” i giudici e tutti lo attaccavano e lo criticavano, precisamente quello che i neoliberali fanno ai loro oppositori.

Ai partiti che sono appoggiati dalla Camorra succede la stessa cosa che a quelli che sono appoggiati dal denaro e dalle aziende: si dividono i voti. Nel 1992, a Casal Di Principe, i clan hanno litigato con la DC ed hanno deciso di sostenere il Partito Liberale Italiano, e questo è passato da un 1% dei voti ad un 30%.


Saviano dice che "l'imprenditore italiano che non ha le basi del suo impero nel cemento (costruzione) non ha alcuna speranza".
Così la camorra controlla la costruzione nelle regioni in cui è impiantato. Casal di Principe è un punto di riferimento comune della camorra, non vi è il posto più logico in una città dove il capitalismo sta trionfando: figura tra i primi posti in Europa per vendite auto Mercedes. Ma ha anche il più alto tasso di omicidi in Europa. La legge della camorra, come il mercato deve essere imposto in molte occasioni da ferro e fuoco.


Saviano dice che il funzionamento della Camorra “assottiglia la barriera che si innalza tra la legge e l’imperativo economico, tra quello che la norma proibisce e quello che il beneficio (guadagno) impone”.
Mentre la Camorra violenta la legge, il neoliberismo propugna la sua assenza, il laissez faire. Tutti e due hanno lo stesso obiettivo e, anche, lo stesso mezzo.

L’ultimo capitolo di Gomorra è raccapricciante. Esso
passa in rassegna gli oltraggi ambientali di questo sindacato del crimine che gli ha permesso di arricchirsi trasformando le loro terre in veri discariche tossiche dell’Europa. Perché non hanno avuto il più piccolo scrupolo nel ricoprire di veleno i loro stessi paesi, lasciando marcire le terre che circondavano le loro stesse ville e proprietà?

La risposta la offre Saviano,
è una risposta ideale per comprendere il funzionamento del capitalismo in tutto il pianeta: “Affogare un territorio di rifiuti tossici, circondare i paesini con montagne di veleno può essere un problema solo per chi possiede un terreno a lungo termine e con responsabilità sociale. Nell’immediatezza dell’affare, invece, non c’è che un alto margine di profitto e l’assenza di qualsiasi controindicazione”. Avvelenare la terra è stato il metodo più efficace per essere competitivi, hanno capito come funziona il sistema economico: E sai quanti operai hanno potuto salvare il culo perchè io ho fatto in modo che le loro aziende non spendessero un cazzo?, dice a Saviano un giovane imprenditore, di quelli che si dedicano a disfarsi illegalmente dei rifiuti tossici delle aziende. “Molte aziende del nord erano in grado di crescere, contrattare, essere competitivi nel tessuto industriale del paese fino al punto di poterlo esportare in Europa, grazie al fatto che si sono liberate di quel peso rappresentato dal costo dei rifiuti, che i clan napoletani e casertani avevano alleggerito”, afferma l’autore.

La Camorra, il crimine organizzato, non è un eccesso aberrante del neoliberismo e della globalizzazione, è il suo epicentro, il suo nucleo duro, il suo principio più puro di funzionamento. Gomorra non è un semplice libro sul crimine, è un libro che mostra come
il capitalismo è il crimine. Si è scritto molto per spiegare il funzionamento criminale del capitalismo, ma Saviano riesce a spiegare il funzionamento puramente capitalista del crimine.

Fonte:
http://www.pascualserrano.net/libros/el-libro-que-explica-el-capitalismo

Traduzione per Voci Dalla Strada a cura di
Vanesa

17 dicembre 2009

LA VERA GRANDE OPERA...

...IL 70% DEI COMUNI ITALIANI E' A RISCHIO IDROGEOLOGICO

di Italo Romano


La politica sin dai tempi della polis ha il compito di occuparsi della cosa pubblica. In Italia, oggi, i nostri politici vengono meno ai loro imphegni. Invischiati tra maliaffari e corruzioni varie e dediti, spesso, al lucro personale. C’è da dire però che in una Repubblica, è dovere di ogni cittadino interessarsi alle questioni politiche e partecipare attivamente alla res pubblica. Anche i cittadini, per la maggior parte dei casi, sono tendenzialmente menefreghisti e negli anni, hanno preso l’ignobile abitudine di delegare, di scaricare le responsabilità, affidando i loro diritti a gente senza scrupoli.

Sabato 19 Dicembre 2009 verrà posta la prima pietra del Ponte sullo Stretto di Messina che darà il via ai cantieri delle opere di contorno. Ma, qualche giorno fa Legambiente ha pubblicato un rapporto sulla fragilità del suolo italiano dal titolo “
Ecosistema rischio 2009“. I dati che ne emergono sono quanto mai preoccupanti e totalmente contrari alle politiche delle grandi opere, dei vari governi succedutisi, degli ultimo 10-15 anni.

Il territorio italiano è a rischio sbriciolamente nel 70% dei comuni. Ma in Calabria e in Umbria le situazione è ancora peggiore, perchè i comuni a rischio sono il 100%. Tutte le popolazioni dei 409 comuni calabresi e dei 92 comuni umbri vivono in zone di assoluta emergenza idrogeologica. Delle vere e proprie zone rosse, bombe ad orologeria, che ad ogni pioggia potrebbero causare tragedie tipo quella vissuta nel messinese poche settimane fa.

Nello specifico nel 79% dei comuni sono presenti abitazione in aree golenali (ovvero le terre comprese tra la riva di un fiume e il suo argine), in prossimità degli alvei e in aree a rischio frana. Addirittura nel 28% dei casi sono presenti in tali aree interi quartieri e granzi porzioni di cittadine. Praticamente i 7/10 del territorio sono soggetti a frane, alluvioni, allagamenti, smottamenti e catastrofi naturali già conosciute alla popolazione tutta, che ad ogni scroscio di pioggia vede riempirsi i telegiornali di servizi che decrivono tragedie evitabili.

I dati sono sconcertanti e vanno a cozzare nettamente con la politica delle infrastrutture del governo Berlusconi. Fiore all’occhiello dei nostri politici è il vanto di grandi opere quali la Linea ferroviaria ad alta velocità (TAV), il passante di Mestre, il Mose e dulcis in fundo il Ponte sullo Stretto di Messina. Mentre il punto fondamentali per salvaguardare il territorio, e quindi la popolazione, sarebbe di stilare un piano di prevenzione che mette in sicurezza le aree in questione. Per fare questo occorrono tanti soldini che lo Stato si rifiuta di impiegare in queste “opere minori” mentre sborsa miliardi di euro per costruire un Ponte inutile, in una zona dove terremoti, frane e alluvioni sono spesso coincidenti con tragedie di portata mondiale. Perchè?

Semplicemente perchè le opere faraoniche rimpinguano le tasche di politici, massoni, mafiosi e lobby internazionali. Mentre i piccoli e mirati interventi di cui il territorio italiano ha bisogno farebbero il bene di tutti. Ma come abbiamo potuto intendere, questi non sono tempi per tutti, siamo in piena lotta, qui, vige la legge della giungla, i forti sopravvivono i deboli soccombono. Tanto poi gli stessi che negano la ristrutturazione del territorio, poi, a catastrofe avvenuta, si fiondano sul luogo della tragedia, grondanti di lacrime e dolore, un bel singhiozzo per le telecamere, una bella sfuriata ai microfoni e la faccia è salva.

Prevenire significa coinvolgere e coordinare cittadini, istituzioni, governo, parlamento. Ma qui la politica pretende una società divisa in eterna lotta per le futilità più assurde. Organizzare una lotta alla prevenzione significherebbe cambiare totalmente mentalità, invertire la rotta e, di certo, non è quello che i nostri potenti vogliono. Perchè rovinarsi la festa.

In più si fomenta l’abusivismo di condono in condono. Anzichè punire chi costruisce senza nessun criterio e senza rispetto verso la natura e la collettività, lo si premia, alla faccia di tutti i coglioni che rispettano leggi, anche e sopratutto quelle non scritte. In questo scenario apocalittico ci si aspetta che la gente si dia una mossa, ma i telegiornali di regime non parlano del rapporto di Legambiente. Lo scenario mediatico è occupato dai vari Corona, dai vari Stasi e Amanda Knox, da chi uscirà questa settimana dalla casa del Grande Fratello, dalle ricette della Parodi jr e dai deliri adrenalinici e sconclusionati dei nostri uomini politici. Che l’Italia sta letteralmente sprofondando sotto l’inettitudine di tutti non frega niente a nessuno. La festa continua, the show must go on!

La vera grande opere di interesse collettivo è la messa in sicurezza dell’Italia, tutto il resto buonisticamente è secondario, realisticamente sono baggianate.


Fonte:
http://www.oltrelacoltre.com/

15 dicembre 2009

BANCHE SPAGNOLE, MEZZI DI COMUNICAZIONE E CAMORRA ITALIANA


di Pascual Serrano

Fino allo scorso mese di ottobre solevo pubblicare una colonna quindicinale in un giornale del gruppo Vocento. Non avevo ricevuto nessuna obiezione sui miei scritti fino a quando ho inviato uno da pubblicare per martedì 27 ottobre. In questo, sotto il titolo “
Il banchiere ed il presidente”, contrastavo il patrimonio del presidente del governo spagnolo, reso pubblico recentemente e calcolato in 209.206 euro e il pensionamento del consigliere delegato del BBVA, Josè Ignacio Gorrigolzarri, di 55 anni, che ammonta a 3 milioni di euro annuali. Arrivata la data prevista per la pubblicazione sul giornale la mia colonna non è apparsa, senza alcuna spiegazione. Dopo aver cercato di sapere i motivi, qualcuno del giornale, in uno slancio di sincerità che ringrazio, mi chiarì che il motivo era la presenza nell’articolo della critica a quella astronomica pensione. “Cosa vuoi che ti dica che tu non sappia”, aggiunse l’interlocutore. Mi indicò che tre giorni più tardi mi avrebbe informato sulla decisione presa dall’alto sul mio articolo. Non si sono mai più rivolti a me e il mio articolo non è stato pubblicato. Non ho più avuto rapporti con loro.

Per chi non lo sapesse, è opportuno chiarire la stretta relazione del gruppo Vocento con la BBVA, in concreto attraverso la famiglia Ybarra. Come è saputo, Emilio Ybarra è stato il presidente del BBVA. Suo figlio, Emilio Ybarra Aznar,
è stato nominato a gennaio del 2007 presidente del CMVOCENTO, la società responsabile per la gestione della pubblicità in tutto il gruppo dei media. Prima fu direttore generale multimedia del giornale La Rioja e del El Correo, e successivamente direttore generale di Sviluppo di ABC. Tutti giornali del gruppo Vocento.

Il fratello dell’ex presidente del BBVA,
Enrique Ybarra, è vicepresidente di Vocento e presidente della fondazione Vocento, possiede oltre il 6.536 delle azioni del gruppo di comunicazione. Nel consiglio direttivo del gruppo si trova anche Ignacio Ybarra, proprietario di 11.628 azioni attraverso la sua azienda Mezouna S.L. E’ anche consigliere del BBVA e, dal 2008, responsabile dell’ Unità dei Servizi Transnazionali Globali della BBVA, avendo occupato dal 1998 altri ruoli come quelli di Direttore dell’Unità di Istituzioni Finanziarie, Direttore di Affari della Banca Maggioritaria America e Direttore dell’Unità di Clienti Globali di BBVA.

La saga non finisce qui. C'è anche il fratello
Santiago Ybarra y Churruca, presidente del Consiglio di Vocento dal 2001 fino al 2008 e oggi consigliere. E Alavaro Ybarra e Zubiria, consigliere del gruppo e proprietario di un 0,458% delle azioni.

Fino ad oggi avevo criticato, nelle mie colonne, il governo spagnolo, il Partito Popolare, la monarchia, il governo degli USA, i politici locali di differente colore….senza che trovassi nessuna obiezione da parte del giornale. Ma è evidente che pretendere di criticare la BBVA nelle pagine di un giornale del gruppo Vocento è una pretesa impossibile.
La questione della libertà d’espressione finisce quando appare il denaro e i nomi propri.

Nel suo libro Gomorra, lo scrittore italiano Roberto Saviano, racconta con ogni dettaglio come funziona la camorra napoletana. Si sono scritti molti libri sul crimine organizzato in Italia,
per non parlare del cinema, ma non erano molto esaustivi nel dare nomi con precisione, cosa che Saviano fa nella sua opera. Il 23 settembre 2006 l’autore partecipò ad una cerimonia pubblica a Casal di Principe, nella regione Campania, controllate dalla Camorra. Tra il pubblico c’erano numerosi giovani e studenti della zona, dei quali è facile immaginare il proprio destino. In quel momento disse: “Iovine, Zagaria, Schiavone (nomi dei capi dell’organizzazione criminale) non valete nulla, che se ne vadano, questa terra ci appartiene. E dico ai ragazzi: pronunciate i loro nomi, vedete, si può fare. Pronunciare il nome di un boss non ti mette in pericolo, è una sciocchezza. Ma è la paura di non dire il suo nome che vi porta ad usare espressioni come 'quello' o 'Lui' o 'hai visto chi è passato' senza pronunciare il nome mai. Si tratta di una specie di codice nel quale cresci, secondo il quale è molto meglio non pronunciare alcuni nomi”. Saviano li enumera di fronte a quel pubblico e immediatamente capta la tensione che si è creata nella sala. Da allora deve vivere sotto scorta in un luogo segreto. Si è sbagliato quando ha affermato che non è pericoloso dire quei nomi. Per averlo fatto sono morti giudici, pentiti, poliziotti e giornalisti in Italia.

Sembra che
c’è molto in comune tra la Mafia, la Camorra, le banche e i mass media. Tutto funziona senza problemi finchè non vengono fuori i nomi, fino a che i criminali non sono segnalati. Allora finisce la sicurezza per Saviano e la libertà d' espressione per chi vuole scrivere nei mass media controllati dalla banca.

In Gomorra, Roberto Saviano racconta che le organizzazioni criminali napoletane finiscono per controllare i commercianti attraverso prestiti che garantiscono contanti. I commercianti li preferiscono perché il tasso d’interesse è minore di quello che si paga alle banche. Quando si indebitano aumenta la percentuale che devono dare all’organizzazione mafiosa, ma ,” i clan non sono come le banche, che si pagano il debito prendendosi tutto; loro sfruttano i beni lasciando che ci lavorino persone con esperienza che hanno perso le loro proprietà”. Alla fine
la banca può arrivare a far diventare buoni i mafiosi.

Fonte:
http://www.pascualserrano.net/noticias/bancos-espanoles-medios-de-comunicacion-y-camorra-italiana

Tradoto e segnalato per Voci Dalla Strada da
Vanesa

29 novembre 2009

LE VERITA' DI UN PONTE INUTILE

di Italo Romano

Ho visto che in questi giorni molti hanno parlato del Ponte sullo Stretto per cui voglio dirvi anche io la mia sulla grande opere che dovrebbe unire l’Italia.


Tra poco partiranno i lavori per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. Oltre 6 miliardi di euro come costo iniziale: di cui 2,5 mld arriveranno dalla società Stretto di Messina (i cui soci maggioritari sono Anas e Trenitalia), i restanti 3,5 mld si dovranno ricercare tra gli investitori privati. Il ponte verrà costruito sul debito. La Stretto di Messina emetterà delle obbligazioni che lo Stato italiano dovrà ripianare nei prossimi 30 anni. Questi 6 mld di euro la società Stretto di Messina conta di recuperali con i padaggi. Si, perchè tutto il progetto ponte è basato su uno strampalato piano di rientro economico che starà in piedi solo dinanzi ad un traffico di mezzi e di uomini imponente. Ma negli ultimi anni i traffici risultano drasticamente diminuiti. Vuoi la crisi, vuoi l’indecenza delle più basilari vie di comunicazione di Sicilia e Calabria, i dati parlano chiaro.

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Secondo le stime il ponte dovrà smistare circa 100mila autovetture al giorno. Oggi “solo” 15mila vetture transitano da un parte all’altra dello stretto, da dove viene tutta questa necessità di costruire questa opera inutile? Senza contare che i 10 km circa (tratto in nero nella figura) percorribili in pochi minuti con i traghetti saranno, causa ponte, quintuplicati. Difatti per raggiungere il ponte, per esempio per andare da Messina a Reggio Calabria, bisognerà uscire dall città e prendere la nuova tangenziale (tratto in rosso in figura), poi attraversare il ponte (tratto in giallo in figura) e prendere l’autostrada A3 (tratto in viola in figura) fino a Reggio Calabria per una distanza pari a circa 56 km!!! Ingenti perdite di tempo e di denaro. Per cui al maggiorparte dei pendolari che attraversano giornalmente lo stretto non useranno il ponte!!!


Inoltre secondo i dati forniti dalle Autorità portuali (aggiornati al 2008) il traffico lungo lo stretto è in nette diminuzione. Il traffico Camion è diminuito del 7%, quello dei passeggeri -20%, quello delle auto -30%, quello dei treni passeggeri -33%, quello dei treni merci -11%. Dinanzi a questi numeri il piano di rientro economico del Ponte sullo Stretto è come un castello di carte pronto a cadere prima di essere costruito. Sarà lo Stato e, quindi, saremo noi cittadini a finanziare totalmente la faraonica opera. La società Stretto di Messina tra 30 anni, allo scadere della concessione, si vedrà rimborsata per metà il valore dell’opera. A quel punto chi gestirà l’abominevole cattedrale nel deserto?


Questo è quello che dovrebbe avvenire se tutto filasse liscio come l’olio. Ma, sappiamo bene che in Italia non è mai così. Il tempo stimato per l’ultimazione della grande opera è di 6 anni e mezzo. Però nessuno ad oggi, visto l’unicità della struttura, può prevedere con precisione i tempi finali. Tra ritardi di progetto, ritardi tecnici, ritardi naturali e ritardi politici la costruzione del ponte potrebbe richiedere tempi biblici. I costi col passare degli anni lieviterebbero. I meteriali, come l’acciaio (di cui il ponte è quasi totalmente composto) negli ultimi anni hanno subito e potrebbero subire aumenti decisi e inaspettati che, probabilmente, faranno gonfiare l’iniziale investimento di 6 mld di euro di un somma pari almeno alla metà.


Autostrada Salerno-Reggio Calabria docet. Così vi sguazzeranno mafiosi e costruttori italiani che in quest’opera hanno intravisto le loro ricchezze future. L’inganno sta tutto nelle Partnership Pubblico Privato. Tutte le grandi opere, dal Ponte sullo Stretto sino alle linee TAV, sono costruite con soldi pubblici o (come nel caso del Ponte che collegherà Sicilia e Calabria) garantiti dallo Stato, ma pensate per portare profitto ai privati che investono senza rischio alcuno in queste opere tanto grandi quanto inutili. In questo modo si generano debiti che si ripercuoteranno sulle generazioni a venire. Stiamo parlando di oltre 6 mld di euro, come un grossa manovra finanziaria!


In piccolo, avviene già nelle nostre città, dove i costruttori alzano palazzi e centri commerciali uno dopo l’altro, pagando le ditte fornitrici con assegni post-datati di 2 o 3 anni. Nel frattempo le ditte esterne che forniscono il materiale, non ricevendo pagamenti, falliscono e i termitai (nomignolo dispreggiativo assegnato ai costruttori) vedeno realizzarsi un doppio guadagno: costi di costruzione abbattuti e ricavi dovuti alla vendita o all’affitto degli stabili. Così si fanno i miliardi, sulle spalle di chi lavora onestamente e anche, lasciatemelo dire, grazie all’ignoranza e all’indifferenza della gente che poi affolla le decine di inaugurazioni di centri sportivi, ipermercati, multisale e grandi catene mondiali!


Se poi ci addentriamo nei dettagli tecnici riguardanti l’impatto ambientale non se ne esce più. Scriveremmo decine di manuali contro l’innalzamento del Ponte sullo Stretto. Ma dinanzi tanto guadagno la tutela del territorio passa in secondo piano. Magari manderanno Sgarbi in giro nei vari salotti a dirci che il Ponte darebbe un tocco d’arte basato sulla prossima natura morta!!!

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Il tratto che comprande la punta della Calabria e la punta nord-orientale della Sicilia è a forte rischio sismico e, come abbiamo visto di recente, soggetto a innumerevoli fenomeni franosi, anche di elevata entità. Immaginate se una frana come quella di Messina di poche settimane fa interessase la zone di ancoraggio dei piloni…Dio solo sa il disastro che ne verrebbe fuori! Il ponte, per dati di progetto, è costruito per resistere a scosse di terremoto fino al 7° della scala Richter, pari a quello che rase al suolo Reggio e Messina nel 1908, perchè si pensa che il prossimo sisma che interesserà la zona sia della medesima portata. A questi ingegneri chi gli da così tanta sicurezza? E se ci fosse un terremoto di livello superiore? Chi si prenderà la responsabilità del disastro? Questi soldi potrebbero essere ben spesi per la ristrutturazione e messa in sicurezza di Reggio e Messina dove solo un quarto delle case sono a norma anti-sismica. Cosa aspettiamo? Un’altra tragedia come quella avvenuta in Abruzzo mesi orsono? E poi? Che facciamo? Piangiamo in coro e ci disperiamo imprecando contro chissà quale dio malevolo?


Bisogna investire sul dissesto idrogeologico in cui versa la maggiorparte del territorio italiano. Bisogna investire sulle piccole opere locali, sono queste che possono generare ricchezza e posti di lavoro per tutti. Sono queste le opere che darebbero nuovo vigore all’economia e alla popolazione tutta. Se andiamo a vedere la situazione in cui versano le linee ferroviare e le “grandi” strade sicialiane e calabresi potremmo percepire l’immane inutilità del Ponte sullo Stretto. Qui esistono ancora le linee mono-rotaia, ci sono galleria vecchie 50 anni, strade continuamente interotte per eterni lavori di ammodernamento, che, una volta ultimati risultano nuovamente obsoleti. Vogliono costruire un Ponte in mezzo al nulla! Vogliono distruggere habitat naturali millenari e sgombrare migliaia di cittadini senza possibilità di scelta in nome del più malefico dei profitti.


La società appaltatrice della ciclopica opera è la Imprese Eurolink S.C.p.a. il cui la maggioranza delle quote è detenuta dalla Impregilo S.p.a.. Ricordiamo che la Impregilo è il più grande gruppo di costruzioni italiano e il primo gruppo general contractor per le grandi opere in Italia. Nonchè ditta appaltatrice delle linee TAV, del passante di Mestre, della Salerno-Reggio Calabria, dello Smaltimento rifiuti in Campania e di opere minori quali l’ospedale San Salvatore della città de L’Aquila dichiarato per il 90% inagibile dopo l’ultimo sisma e costato nove volte tanto l’iniziale stima dei costi!


Voi tutti siete a conoscenza del disastro ambientale della linee TAV specie nella tratta Firenze-Roma dove è stato riconosciuto un danno inestimabile del patrimonio naturale italiano. Voi tutti ricordate gli scandali (ancora attuali con l’ultimo caso Cosentino) dello smaltimento dei rifiuti in campania tra discariche abusive e inceneritori della morte. Voi tutti, se almeno una volta siete stati in Calabria, avete potuto ammirare lo stato in cui versa dell’inizio (oltre 30 anni!) della sua costruzione l’autostrada A3, addirittura, per lunghi tratti ad una sola corsia per senso di marcia!!! Voi tutti avete potuto vedere gli ammalati portati via in fretta a furia, tra una scossa e l’altra, lo scorso Aprile dall’ospedale abruzzese costatato quanto nove ospedali di media grandezza.


La Impregilo è sotto processo per disastro ambientale anche oltre confine! Questi anzichè impastare cemento, solidificano rapporti con mafie e uomini di Stato in modo da spartirsi senza inimicarsi nessuno il ricco piatto.


Ora voi fareste uscire vostra figlia/o e vostra sorella/fratello con un uomo sotto processo per stupro e pedofilia? Credo di no! Voi richiamereste lo stesso elettricista che ha sbagliato l’impianto di casa vostra per avere un nuovo impianto elettrico? La risposta è ancora no! Eppure noi italiani stiamo silenziosamente consentendo che la Impregilo S.p.a. metta mano a un’opera tanto delicata quanto il Ponte sullo Stretto! E’ una realtà veramente paradossale! Abbiamo raggiunto vette mai immaginate, qui siamo nel pieno di un abuso di potere grande quanto tutta la nostra Italia. Eh si, perchè per quanto ne possano dire i signorotti seduti in Parlamento, questa Italia è ancora nostra e siamo noi, in Democrazia, a decidere cosa è meglio per il nostro paese!


Sono nati così Movimenti di protesta territoriali, etichettati come egoisti e retrogradi, populisti e anti-democratici, che hanno avuto la lucida follia di comprendere il grande inganno di queste sciagurate politiche volte ad arricchire i pochi eletti. In tutta la Penisola sono sorti movimenti spontanei a difesa dei più basilari diritti di ogni cittadino, dai No Tav ai No dal Molin passando per i No Ponte. Movimenti composti da gente comune stanca delle politiche arroganti degli uomini di governo. E forse qui che deve nascere una nuova Italia, dal basso, tra noi gente comune, siamo noi il cambiamento, siamo noi il futuro…


La verità è che questo ponte non serve a nessuno tranne a chi sulle sciagure altri costruisce le propria fortune…


Il 19 Dicembre ci sarà una grande manifestazione per fermare i cantieri del ponte organizzata dalla Rete No Ponte credo che più saremo e meglio sarà! Dobbiamo abbattere il muro che la politica e i cani dell’informazione hanno messo tra noi e il Ponte sullo Stretto di Messina. Se non lottiamo noi per i nostri diritti non lo farà nessuno al nostro posto…


Vi lascio con una frase di Pericle nel suo famoso Discorso alla città di Atene che racchiude in sè tutto il senso di una democrazia: Un uomo che non si interessa dello Stato non lo consideriamo innocuo, ma inutile“.


link e fonti:

http://www.porto.messina.it

http://www.impregilo.it

http://it.wikipedia.org/wiki/Stretto_di_Messina_S.p.A.

http://www.retenoponte.it/

Ponte sullo stretto e vacche da mungere (edito terrelibere.org)

Grandi Opere di Marco Cedolin (Arianna editrice)


Fonte: http://www.oltrelacoltre.com/


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IL PONTE DELLA MAFIA

26 ottobre 2009

LE VERE DITTATURE SONO I TRATTATI INTERNAZIONALI


Lunedì ultimo scorso i giornali ci hanno tempestivamente informato circa una operazione anticamorra dei Carabinieri nel comune di Giugliano, in provincia di Napoli. Sulla storica Via Appia è sorto un quartiere abusivo che avrebbe violato i vincoli paesaggistici dell’area, ma - si badi bene - non i vincoli aeronautici, poiché le abitazioni sono state denominate “Puff Village” a causa dei bassi soffitti, così progettati proprio per permettere il sorvolo degli aerei che decollano dalla vicina base NATO.

Ma quale base NATO?
È la base NATO di Giugliano, sorta in tutta fretta nel 2008, e di cui la stampa nazionale non ci aveva dato finora nessuna notizia; solo un accenno sulla stampa locale, in seguito ad una lettera di lamentela rivolta al governo Berlusconi, da parte del sindaco berlusconiano di Giugliano.
Il fantasma della base NATO di Giugliano si è quindi materializzato per la prima volta sui media nazionali nell’ambito di una delle consuete notizie sulla camorra in Campania. L’opinione pubblica, che non aveva mai visto nascere e crescere la base militare in oggetto, se la ritrova di colpo davanti adulta e operativa, ed ora viene costretta ad attribuire la sorpresa ad un propria distrazione, o ad un vuoto di memoria. Per non turbare le menti dei lettori, già dal giorno dopo nessun giornale ha più fatto cenno all'esistenza della base.

Non è bene che i cittadini sappiano che i governi possono espropriare un intero territorio senza interpellare il Parlamento o le amministrazioni locali, tutto nel più assoluto silenzio, e ciò in ossequio ad un Trattato Internazionale firmato nel 1949, il Patto Atlantico, altrimenti detto NATO. Il neonato giornale “Il Fatto Quotidiano” ha preso l’iniziativa di pubblicare la Costituzione italiana a puntate, ma sarebbe stato più realistico, per far capire quali norme contino effettivamente in Italia, pubblicare il testo del Trattato della NATO, o quello di Maastricht, e magari anche quello del Trattato di Lisbona, che sta per entrare in vigore. Del resto la nostra Carta Costituzionale non offre appigli a chi voglia opporsi allo strapotere dei Trattati Internazionali, per il quale il Parlamento può essere scavalcato, o ridotto a mera macchina applicativa. La Costituzione è infatti stata concepita in funzione dell'adesione a due Trattati Internazionali: i Patti Lateranensi e il Trattato di Pace della seconda guerra mondiale, perciò anche ad uno strumento addomesticato come il referendum abrogativo non è concesso di mettere in discussione i Trattati Internazionali.

I Costituenti dovevano essere a conoscenza del fatto che nell'800 un Paese come la Cina, formalmente sempre indipendente, era stato ridotto ad una colonia dalla Gran Bretagna attraverso l'imposizione di Trattati militari e commerciali, ma, evidentemente, tra le libertà costituzionali non è prevista la libertà dal colonialismo. Una legge criminale di Berlusconi è stata bloccata dalla Corte Costituzionale, ma tra i crimini berlusconiani andati a segno, il giornale “Il Fatto Quotidiano” avrebbe potuto elencare la nascita della suddetta base di Giugliano, ed anche la copertura con il segreto militare (articolo 682 del Codice Penale) di tutte le discariche civili di rifiuti della Campania, in base all’articolo 2 comma 4 della Legge 123/2008.

Per par condicio, bisognerebbe però informare anche sul fatto che nel 1999 fu il governo D’Alema, in ossequio ai soliti trattati militari, a cedere alla U.S. Navy il cinquanta per cento delle banchine del Porto di Napoli, riducendo in proporzione il traffico commerciale del porto a favore di quello militare. Già da molto prima del 1999, gli USA disponevano però di un molo per sommergibili nucleari nel Porto di Napoli, oltre che di numerose banchine sotto il proprio esclusivo controllo. Negli anni successivi al 1999, il numero delle banchine sotto controllo statunitense è ancora aumentato, ed ora si è ben oltre il cinquanta per cento, tanto che è crollato il volume del traffico commerciale legale, mentre si è incrementato a dismisura quello illegale - droga, armi e rifiuti tossici, ma non solo - che avviene all’ombra del segreto militare. Sempre all’ombra del segreto militare, i rifiuti tossici sbarcati nel Porto di Napoli possono essere tranquillamente smaltiti nelle discariche civili del territorio campano, nelle quali, dall’agosto del 2008, nessun rilevamento è più possibile da parte di strutture sanitarie o associazioni ambientaliste, pena l’arresto.

Anche D’Alema agì - anzi obbedì - a suo tempo senza avvisare nessuno, tanto che oggi tutta la Campania è diventata una colonia militare statunitense all’insaputa dei cittadini italiani, mentre quelli campani conoscono la situazione solo caso per caso, laddove si trovino a viverla. “Nonostante” le servitù militari, il territorio campano appare sotto il controllo di cosche criminali, tanto più forti e radicate laddove sono più presenti le forze armate USA. Ma solo in base ad un fazioso pregiudizio antiamericano, una tale fortuita coincidenza potrebbe far sospettare un collegamento tra forze armate statunitensi e criminalità organizzata locale. Ed è anche una pura coincidenza il fatto che gli appalti per la costruzione delle basi, e delle relative abitazioni dei militari americani, siano stati affidati a ditte controllate dalla criminalità organizzata, così come è stato accertato dalla Direzione Distrettuale Antimafia. La disciplina occidentalista pretende che tutti scattino sull’attenti per fremere di indignazione al suono del vituperato termine di “dittatori”, mentre nessun fremito si avverte di fronte all’espressione: “Trattato Internazionale”. Eppure oggi la vera dittatura passa di lì.

Fonte: http://www.comidad.org/dblog/default.asp