Roma, - Con l;uscita di Enel e ArcelorMittal dal

progetto di ampliamento della centrale nucleare romena di

Cernavoda, si chiamano fuori anche gli ultimi due player

internazionali che facevano parte dell;azionariato interessato

alla costruzione di altri due reattori. La società italiana ha

spiegato che alla base della decisione ci sono il cambio di

strategia di Bucarest e il possibile arrivo di nuovi azionisti di

maggioranza, probabilmente dalla Cina.

Il governo romeno dovrà liquidare le quote di EnergoNuclear,

Enel 9,15% e ArcelorMittal 6,2%, entro 30 giorni dall;annuncio

del ritiro, avvenuto il 23 dicembre. Enel, che nel suo piano

quinquennale di investimenti punta a rafforzare la sua presenza

in Romania, dovrebbe ricevere 10,7 milioni di lei pari a circa

2,38 milioni di euro.

"Enel è entrata nel progetto per i reattori 3 e 4 di Cernavoda

nel 2007, come parte di una cordata di aziende interessate a

investire nel piano - ha spiegato il gruppo italiano - Nel

frattempo la maggior parte delle compagnie energetiche si sono

ritirate e l;iniziale struttura dell;azionariato è cambiata in

modo significativo. Inoltre il recente annuncio da parte del

governo di un possibile ingresso nel progetto di un costruttore

che abbia anche il ruolo di azionista di maggioranza ha

ulteriormente impattato sulla struttura della proprietà del

consorzio, al punto da renderla incompatibile con le nostre

valutazioni iniziali". La decisine di Enel segue di qualche anno

quella già presa nel 2011 altri tre investitori: Rwe, Iberdrola e

GdF Suez.

Enel, quindi, si tira fuori dall;affare ed entro la fine di

gennaio dovrebbe ricevere il pagamento per le sue azioni, che il

governo è obbligato ad acquistare all;80% del valore nominale

delle azioni. La compagnia italiana, però, non intende

abbandonare i suoi progetti in Romania, come dimostra il piano

quinquennale presentato nel 2013. Più di mezzo miliardo verrà

investito nella distribuzione (542 milioni di euro) e Enel punta

ad allineare l;operatività nel Paese agli standard della società,

che resta il maggiore investitore straniero nel settore

energetico in Romania.

Il progetto di potenziamento della centrale nucleare Cernavoda,

più volte rinviato per mancanza di fondi da parte del governo

romeno, sembra quindi a un bivio: o Bucarest passa il testimone

di azionista di maggioranza (detiene attualmente l;84.6%

attraverso Nuclearelectrica) alla Cina o altrimenti il piano da

sei miliardi di euro potrebbe arrivare a prematura chiusura.

L;esecutivo, che da accordi avrebbe dovuto detenere il 51% del

consorzio, vorrebbe cedere parte della sua quota di

Energonuclear, alla cinese China General Nuclear Power

Corporation, che si è detta interessata a partecipare

all;investimento nella costruzione di due reattori, in

collaborazione con la canadese SNC-Lavalin. A novembre è stata

firmata tra le due parti anche un memorandum d;intesa, ma Pechino

ha posto come condizione che il governo romeno resti coinvolto

nel progetto.

Attualmente la società statale Nuclearelectrica gestisce i due

reattori operativi a Cernavoda che hanno una capacità produttiva

di 1.400 MW, il 18% del fabbisogno annuo della Romania.


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