19 dicembre 2013

Ripartire dalla terra? E` giusto e possibile

C’è un mondo dimenticato, come smarrito nei libri di storia. Divenuto un mito classico sul quale si possono inventare e raccontare molte storie. E’ il mondo del contadino italiano. E per contadino intendo chi lavora la Terra, che ci dona i prodotti che hanno fatto grande la nostra Italia nei secoli dei secoli, Amen. E sì, Amen, perché, se la situazione non muta, celebreremo il funerale del settore primario italiano; dimenticato dai politici in campagna elettorale, snobbato dalle Istituzioni. Ne parliamo con Nicola Gozzoli, vicepresidente dell’associazione Lega della Terra, nonché allevatore mantovano. Parlare di agricoltura, in Italia, nel 2013, non è comune. Eppure molti, soprattutto al Nord, sono occupati in questo settore. C’è un motivo per questo “silenzio istituzionale”?
 
Le do perfettamente ragione sul fatto che non è comune parlare di agricoltura sia perché i mezzi di informazione si sono concentrati su tutto ciò che è considerato superficiale, sia perché le persone hanno perso il senso della situazione reale e storica. Noi parliamo di agricoltura perché siamo degli operatori a pieno titolo del settore, ma soprattutto perché crediamo fermamente nel nostro lavoro. Parlare di agricoltura significa parlare e difendere il nostro territorio. Le istituzioni non parlano e non parleranno mai di agricoltura perché altrimenti sarebbero costrette ad affrontare i problemi concreti e quotidiani del territorio; per un politico è sicuramente meglio rimanere comodamente seduto sulla propria poltrona senza grane e senza pensieri prendendo uno stipendio ragguardevole. Per le istituzioni le Aziende Agricole non esistono o sono semplicemente delle realtà trascurabili.
Veniamo alla sua associazione...  Lega della Terra, un nome ambiguo: ricorda il partito del “fu Bossi”. C’è qualche aspetto comune?


No, la Lega della Terra è un’Associazione apartitica senza fini di lucro. Il nome utilizzato è solamente un forte rafforzativo del legame che esiste tra noi operatori del settore primario e il nostro territorio, la nostra famiglia, le nostre tradizioni ed il nostro lavoro. Per capire tutto questo basta leggere il nostro Piano Agricolo Nazionale, il primo piano di riforma legislativa agraria dal 1923 ad oggi contenenti una serie di linee guida che toccano tutti argomenti per noi molto importanti come per es. i giovani, l’imprenditoria femminile, le banche, i consorzi agrari e l’informatizzazione. Nei prossimi giorni pubblicheremo la quinta revisione del Piano Agricolo Nazionale con l’introduzione di altre proposte “rivoluzionarie” come i mutui sociali per la costruzione di un rapporto diretto tra lo Stato e le famiglie degli agricoltori.


Dice che l’agricoltura è stata dimenticata dalla nostra classe dirigente; eppure, la PAC (Politica agricola comune) – di recente riformata – impegnava, da oltre 50 anni, metà del budget europeo. Soldi anche italiani.
Se vuole che sia sincero le confesso che gli agricoltori italiani vorrebbero fare a meno di questi contributi per diversi motivi. Il primo è che queste forme di sostegno all’agricoltura sono legate a una serie di obblighi e regolamenti nazionali ed europei definibili ricattatori e burocratici. Il secondo perché gli operatori vogliono e devono essere remunerati adeguatamente e dignitosamente con la vendita dei loro prodotti e non essere sottopagati e sfruttati come sta accadendo ora. Il terzo è che l’apparato burocratico dell’Unione ha un costo esorbitante, sufficiente a pagare una manovra finanziaria.


Molto probabilmente in Italia ed anche in Europa serve più sincerità; le nostre campagne di informazioni realizzate in questi mesi con il nostro sito e le nostre 22 pagine facebook sono rivolte proprio alla diffusione di notizie reali, alla diffusione di una percezione reale dell’attuale drammatica situazione burocratica ed economica che purtroppo persiste e persisterà nelle nostre campagne.
Certo che, se il settore è davvero così in ginocchio, suona strano che l’Unione Europea imponga misure, cosiddette di “greening”, di “inverdimento” anche per le piccole-medie aziende. Non sarebbe meglio dar modo di tornare a respirare prima che imporre dei parametri comuni?


I tecnici che hanno predisposto queste misure sono degli impiegati che, probabilmente, non hanno mai visto un’Azienda Agricola. Non sanno come fare una programmazione agraria, non conoscono le esigenze quotidiane di un allevamento o di una Azienda Agricola in generale. La cosa più grave che possa fare un Paese come l’Italia è farsi standardizzare il proprio settore primario; come fa un Ministro e un Governo ad accettare in modo inerte la demolizione di tutto il proprio patrimonio enogastronomico? Le misure eco-sostenibili vanno bene per i Paesi che hanno un’agricoltura limitata per motivi storici, culturali ed ambientali; l’Italia invece ha solo bisogno di credere e valorizzare in quello che ha già, senza se e senza ma.
Però nella legge di stabilità del governo Letta, sono previste misure per agroalimentare e giovani imprenditori agricoli: dalla riduzione del carico fiscale, all’accesso al credito, fino alle agevolazioni per la piccola proprietà contadina. Di questo non parliamo?


Anche se cambia il Governo, l’ignoranza verso le tematiche agricole e verso le enormi problematiche del settore rimangono. Gli attuali politici conoscono poco o nulla. La stessa nomina del Ministro delle Politiche Agricole non viene effettuata in base alla competenza e alla propria storia professionale ma solamente in base alle amicizie politiche del momento. A noi dell’Associazione è venuta davvero la tentazione di invitarli ad un soggiorno gratuito presso una Azienda Agricola di un nostro associato per far capire come stiano veramente le cose. Quando si leggono gli striminziti articoli di legge riguardanti l’agricoltura si percepisce chiaramente l’assoluta mancanza di una visione a medio – lungo termine. La nostra attività guarda invece nell’opposta direzione volendo costruire tutti i presupposti per far si che l’agricoltore possa lavorare per il suo futuro e per quello della sua famiglia.
Ora mi tocca suonare la solita campana: la burocrazia. Noioso, immagino, ma quanto influisce sul vostro settore?


La burocrazia rappresenta un peso insopportabile per tutte le imprese italiane, comprese quelle agricole. La attuale Organizzazioni di Categoria hanno spinto in questi anni ad una moltiplicazione esponenziale del numero degli adempimenti da rispettare e complicato quelli già presenti. L’Azienda Agricola non può permettersi di assumere impiegati e spostare la sua attività dai campi e dai propri allevamenti ad un ufficio. Non parliamo dei vergognosi costi in termine di tempo e in termine costo sostanziale delle pratiche; a tutto c’è un limite e qui il limite è stato abbondantemente superato. Non a caso nel nostro Piano Agricolo Nazionale, il primo da oltre novant’anni, parliamo esplicitamente di una sburocratizzazione, di una informatizzazione e di un sostegno all’imprenditoria giovanile e femminile. Il due di novembre, al nostro Consiglio Straordinario di Roma, abbiamo dato il via libera alla realizzazione di un sindacato agricolo con il Sicel con il chiaro intento di entrare nelle istituzioni per demolire l’attuale e la futura burocrazia del settore primario.


In due parole: perché ripartire della “Terra”?
Se vogliamo ripartire con tutta la nostra economia, se vogliamo rilanciare l’occupazione, se vogliamo pretendere un futuro migliore dobbiamo ripartire dall’agricoltura italiana. Sono orgoglioso di far parte del settore primario italiano perché esso rappresenta a tutti gli effetti il vero Made in Italy. La nostra enogastronomia racchiude la nostra storia e le nostre tradizioni millenarie, dalla Magna Grecia all’attualità passando per quella Comunale e delle Signorie. Sostenendo politicamente, legalmente ed economicamente l’agricoltura italiana verrà realizzato un effetto domino sul settore secondario e terziario ossia su tutta l’economia italiana. Fin dall’inizio, e non a caso, la nostra attività nell’Associazione è stata accompagnata da un motto che riassume la nostra forza, il nostro coraggio e le nostre intenzioni: “chi crede nell’agricoltura crede nella nostra Italia”. Vogliamo ripartire subito! Servirà molto coraggio? Dobbiamo solo ripercorrere e ricostruire insieme la strada tracciata dai nostri nonni.   


Fonte: Rinascita

2 commenti:

  1. Ciao articolo molto bello, sono un paio d'ani che stò riscoprendo la bellezza e la magia della terra e costa fatica, la terra ha i suoi tempi e per quanto andiamo di fretta devi seguire quelli non ci sono scorciatoie, si reimpara a vivere ma vivere davvero.
    Ciao

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    Risposte
    1. Cia Zak,
      è vero...la natura ha i suoi tempi, ed è proprio quello che l'uomo non riesce (perché non vuole) più a "rispettare"...però è l'unica strada da seguire, prima ce ne accorgiamo e meglio è....

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