01 giugno 2011

L'IMPERIALISMO IN MESSICO: BANCHIERI, GUERRA CONTRO LA DROGA E GENOCIDIO

Nel maggio del 2011, alcuni investigatori messicani hanno scoperto un'altra fossa clandestina con decine di corpi mutilati; il numero di morti arriva così a 40.000 dal 2006, quando il governo Calderon annunciò la sua guerra contro il narcotraffico. Con il sostegno di consiglieri, agenti ed armi, la Casa Bianca è stata il promotore principale di una guerra che ha decimato completamente la società e l'economia del Messico.
Se Washington è stata la forza trainante della guerra di regime, le banche di Wall Street sono state il principale strumento di garanzia dei profitti ricavati dai cartelli della droga. Tutte le principali banche degli Stati Uniti sono state profondamente coinvolte nel riciclaggio di centinaia di miliardi di dollari di profitti della droga per la maggior parte del decennio scorso.

La discesa del Messico in questo inferno è stata progettata dalle principali istituzioni finanziarie e politiche degli Stati Uniti, ognuna delle quali supporta "da una parte o dall'altra" una sanguinosa guerra che non risparmia nessuno, nessun luogo e nessun momento. Mentre il Pentagono, arma il governo messicano e la Drug Enforcement Agency (DEA) promuove la "soluzione militare", le maggiori banche degli Stati Unitiraccolgono, riciclano e trasferiscono centinaia di miliardi di dollari l'anno sui conti dei baroni della droga i quali comprano armi moderne, pagano eserciti privati ​​di assassini e corrompono innumerevoli politici e membri delle forze dell'ordine su entrambi i fronti.
Con un grande murales nel  Giardino Hidalgo a Coyoacan (Città del Messico), 
fumettisti, artisti e scrittori hanno espresso la loro preoccupazione 
per la violenza che affligge il Messico.

La discesa del Messico all'inferno

Ogni giorno vengono ritrovati decine di corpi, se non centinaia, nelle strade e nelle tombe senza nome, decine di persone vengono assassinate nelle loro case, auto, mezzi pubblici, uffici e persino ospedali; centinaia di vittime conosciute o sconosciute vengono rapite e scompaiono; i bambini in età scolare, genitori, insegnanti, medici e uomini d'affari sono catturati in pieno giorno e rapiti a scopo di estorsione o uccisi per vendette, centinaia di migliaia di lavoratori stagionali sono rapiti, derubati, resi oggetto di riscatto e uccisi;  La polizia è trincerata nei suoi commissariati; i militari, se è il caso, sfogano la loro frustrazione su intere città e uccidendo più civili di quanto fanno i soldati dei cartelli. La vita quotidiana gira intorno al come sopravvivere ogni giorno e non andarsi a sommare al numero di omicidi; le minacce sono ovunque, le bande armate e le pattuglie militari sparano e uccidono impunemente. La gente vive nella paura e nella rabbia.

Il Trattato del Libero Commercio: La scintilla che ha innescato l'inferno

Alla fine del 1980, il Messico era in crisi, ma il popolo optò per una soluzione legale: elesse un presidente, Cuauhtemoc Cardenas, sulla base del suo programma volto a promuovere il rilancio economico dell'agricoltura e dell'industria. L'elites messicana, guidata da Carlos Salinas de Gortari, del Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI) decise invece, di sovvertire il risultato delle elezioni negando all'elettorato la propria vittoria e ignorando le proteste massive e pacifiche. Salinas e i presidenti successivi portarono avanti energicamente un trattato di libero commercio con gli Usa e il Canada, il NAFTA, che ha rovinato milioni di agricoltori, allevatori e piccole imprese messicane portandole alla bancarotta. E la rovina ha portato alla fuga: la migrazione. I movimenti rurali di debitori fiorirono, per poi diminuire, cooptati o repressi. La miseria dell'economia legale era in contrasto con la ricchezza del commercio di droga e di persone, che generava una crescente domanda di ausiliari armati ben pagati. I sindacati della droga sono il risultato della ricchezza locale. 

Nel nuovo millennio, sono nati nuovi movimenti popolari ed è emersa una nuova speranza elettorale: Andrés Manuel López Obrador. Per il 2006, un vasto movimento elettorale, pacifico, prometteva riforme sostanziali, sociali ed economiche volte all'integrazione di milioni di giovani insoddisfatti. Nell'economia parallela, i cartelli della droga si alimentavano con la miseria di milioni di lavoratori e contadini emarginati dall' elite messicana che aveva saccheggiato il tesoro pubblico, speculato sul mercato immobiliare, derubato l'industria petrolifera, e creato enormi monopoli i monopoli privatizzati, nel settore delle comunicazioni e in quello bancario.

Ancora una volta, nel 2006, a milioni di persone venne negata la vittoria elettorale: la migliore ed ultima speranza di una trasformazione pacifica venne delusa. Calderon rubò le elezioni e procedette a lanciare la strategia della "guerra al narcotraffico" dettata da Washington.

La strategia militare intensifica la guerra contro la droga e la crisi bancaria, rafforza le relazioni con i trafficanti di droga

L'escalation massiva di omicidi e violenza in Messico iniziò con una dichiarazione di "guerra al narcotraffico" del presidente fraudolentemente eletto Calderón, una politica guidata inizialmente dall'amministrazione Bush e poi fortemente sostenuta da quella di Obama-Clinton. Più di 40.000 soldati scesero per le strade nelle città e nei quartieri, e aggredirono violentemente i cittadini, soprattutto i giovani. I cartelli si vendicarono, aumentando i loro attacchi armati alla polizia. La guerra si estese a tutte le principali città e strade, maestre e di campagna, gli assassinii si moltiplicarono e il Messico affondò sempre più in un inferno dantesco. Intanto il governo di Obama ha riaffermato il suo sostegno all'opzione militare su entrambi i fronti: oltre 500.000 immigrati messicani sono stati arrestati ed espulsi dagli Stati Uniti, e sono state moltiplicate le pattuglie di confine. La vendita di armi attraverso il confine è cresciuta in modo esponenziale. Il mercato statunitense dei prodotti industriali ed agricoli messicani si è contratto, ampliando ulteriormente il numero delle potenziali reclute per i cartelli, mentre aumenta l'offerta di armi ad alta potenza. La politica della Casa Bianca in materia di droga e di armi ha rafforzato entrambe le parti in questo il folle ciclo omicida: il governo degli Stati Uniti vendeva armi al governo Calderon e l'industria privata vendeva armi ai cartelli in modo legale o clandestinamente. La domanda statunitense di droga, stabile o in crescita, e gli assirdi profitti ricavati dal suo trasporto e vendita, sono rimasti le forze motrici che si trovano dietro alla crescente ondata di violenza e di disgregazione sociale in Messico.

I profitti della droga, nel loro senso più elementare, vengono garantiti dalla capacità dei cartelli di riciclare e trasferire miliardi di dollari attraverso il sistema bancario statunitense. La scala e la portata dell'alleanza tra il cartello della droga e il sistema bancario supera di gran lunga qualsiasi altra attività economica del sistema bancario privato statunitense. Secondo i registri del Dipartimento di Giustizia, una sola banca, Wachovia, (attualmente di proprietà di Wells Fargo) riciclò 378.300 milioni di dollari tra il 1 maggio 2004 e il 31 maggio 2007 (The Guardian, 2011/11/05). Tutte le principali banche degli Stati Uniti sono state partner finanziari attivi dei cartelli criminali della droga: Bank of America, Citibank, JP Morgan e altre banche straniere che operano fuori da New York, Miami e Los Angeles così come Londra.

Mentre la Casa Bianca finanzia lo Stato e l'esercito del Messico per uccidere messicani sospetti trafficanti di droga, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti tardivamente impone un'ammenda relativamente piccola, al principale complice finanziario statunitense nel commercio criminale di droga, la banca Wachovia, risparmia ai suoi funzionari di andare in prigione e consente ai casi più gravi di dimettersi.

Il principale organismo del Tesoro USA coinvolto nell' inchiesta sul riciclaggio di denaro, il Sottosegretario per ilTerrorismo e l'Intelligence Finanziaria, finge di non sapere della palese collaborazione delle banche USA con i terroristi della droga, e concentra quasi tutto il suo personale e le sue risorse nel rafforzamento di sanzioni contro l'Iran. Per sette anni, il suo direttore, Stuart Levey, ha usato il proprio potere per collaborare con Israele nella guerra ipocrita al terrorismo, contro l'Iran, piuttosto che porre fine alle operazioni di riciclaggio di Wachovia con i terroristi messicani della droga. In questo lasso di tempo 40.000 messicani sono stati uccisi dai cartelli e dall'esercito.

Senza le armi degli Stati Uniti e senza i servizi finanziari del governo che sostengono i regimi messicani illegittimi e i cartelli non ci sarebbe nessuna "guerra contro la droga", né ci sarebbero omicidi di massa né terrorismo di Stato. Due semplici azioni, fermare il flusso verso il Messico di prodotti agricoli statunitensi sovvenzionati e depenalizzare l'uso e l'acquisto di cocaina degli Stati Uniti,  prosciugherebbero il numero di "soldati della droga" tra i contadini messicani e ridurrebbe i profitti e la domanda di droghe illegali nel mercato statunitense.

I trafficanti di droga, le banche e la Casa Bianca

Sebbene le maggiori banche degli Stati Uniti siano il motore economico che permette al miliardario impero della droga di funzionare, la Casa Bianca, il Congresso USA e le agenzie governative sono i protettori fondamentali delle banche. Nonostante il coinvolgimento profondo e penetrante delle principali banche nel riciclaggio di miliardi di dollari di fondi illeciti, alcuni "accordi di transazione giudiziaria" proposti dalla procura degli Stati Uniti  hanno comportato, l'assenza di pene detentive per i banchieri. Uno di questi accordi ha stabilito un'ammenda di 50 milioni di dollari, meno dello 0,5% degli utili di una delle banche (Wachovia, la banca di Wells fargo, 12,3 miliardi di profitto nel 2009 (The Guardian, 2011/11/05). La DEA e i procuratori federali hanno agito sotto la direzione politica del potere esecutivo degli Stati Uniti. Nonostante la morte di decine di migliaia di civili messicani, l'esecutivo statunitense ha ordinato alla DEA, agli avvocati federali e ai giudici di imporre a Wachovia una "pena" davvero irrisoria per i suoi servizi illegali ai cartelli della droga. I principali funzionari economici dei governi di Bush e Obama, - compresi Summers, Geithner, Greenspan, Bernancke, ecc. - sono tutti soci veterani, assessori, e membri delle principali società finanziarie e banche coinvolte nel riciclaggio di miliardi di profitti della droga.

Il riciclaggio del denaro della droga è una delle fonti più redditizie per Wall Street: le banche fanno pagare alte commissioni sul trasferimento del profitto che poi prestano ad istituti di credito a tassi di interesse molto superiori a quelli che pagano - quando lo fanno - ai trafficanti di droga sui loro depositi.
Inondati da profitti mascherati, questi titani del mondo finanziario statunitense, riescono facilmente a comprare i funzionari eletti da loro stessi per penentrare il sistema.

Ancora più importante e meno ovvio è il ruolo del denaro della droga nella crescente fusione finanziaria soprattutto durante le prime settimane le più critiche. Come affermato dal capo dell'Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine, Antonio Maria Costa: "In molti casi, i soldi della droga (erano) ... l'unico vero capitale liquido d' investimento. Nel secondo semestre del 2008, la liquidità era il principale problema del sistema bancario e quindi il capitale liquido è diventato un fattore importante (...), i prestiti interbancari sono stati finanziati con i soldi provenienti dal traffico di droga ed altre attività illegali (...), (ci sono) segnali del fatto che alcune banche siano state salvate in questo modo". (Reuters 25/01/2009, edizione USA). I flussi di capitali provenienti dai miliardari della droga sono stati l'elemento chiave che ha permesso di far riemergere Wachovia ed altre banche di primo piano. In poche parole, i miliardari della droga hanno salvato dal collasso il sistema finanziario capitalista.

Conclusione

Alla fine del primo decennio del ventunesimo secolo, era chiaro che l'accumulazione del capitale, almeno in Nord America, è strettamente legata alla violenza diffusa e al traffico di droga. Poiché tale accumulazione dipende dal capitale finanziario, e questo dipende dai profitti di questo traffico di centinaia di milioni di dollari, tutto l'insieme è integrato in una 'guerra totale' per i profitti del narcotraffico. In tempi di crisi profonda, la sopravvivenza del sistema finanziario statunitense - e attraverso di essa, del sistema bancario mondiale - è legata alla liquidità del "industria" della droga.

Ad un livello più superficiale, la distruzione della società messicana e di quella dell'America centrale - in cui vivono più di 100 milioni di persone - è il risultato di un conflitto tra cartelli della droga e regimi politici della regione. A un livello più profondo, c'è un effetto moltiplicatore o "effetto a catena", legato alla loro collaborazione i cartelli ricorrono al sostegno delle banche americane per realizzare i loro profitti, a loro volta, spendono milioni di dollari nelle indistrie delle armi statunitensi e di altri paesi per garantire le loro forniture, i loro trasporti ed i loro mercati; impiegano decine di migliaia di reclute per le loro vaste formazioni militari e reti civili, e ricercano la complicità dei funzionari politici e militari su entrambi i lati del confine.

A sua volta, il governo messicano funge da canale di trasmissione delle politiche delle agenzie nel Nord: Pentagono, FBI, Homeland Security, DEA e apparati politici favorevoli al proseguimento della "guerra". Ciò ha messo in pericolo la vita dei messicani, le loro proprietà e la loro sicurezza La Casa Bianca si trova nel centro strategico delle operazioni, il governo messicano agisce come il boia di prima linea.

Da un lato della guerra contro la droga ci sono le principali banche di Wall Street, dall'altro, la Casa Bianca ed i suoi strateghi militari imperiali, in mezzo, 90 milioni di messicani e le 40.000 vittime di questo paese. E il conteggio continua.

Avvalendosi della frode politica per imporre la deregolamentazione economica neoliberista negli anni'90, il le politiche statunitensi hanno direttamente causato la disintegrazione, la criminalizzazione e la militarizzazione della società in questo decennio. L'economia narco-finanziaria è diventata la fase più avanzata del neoliberismo.
Quando le persone rispettabili diventano delinquenti, i delinquenti diventano rispettabili.
La questione del genocidio che sta avendo luogo in Messico, è stata determinata dall'Impero e dai suoi complici banchieri e governanti cinici.
Di James Petras

Fonte: http://lahaine.org/petras/articulo.php?p=1855&more=1&c=1

Traduzione per TLAXCALA a cura di Alba Canelli

1 commento:

  1. Non si parla più, da tempo, sui nostri mass-media, dell' America latina. Se viene detto qualcosa è
    per dire che Venezuela, Bolivia,
    Ecuador e Cuba sono dittature.
    Invece per lor signori il Messico
    sarebbe democratico, vero?

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