31 maggio 2009

LA GUERRA DEGLI PSICOPATICI



*
La XX Assemblea Generale dell’ONU (1965) dichiara "la legittimità della lotta da parte dei popoli sotto oppressione coloniale, per esercitare il loro diritto all' autodeterminazione e all'indipendenza". Inoltre, l'Assemblea invita "tutti gli Stati a fornire assistenza morale e materiale ai movimenti di liberazione nazionale nei territori coloniali".

* ONU - Risoluzione 1514
"L'Assemblea Generale dichiara che: la soggezione dei popoli a dominio straniero, conquista e asservimento costituisce una negazione dei diritti umani fondamentali, è contraria alla Carta delle Nazioni Unite ed è un impedimento alla promozione della pace e della cooperazione mondiali.
Tutti i popoli hanno diritto all' autodeterminazione; in virtù di tale diritto essi devono liberamente determinare il loro status politico e liberamente perseguire il loro sviluppo economico, sociale e culturale".

* Convenzione di Ginevra, Protocollo Addizionale I (1977):
La lotta armata può essere usata, come ultima risorsa, come mezzo per esercitare il diritto all' autodeterminazione.

* Tribunale penale internazionale
In base allo Statuto del Tribunale penale internazionale, sono definiti “crimini di guerra”:
  • attacchi lanciati intenzionalmente contro popolazione civili in quanto tali o contro civili che non prendano direttamente parte alle ostilità;
  • attacchi lanciati intenzionalmente nella consapevolezza che gli stessi avranno come conseguenza la perdita di vite umane tra la popolazione civile, e lesioni a civili o danni a proprietà civili ovvero danni diffusi duraturi e gravi all’ambiente naturale che siano manifestamente eccessivi rispetto all’insieme dei concreti e diretti i vantaggi militari previsti.

«I Deltas sono psicopatici ... devi essere uno psicopatico accreditato per aderire al Delta Force ...»
(un colonnello dell'esecito USA a Fort Bragg)

30 maggio 2009

ORO BLU: LA PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA E LE SUE CONSEGUENZE

"L'acqua è destinata ad essere per il XXI secolo, ciò che il petrolio è stato nel XX secolo: un bene prezioso che determina la ricchezza delle nazioni "
di Anna Morella
Fortune Magazine

La Terra è chiamata il pianeta azzurro per le sue acque blu. Ma il 97,5% di essa è salata, e pertanto non potabile. Solo il 2,5% di acqua è dolce e corrispone a ciò che noi chiamiamo "le risorse idriche del nostro pianeta".
Inoltre la maggior parte delle acque dolci è sottoforma di ghiaccio nei ghiacciai ai poli, che riduce ulteriormente l'acqua disponibile.
L'acqua è essenziale per la vita di tutti gli esseri viventi. La mancanza di acqua potabile rappresenta la distruzione degli ecosistemi e significa la distruzione di parti del nostro pianeta che non sono più adatte per la vita.
A differenza dell'oro-nero (petrolio), si dice che l'acqua è una risorsa inesauribile, poiché ha un ciclo naturale che permette il suo rinnovo.
Ma questo è vero solo a metà, attualmente il consumo supera la quantità di acqua proveniente dalle precipitazioni, si stanno estraendo grandi quantità di acqua delle falde acquifere senza aspettare chi si rialimentino. Così, quando il consumo è superiore al suo rinnovo porta ad una situazione di stress idrico e non si ha accesso ad acqua dolce di qualità.
Per questo motivo, come è accaduto con il petrolio, è molto importante il controllo delle fonti di acqua potabile (fiumi e falde acquifere), al fine di assicurare l'approvvigionamento della popolazione. Il mondo è sempre più divisa tra regioni ricche e povere di risorse idriche.
In meno di un quarto di secolo, si calcola che due terzi della popolazione mondiale non avrà accesso all' acqua dolce.
Ci si chiede se la penuria d'acqua sarà così elevata da non assicurare il fabbisogno, la risposta è no: solo il 10% delle risorse idriche è destinata a soddisfare le esigenze dirette della popolazione. Si calcola che le risorse idriche attuali potrebbero assicurare la sicurezza idrica alla popolazione mondiale, sei volte superiore se la gestione di tali risorse fosse adeguata. L'acqua è anche una risorsa essenziale per l'agricoltura e l'industria. Oggi, a livello mondiale, il 70% di acqua è utilizzata per l'agricoltura e il 20% per l'industria.
Il Sovrasfruttamento delle risorse idriche causano l'esaurimento e la crescente scarsità di acqua in molte parti del globo. La siccità incide ugualmente sui principali paesi imperialisti e i paesi poveri, ma la differenza principale è che i primi shanno i meccanismi per affrontare il controllo delle sorgenti di acqua potabile al fine di garantire l'offerta o delocalizzare le loro industrie in altre parti del pianeta in cui esaurire le scorte, a scapito delle forniture alla popolazione stessa.
L'aumento della domanda di acqua potabile.
Negli ultimi decenni la domanda di acqua potabile ha registrato un aumento significativo. Si parla di un aumento della domanda nel settore, da parte dell'industria, l'agricoltura, l'industria delle bevande analcoliche della popolazione a livello mondiale.
1. L'industria. Le grandi imprese hanno trasferito la loro produzione a nuovi settori in cui il costo del lavoro è più basso e ad aumentare i loro tassi di profitto. Ma per il lancio dei nuovi impianti di produzione hanno richiesto ai governi di questi paesi l'approvvigionamento di acqua e di energia elettrica a basso costo e leggi ambientali che non li obbligano a trattare l'acqua contaminata. La risposta a questa domanda richiede la costruzione di grandi infrastrutture e le risorse idriche assegnate a tal fine, prima di soddisfare i bisogni di tutti gli uomini. Ampie zone della Cina, l'India, il maquilas in Messico sono dei chiari esempi.
2. Agricoltura. In questi anni è aumentata anche la quantità di terra a monocoltura di produzione intensiva, come la coltivazione della soia e del riso in Argentina e zone della Cina per l'esportazione di mangimi o di biodiesel. Vasti tratti di monocoltura sono realizzati con ibrido ad alte prestazioni e sementi transgeniche, che richiedono grandi quantità di acqua.
È aumentata anche la diffusione di nuove aree di colture nelle zone con scarsa abbondanza di acqua grazie alle dighe e a trasferimenti d'acqua. Allo stesso tempo è aumentata l'estensione di ettari irrigati, nonostante questo, però, si introducono sistemi di irrigazione che forniscono una notevole diminuzione della quantità di acqua necessaria.
Gran parte dell' acqua utilizzata nelle grandi estensioni agricole, è sovvenzionata e non vi sono sistemi per ridurre il suo consumo. Si calcola che il 60% di questa acqua non è sfruttato nell'uso di polverizzazione durante l'irrigazione
3. Acqua per l'industria di sodio e acqua in bottiglia.
Una quantità significativa di acqua potabile è destinata alla forte domanda dell'industria del settore delle bibite e per l'acqua in bottiglia (Coca-Cola, Pepsi, Danone o Nestlè).
La domanda di questi prodotti aumenta ogni giorno. La mancanza di acqua potabile servizi igienico-sanitari, ha aumentato il consumo di acqua in bottiglia e soft drink confezionati.
4. Acqua potabile e servizi igienico-sanitari. La popolazione mondiale è cresciuta esponenzialmente nel corso degli ultimi 200 anni. Inoltre, negli ultimi decenni vi è stato un cambiamento nella percentuale di abitanti nelle zone rurali e urbane. Attualmente oltre il 50% della popolazione mondiale vive in città e paesi che crescono sempre di più. Questo è il risultato della migrazione, lo spostamento dalle aree rurali a causa della estrema povertà, dei cambiamenti nella produzione agricola che porta ad una mancanza di lavoro. Questa popolazione è concentrata in aree periferiche delle grandi città senza alcuna condizione sanitaria.
L'accesso all'acqua potabile: Un bisogno di base o un esercizio commerciale?
L'acqua come risorsa limitata, e a sua volta imprescindibile per la vita, richiede una gestione che dovrebbe partire dal principio basilare che l'acceso all'acqua potabile e la conservazione degli ecosistemi sono fondamentali per lo sviluppo della vita.
Il sistema economico capitalista, ha convertito l' acqua potabile, in un bene prezioso destinato solo a coloro che possono pagare, le cifre dimostrano.
L'acqua potabile contaminata o non potabile provoca l'88% delle malattie nel mondo.
Circa 2.500 milioni di persone nel mondo non hanno accesso ad acqua e servizi igienico-sanitari, e, secondo l'International Water Institute di Stoccolma, potrebbe più che raddoppiare entro il 2075.
Allo stesso tempo, alcune stime sostengono che il business intorno all'acqua muove 300.000 milioni di dollari ed è in crescita costante.
Questo è il risultato dell' applicazione dei principi del modello economico neoliberista alle risorse naturali come l'acqua, e ai servizi di base essenziali per la vita.
La privatizzazione delle acque è un passo avanti nella crisi del modello capitalista.
Il sistema economico capitalista non può risolvere i problemi ambientali e le condizioni di vita di una quota significativa della popolazione. E 'la causa di questi problemi e quindi non può mai essere la soluzione.
Si tratta di un modello economico basato sullo sfruttamento di esseri umani da parte di altri esseri umani e lo sfruttamento intensivo della natura con l'unico obiettivo diottenere il massimo profitto. L'attuale crisi del capitalismo accentua ancora di più la loro capacità distruttiva dei mezzi produttivi in favore del beneficio economico a breve termine.
E 'all'interno di questo quadro generale in cui dobbiamo analizzare i meccanismi utilizzati dalle grandi imprese per ottenere il massimo beneficio delle risorse naturali, indipendentemente dal loro impatto sulla vita dell'ecosistema in generale e in particolare della popolazione umana.
Il primo passo in questo processo è quello di trasformare tutto il pubblico in privato.
Negli ultimi 30 anni abbiamo avuto grandi processi di privatizzazione accompagnati dal discorso che la proprietà statale dei mezzi di produzione non è stata competitiva e solo la gestione privata e la concorrenza sul mercato sono stati in grado di migliorare le condizioni di lavoro e di vita. Discorso a cui non corrispondeva mai la realtà, perchè ogni processo di privatizzazione è stato la distruzione delle forze produttive (occupazione, condizioni ambientali ...).
Questa strategia di privatizzazione è cambiata in questo periodo. La prima privatizzazione si è incentrata principalmente sulle attività degli Stati, le loro imprese produttive, agricole o industriali. A questi sono seguiti (al secondo posto) il settore dei servizi. In base a questa logica, l'acqua non è un bene comune, ma una merce in cui solo i costi di raccolta e di forniture ad un prezzo in modo da produrre benefici significativi.
Attualmente, i processi di privatizzazione sono presenti nelle risorse naturali e strategiche.
L'acqua sta diventando una delle più importanti risorse per la privatizzazione. Si disputano nuovi mercati per la vendita di grandi quantità di acqua al di là dei confini, rotte transatlantiche e commerciali. Ciò richiede la proprietà delle sorgenti di acqua (sorgenti, falde acquifere, ..) da parte delle grandi imprese.
L' impalcatura che consente la privatizzazione e il controllo delle risorse idriche nel "Terzo Mondo"
«L'acqua segna l'ultima frontiera che resta per investire nel settore privato». Dalle dichiarazioni di Johan Bastin del BERS La creazione di grandi Compagnie Transnazionali (CT) del settore idrico è dovuto ai processi di privatizzazione che si sono verificati prima in Inghilterra e in Francia (80 anni '80) e poi in Germania e in Spagna e in altri paesi l'Unione Europea (anni '90). In questi anni, l'attuazione di politiche economiche neoliberiste, il monopolio nel settore dei servizi pubblici sono stati prima puliti con denaro pubblico, e poi privatizzati (Inghilterra), o sono rimasti proprietari, ma la gestione dei servizi è stata data alle imprese private(Francia). Oltre alla creazione del Mercato Unico Europeo ha favorito la proiezione di queste imprese ai mercati mondiali.
Attualmente, il mercato mondiale delle risorse idriche è dominato da un ristretto numero di imprese europee.
Tre imprese francesi (Lyonaise des Eaux Suez / Ondeo, Vivendi e Saur) controllano il 75% del mercato mondiale delle risorse idriche (insieme con la Caixa Suez è di proprietà 48% delle quote di Agbar). La terza impresa più importante è Società elettrica tedesca RWE che comprò la Thames Water del Regno Unito.
Alcuni sostengono che, nella attuale modello economico globale, le grandi imprese transnazionali (CT) non hanno patria, ma noi abbiamo sempre affermato il contrario. Le Compagnie Transnazionali richiedono come alleati i governi dei loro paesi. Il dominio globale di queste imprese è reso possibile dal sostegno che hanno ricevuto dai governi europei, la Commissione Europea e altre istituzioni. Gli Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania e Giappone (cinque dei paesi appartenenti al G-7) per il controllano dal 35 al 50% dei voti della Banca Mondiale (BM) e del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e quindi la definizione delle loro politiche.
La privatizzazione dell' acqua nei paesi del terzo mondo è un aspetto del processo di attuazione delle condizioni politiche di aggiustamento strutturale, che inizia nel 1970. La Banca Mondiale e FMI sono strumenti globali che sono stati usati per imporre le condizioni per aprire l'economia di questi paesi verso un modello economico in cui il trasferimento di qualsiasi investimento di capitale e garantisce loro dei "diritti". La Banca Mondiale concede loro prestiti per lo sviluppo delle infrastrutture idriche e igienico-sanitario per la privatizzazione del settore.
Le pressioni sociali contro le politiche della Banca Mondiale e del FMI hanno portato il capitale transnazionale a cercare nuove strade, per cui, le risorse economiche dei prestiti milionari ai paesi poveri arrivano attraverso le banche continentali- Inter-American Development Bank (IDB) La Banca africana di sviluppo (BAfS), Banca Asiatica di Sviluppo (ADB), la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS).
Ad esempio, la BID (come riportato nel 2004) è un creditore di circa 58.000 milioni nella regione, ed ha l' enorme il potere di imporre la privatizzazione dell'acqua ai comuni disperati. Alcuni dei maggiori prestiti concessi dalla BID negli ultimi dieci anni sono stati rivolti direttamente a società multinazionali di acqua per ottenere il controllo di concessioni private acqua in paesi come l'Argentina, Bolivia e Honduras.
Oltre le istituzioni ci sono le agenzie di credito all'esportazione (ACE's). Questo è un altro istituto finanziario internazionale (IFI), creato dal governo di un paese sviluppato per mettere fondi pubblici nelle mani delle grandi imprese del paese per sovvenzionare le loro esportazioni e gli investimenti per i progetti, come le infrastrutture per l'approvvigionamento idrico o la costruzione di dighe per la produzione di energia elettrica e fornitura di acqua. Vale a dire, dare soldi ad un paese povero, a condizione che esso lo utilizzi per l'acquisto di beni e servizi delle imprese del paese che li offre.
Un altro importante pilastro della privatizzazione delle acque è la nascita dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) che ha sostituito l'accordo generale sulle tariffe doganali e il commercio (GATT) del 1994.
Con l'OMC si estende la capacità di imporre nuove regole del commercio per beni e servizi, l'agricoltura e la proprietà intellettuale. Un aspetto importante dei negoziati dell'OMC Accordo generale sul commercio dei servizi (GATS), in difesa degli interessi delle grandi multinazionali del settore, l'Unione Europea insiste sul fatto che l'ordine del giorno dei negoziati commerciali devono garantire l'inclusione dell' acqua negli attuali negoziati GATS, in quanto sotto le regole dell' WTO "questo servizio non potrà ritornare al settore pubblico, anche se l'azienda privata non fosse conforme alle condizioni del contratto". Se si raggiunge l'accordo, e tenendo conto che, per aderire all'OMC deve essere firmato il GATS, le imprese pubbliche, che ora continuano a fornire acqua potabile il mantenimento di reti di servizi igienico-sanitari in molti paesi, sarebbe illegale.

Il Consiglio Mondiale dell'Acqua, il Global Water Partnership e la Commissione Mondiale dell'Acqua per il XXI secolo sono le tre principali istituzioni mondiali per l' acqua guidate e sostenute dalla Banca Mondiale, FMI e dalle Nazioni Unite, incaricate di progettare l'agenda globale di privatizzare dell'acqua imporre le condizioni necessarie ai governi, condizionare i prestiti, modificare le leggi, premere per le concessioni privatei, le infrastrutture e creare una cultura del pagare per l'acqua, fornendo prestiti indebitanto le istituzioni pubbliche incaricate di realizzare i cambiamenti e gli investimenti necessari....queste istituzioni compongono l'IFI, le grandi corporazioni.

Dal 1997 si tiene ogni tre anni il World Water Forum, che riunisce i principali CT del settore, l'IFI, le organizzazioni multilaterali, i rappresentanti dei governi e gli esperti scientifici.
Ad ogni World Water Forum s'intensificano le campagne da parte dei governi e delle imprese sulla necessità degli investimenti privati e che la popolazione paghi per avere accesso alle risorse idriche.
In questo momento il processo di privatizzazione è quello di assicurarsi il controllo delle sorgenti di acqua potabile. Il primo passo è una mappa delle aree del pianeta, con una maggiore abbondanza di acqua e di piani per stabilire la sua proprietà a medio e lungo termine.

Questo processo è avanzato in Sud America. Fornisce il 20% delle risorse idriche a livello mondiale nelle principali arterie del fiume Rio delle Amazzoni, Paraná, Orinoco e Maddalena, e l'enorme massa sotterranea delle falde acquifere di Guarani. Gli Stati Uniti, come risposta alla crescente scarsità d'acqua e al costante aumento della domanda (è il paese con il più alto consumo pro capite nel mondo), ha posto la sua attenzione sul Guarani, in Alaska e Canada occidentale. A questo proposito sottolineato che tre mega-progetti si concentrano in piani per la costruzione di infrastrutture in grado di spostare grandi quantità di acqua:
*Il NAWAPA (Nord America e Power Alliance), che mira a deviare le vaste risorse di acqua da Alaska e Canada occidentale.
Il Piano Puebla-Panama (PPP)-IIRSA (Iniziativa per l'integrazione delle infrastrutture regionali del Sud America) che conta di avere, corsi d'acqua, e strade che collegano le località più remote in tutta l'America latina compresa la regione amazzonica.

Le principali ripercussioni della privatizzazione del settore idrico

L'attuale politica di gestione delle risorse idriche da parte delle istituzioni internazionali (BM, FMI, ONU, OMC, ..) è quella di soddisfare le esigenze dell'industria e delle grandi distese di monocolture perché sono fattori decisivi per la "crescita economica" dei paesi e, in secondo luogo per soddisfare le esigenze di quella parte di popolazione che può permettersi di pagare l' acqua. Coloro che non possono contribuire con la loro parte agli utili societari e non contano in termini di PIL, nemmeno nelle macrocifre economiche sono tenuti in conto.
Però questa è la parte della popolazione che soffre per le conseguenze di questa politica.
Le grandi aziende private sono responsabili per l'attuazione di tali politiche. Sono segnate da una crescita del loro tasso di profitto, ossia il massimo reddito con il minimo investimento.
Questa politica non ha nei suoi obiettivi il soddisfare le esigenze di base di una parte molto importante della popolazione nè di tener conto del grave impatto ambientale delle sue azioni, come l'inquinamento delle acque interne, la pesca eccessiva, che porta alla scarsità di acqua. Le ripercussioni ambientali che riguardano direttamente le persone che vivono in quella zona.

Il 90% di acqua potabile e una parte molto importante della produzione di energia va per l'industria e le grandi distese di monocolture. Le principali industrie della metallurgia, componenti elettronici e tessili - che richiedono grandi quantità di acqua- si sono trasferite dalle zone dell' Asia e America Latina. Per poter avere la fornitura è stato necessario costruire un numero significativo di dighe e altre infrastrutture. Le grandi compagnie idroelettriche e le imprese di costruzione, per competere ed ottenere concessioni alla costruzione e manutenzione, spesso sono costrette ad ottenere prestiti da istituzioni come la Banca mondiale e del FMI. I governi di questi paesi si trovano in una situazione di dipendenza dai grandi Stati imperialisti. La condizione per creare le loro industrie e per costruire l'infrastruttura necessaria per fornire servizi a tal fine si vedono costretti a finanziarli con denaro pubblico (direttamente o attraverso il pagamento del debito estero) e questo non permette poter destinare quei fondi per coprire i bisogni primari della popolazione.

In generale, la gente crede che la costruzione di nuove dighe e il trasferimento di potere sia un beneficio di tutti. Questi piani danno l'impressione che l'acqua è inesauribile, e che l'unico problema è trasportarla da un luogo ad un altro e non il controllo sul loro consumo.
In Spagna abbiamo vissuto il progetto del travaso dell'Ebro alla costa del Levante per aumentare un'agricoltura di innaffiamento e gli affari immobiliari e turistici. Gli studi hanno dimostrato che il flusso del fiume è stato insufficiente, tuttavia, gli interessi delle grandi imprese di costruzione e imprese idroelettriche hanno fatto pressioni al governo per la realizzazione del progetto, anche se raramente aveva portato l'acqua, la loro impresa è stata la costruzione.

Alcuni degli effetti principali sono: - Lo spostamento della popolazione che vive nella zona allagata. Queste terre sono spesso le migliori da destinare all'agricoltura di sussistenza della zona, in tal modo il perderle aumentare ulteriormente lo spostamento della popolazione.

È stimato in 60 milioni di persone sfollate direttamente per la costruzione della diga-La diminuzione del flusso d'acqua al di sotto della cosiddetta soglia ecologica.

La costruzione smisurata di dighe, allo scopo di sfruttare al massimo i canali per l'energia o per conservare e deviare le acque hanno causato la riduzione dei canali al di sotto della soglia ecologica. Il numero di grandi dighe è aumentato, passando da 5.000 nel 1950 a 38.000 di oggi. Il Nilo, il Gange, lo Yangtze, il Danubio o il Colorado, per citare solo alcuni esempi, sono stati trattenuti e travasati tante volte lungo il loro percorso che l'acqua potabile non arriva mai alla sua destinazione finale.

Ciò porta a gravi problemi per la fornitura di acqua alla popolazione che vive in prossimità dei fiumi che hanno perso la loro principale fonte di acqua potabile e questo minaccia la sopravvivenza degli ecosistemi naturali che sono essenziali per mantenere i cicli naturali, compresi quelli dell'acqua.

Inquinamento delle acque interne.

La mancanza di norme che richiedono la depurazione delle acque reflue da industrie e l'uso di pesticidi e concimi chimici inquinano le sorgenti d'acqua (fiumi e falde acquifere). La mancanza di acqua e la quantità di inquinamento, aumenta ancora di più la massa di persone che non possono accedere acqua pulita. Nelle zone della maquiladoras al confine tra il Messico e gli Stati Uniti, l'inquinamento industriale è così nocivo che la scarsità di acqua pulita costringe i neonati e bambini a bere CocaCola e Pepsi, invece di acqua - Manca la fornitura dell'acqua potabile e di reti di risanamiento nelle grandi città. Negli ultimi decenni, e come risultato della "rivoluzione verde" c' è stato un importante flusso di migratorio dalle aree rurali alle città.

Dal 1986 la Banca Mondiale ha lanciato il suo programma di gestione urbana che ha preso forma nel 1991 in una posizione politica con orientamenti per una politica di austerità della spesa pubblica.

Inoltre, per far fronte alla nuova situazione, che richiede più infrastrutture è necessaria la concessione di prestiti dalle maggiori istituzioni internazionali, che obbligano alla privatizzazione sotto forma di concessioni di servizi di approvvigionamento idrico e reti fognarie.

La realtà è che in queste città c' è stata una vera e propria linea di demarcazione tra chi vive nel centro città e gode dell' "utilità" di acqua e servizi igienico-sanitari e di coloro che vivono nelle periferie, nelle baraccopoli, ai quali non arriva mai nessun investimento.

La perdita di controllo delle sorgenti di acqua potabile.

Le grandi imprese stanno anche acquistando i fiumi, le sorgenti e diritti in molte zone, per trasferire l'acqua alle zone con maggiore domanda. In questo modo si nega alla popolazione locale di accedere a queste fonti d'acqua e diventa dipendente da queste società per la loro fornitura.

La risposta alla privatizzazione dell' acqua

Uno dei punti più controversi nella battaglia per l'acqua è l'America Latina. La prima grande guerra dell'acqua del XXI secolo, fu in Bolivia quando la Banca Mondiale richiese per il rinnovo di un prestito di $ 25 milioni, la condizione che fossero privatizzati i servizi idrici nel paese. Il servizio municipale di acqua di Cochabamba è stato venduto alla Bechtel, una potente società statunitense, che aumentò i prezzi della fornitura acqua. La gente è scesa per le strade e le proteste furono uno sciopero generale che ha paralizzato l'economia della città.

Anche se la multinazionale ha fatto di nuovo le valigie, ha querelato per 25 milioni di dollari il governo boliviano.

Altrove in America Latina, come Argentina, Cile, Perù, Uruguay, Guatemala, Messico, altre battaglie sono state combattute per l'acqua contro le grandi compagnie per il prezzo abusivo dell' acqua, la mancanza di reti fognarie e per impedire il controllo delle riserve idriche.

In Spagna si combatte per la deviazione del fiume Ebro alla costa orientale, un progetto che è stato alla fine respinto.

Le battaglie contro il progetto di privatizzazione dell' acqua sono stati puntuali e contro progetti specifici.

In primo luogo è necessario unire le lotte perchè tutti hanno lo stesso nemico: le grandi Corporazioni private.

Ma queste Corporazioni sono autorizzate ad operare come fanno grazie all'esistenza di organizzazioni internazionali come la Banca Mondiale, FMI, l'OMC insieme con tutte le banche di sviluppo che facilitano l'applicazione e l'estensione. Sono gli Stati che fanno la politica imperialista di queste organizzazioni a tutela del loro capitale.

La lotta contro la privatizzazione delle acque è una lotta per tutti e deve essere in primo luogo una lotta dei lavoratori in paesi imperialisti, perché è la politica del loro governo, che ha aperto le porte alla privatizzazione di tutti i servizi, compresi acqua.

Solo la fine del sistema capitalista potrebbe garantire una diversa distribuzione della ricchezza e il superamento della povertà e di miseria che c' è ora.

Nel frattempo, la nostra lotta deve essere:

- Richiede un cambiamento nelle nostre politiche di governo sugli aiuti allo sviluppo. In questa fase non è un aiuto allo sviluppo, neanche il finanziamento di queste grandi aziende con i soldi di tutti, considerato che questi aiuti vengono fuori dalle nostre tasse e finiscono nelle tasche di queste compagnie, non della popolazione e dei lavoratori dei paesi a cui in teoria sarebbero destinati.

- Chiedere l'abrogazione dell'accordo generale sul commercio dei servizi (GATS), che prevede la privatizzazione di tutti i servizi per i paesi che fanno parte dell'Organizzazione Mondiale del Commercio. Le lotte contro l'OMC nei suoi recenti incontri hanno ritardato l'attuazione di alcuni di questi accordi, ma non sono riusciti a abrogarli.

Esigere la rinazionalizzazione delle imprese dei servizi pubblici quali l'approvvigionamento idrico e le reti fognarie.

Come dimostrato dalle varie lotte che si sono verificate fino ad oggi, solo la mobilitazione di tutti gli uomini e le donne possono ritardare il processo di privatizzazione e mantenere i servizi pubblici per la società.

Titolo originale: Oro azul, preciada mercancía
Fonte: http://www.rebelion.org/noticia.php?id=82475

29 maggio 2009

G-192 CONTRO G-20

di Francois Houtart

Il passato 16 aprile l'Assemblea generale delle Nazioni Unite adottava le modalità di attuazione dell’iniziativa del suo Presidente Miguel d'Escoto, ex ministro degli Esteri del Nicaragua, convocando per il 2 ed il 3 giugno prossimi una Conferenza di capi di Stato dei 192 paesi delle Nazioni Unite sulla crisi globale, che nata nei paesi del Nord colpisce gravemente quelli del Sud.

Alcune nazioni del G-20, fanno pressione affinché i capi di Stato non siano presenti alla conferenza di giugno e si facciano rappresentare da un ministro o da un ambasciatore. Ciò che è in gioco è molto importante. La crisi, non è solo finanziaria, ma anche alimentare, energetica (sarà necessario fare cambiamenti entro i prossimi 50 anni e ciò richiederà ingenti impegni finanziari), climatica (molto più grave di quanto si pensava) e, infine, sociale ed umanitaria (un miliardo di persone vivono al di sotto della soglia di povertà).

La Banca mondiale stima che i 129 paesi più poveri si troveranno ad affrontare nel 2009 un disavanzo di 700 miliardi di dollari. Il mancato finanziamento del settore finanziario è attualmente l'economia reale. Secondo l'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), più di 50 milioni di lavoratori perderanno il posto di lavoro in meno di un anno.

Per affrontare la grave crisi globale è necessaria la partecipazione di tutta la comunità internazionale. Il G-20 si è auto proclamato arbitro mondiale, ma gli manca la legittimazione giuridica e morale per prendere decisioni che riguardino tutti i paesi del mondo.

Infatti, questo gruppo di nazioni rappresenta oltre l’80 per cento del peso economico globale, ma il suo potere decisionale comporta che le vittime - le popolazioni cioè che subiscono le conseguenze delle loro politiche - non hanno diritto di parola. Tuttavia, è tra di loro che si trovano i maggiori esperti in materia di povertà.

Per preparare la Conferenza dei Capi di Stato (G-192), è stata creata una Commissione per le Riforme del Sistema Finanziario e Monetario internazionale presieduta da Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’Economia ed ex vice-presidente della Banca Mondiale. Questa commissione è composta di 20 membri, principalmente economisti, ex ministri delle finanze e direttori delle banche centrali sia dei paesi del nord che dei paesi del sud.

In effetti, il G-20 non si è mostrato all’altezza delle sfide di questo momento di grave crisi globale. In un editorial del New York Times, del 7 aprile scorso, riguardo all’aiuto ai paesi più periferici leggevamo: "Una parte del denaro era già stata assegnata, un’altra è il risultato di un doppio calcolo, ed un'altra parte sarà pagato in moneta di sintesi e non in contanti”.

D'altro canto, le misure riguardanti i paradisi fiscali sono incomplete e distorte. Le principali piazze anglosassoni non ne sono influenzate. L'attuazione delle misure politiche relative ai paesi del sud sono affidate al Fondo monetario internazionale (FMI), uno dei principali autori delle azioni attuate nella periferia.

Per quanto riguarda le riforme delle istituzioni finanziarie, sono ridotte a qualche voto extra per i paesi emergenti e si apre la possibilità di un loro indirizzo a rappresentanti di altri paesi e non solo a quelli provenienti dagli Stati Uniti e dall’Europa. La Commissione delle Nazioni Unite si spinge oltre. Si occupa con più fermezza dei paradisi fiscali e del segreto bancario. Fornisce norme più restrittive per il funzionamento (esigenze di più fondi e norme contabili armonizzate) per gli altri istituti finanziari e per le agenzie di servizi. Propone la fine del Monopolio del FMI sui Diritti Speciali di Prelievo (DSP) e la regionalizzazione del sistema attraverso, per esempio, la Banca del Sud in America Latina o l’iniziativa Chieng Mai in Asia. Inoltre suggerisce riforme più profonde delle istituzioni create da Bretton Woods (Banca Mondiale e FMI).

In ultima analisi raccomanda la costruzione di un Consiglio Mondiale di Coordinamento Economico, in parallelo al Consiglio di Sicurezza ed all'Assemblea Generale, che riunisca annualmente i capi di governo, al fine di valutare il contesto economico, sociale ed ecologico mondo. Per quanto riguarda l'attuazione di misure, essa ritiene necessario la messa in moto di due "autorità mondiali": una di regolamentazione finanziaria e l'altra di garanzia della concorrenza.

Regolamentare il sistema finanziario e monetario mondiale, ovviamente, è solo un passo in un processo più fondamentale. Far funzionare di nuovo il sistema economico va bene, ma con quali finalità? Se è per iniziare di nuovo come prima, con la stessa logica di saccheggio delle risorse naturali e di creazione di enormi disuguaglianze sociali, allora dovremo iniziare tutto da capo in meno di 20 anni.

Si dovrebbe riflettere quando si cambiano tanto i parametri del rapporto con la natura, come la definizione di economia, l’organizzazione politica mondiale e la concezione stessa di sviluppo e di crescita economica.

Questo vale sicuramente una riunione di capi di Stato. Ecco il motivo per cui la pressione dell'opinione pubblica, dei movimenti sociali, dei partiti politici, degli intellettuali, è fondamentale che all'interno di ciascun paese, la partecipazione alla conferenza di giugno (G-192) sia del più alto livello possibile.

Fonte: http://selvasorg.blogspot.com/

28 maggio 2009

SHOOTING SILVIO

Il Berluschicidio, una nuova forma di arte.

Il film Shooting Silvio, dove il protagonista vuole uccidere il primo ministro italiano, si scontra con la censura.

Un giovane ossessionato dall' uccidere Berlusconi. Potrebbe essere la storia di qualsiasi italiano in un paese dove perfino il divorzio del primo ministro si consuma in un rituale ossessivo davanti ai teleschermi. Ma si tratta solo di un film realizzato da un registra emergente, una storia come tante, dove una volta tanto il cattivo di turno non vuole uccidere il Presidente degli Stati Uniti ma il mandatario transalpino: un multimilionario che da 15 anni al potere, ha nelle sue mani un' enorme forza mediatica.

C’è qualcosa di sbagliato nel fare un film di “fantapolitica”?
Inizialmente no, ma se l’opera si chiama Shooting Silvio (Sparando a Silvio) bisogna tenere conto di alcuni inconvenienti.

Contro il lungometraggio hanno sparato l’artiglieria pesante i deputati della destra italiana, che senza aver visto neanche un secondo del film l’hanno definito come un “inno alla violenza”.

E il tutto è finito con il classico finale felice berlusconiano: la censura. La storia, scabrosa in un Italia ipnotizzata dal Grande Fratello, racconta di un uomo che pensa di scrivere un libro per denunciare il potere di Berlusconi e, quando il suo progetto fallisce, sviluppa un’idea ossessiva: uccidere il primo ministro italiano.

Il film non ha trovato neanche un minimo spazio nelle televisioni italiane. Le sei principali sono in mano di Berlusconi: tre sono sue e le altre 3 è come se lo fossero, dato che sono controllate dal suo governo.

Ma chi si è reso responsabile della diffusione della pericolosa opera è stata Sky, la televisione satellitare del magnate australiano Rupert Murdoch. C’è da considerare che Murdoch, a causa degli ultimi tre “scontri” d’affari con il Cavaliere, viene mostrato dalla propaganda berlusconiana come un comunista pericoloso (qualcosa che preoccupa seriamente il proprietario del Wall Street Journal).
Ma finalmente anche Sky si è arresa alle proteste berlusconiane. La terza replica di Shooting Silvio è sparita dai teleschermi , sostituita da un buon vecchio film statunitense, dove al massimo si uccidono gli indios pellerossa. Forse per il timore che i sostenitori del Cavaliere abbiano ragione. Dall’altra parte delle Alpi sembra che l’assassinato politico sia una delle specialità locali, insieme alla pizza e il mandolino. Lasciando da parte un classico di tutti i tempi, la coltellata a Giulio Cesare, gli attentati in Italia hanno sempre colpito a destra e a sinistra. Nel 1948 un assalto contro Palmiro Togliatti, allora segretario del PC, lasciò il paese sull’orlo di una guerra civile. E nel 1981 la causa anticlericale si ripresentò a Roma con il mancato attentato al Papa. Ma bisogna tornare ancora indietro nel tempo per trovare l’attentato più importante della storia italiana, l’assassinio del Re Umberto I. Nel 1900 l’anarchico Gaetano Bresci, sparò tre volte al monarca mentre andava a Monza, città a pochi chilometri dal quartiere generale di Berlusconi ad Arcore. Forse al Cavaliere spaventa questa coincidenza geografica. Forse, cento e passa anni dopo, sulla testa del nuovo monarca si stabilisce un vecchio proverbio: “La storia si ripete”. E non è possibile cambiare canale.

Fonte: http://www.diagonalperiodico.net/spip.php?article8061

Tradotto per Voci Dalla Strada da VANESA




27 maggio 2009

VERSO LA CRISI ALIMENTARE MONDIALE?

di Germàn Gorraiz Lopez

La carestia di prodotti agricoli primari per l’alimentazione (grano, mais, sorgo e miglio) e l’aumento bestiale del prezzo di tali prodotti sui mercati mondiali avendo raggiunto la cima dell’ iceberg nel 2007, continuerà a crescere durante tutto il decennio fino a raggiungere il suo culmine all’orizzonte del 2018. Per arrivare a questa crisi, (i cui primi bozzetti sono già stati fatti ma che finiranno di disegnarsi crudamente alla fine del prossimo decennio) hanno contribuito i seguenti elementi:
  • Sviluppo economico suicida dei Paesi del Terzo Mondo con crescite smisurate di macrourbe e megacomplessi turistici e la conseguente riduzione della superficie destinata alla coltivazione agricola.
  • Cambio dei modelli di consumo nei paesi emergenti, dovuti all’aumento spettacolare della classe media, del suo potere d’acquisto, dalla debolezza del dollaro e l’affossamento dei prezzi del greggio con il conseguente svio degli investimenti speculativi ai mercati di materie prime.
A questo va unito l’incremento dell’uso da parte dei paesi del primo mondo di tecnologie depredatrici (biocombustibili) che sotto l’etichetta BIO di paesi rispettosi dell' Ambiente non hanno esitato a fagocitare enormi quantità di mais destinati inizialmente all’alimentazione della produzione del biodiesel, unito con insolite siccità e inondazioni nei principali “granai” mondiali.

Dall’altra parte, la caduta del prezzo del greggio durante il quinquennio 2008-2012 ( nonostante i successivi ritagli fatti dall’OPEP nella produzione) dovuto alla severa contrattazione della domanda mondiale e che i broker speculativi siano fuggiti, renderà impossibile per i paesi produttori di trovare dei prezzi competitivi (intorno ai 70 dollari) che permetterebbero la necessaria inversione verso infrastrutture energetiche e ricerca di nuovi sfruttamenti, e questo porta a pensare che non sarebbe da scartare una possibile Impiccagione della produzione mondiale del greggio all’orizzonte del 2016.

Questo potrebbe originare probabilmente una psicosi di mancanza di rifornimento e l’aumento spettacolare del prezzo del greggio che avrà il suo riflesso in un aumento selvaggio dei trasporti e dei fertilizzanti agricoli, che insieme all’applicazione di restrizioni all’esportazione dei principali produttori mondiali per assicurare il loro auto rifornimento, finirà per produrre la mancanza di rifornimento dei mercati mondiali, l’aumento dei prezzi a livelli stratosferici e la conseguente crisi alimentare mondiale.

La fame colpirà specialmente Antille, Messico, America Centrale, Colombia, Venezuela, Egitto, India, China, Bangladesh e il Sudest asiatico, manifestandosi con particolare forza nell’Africa Sotto il Sahara e con la popolazione intrappolata dall’inanizione dei 1 .000 milione attuali ai 2.000 milioni stimati dagli analisti.

Fonte: http://www.rebelion.org/noticia.php?id=85735&titular=%BFhacia-la-crisis-alimentaria-mundial?-

Tradotto per Voci Dalla Strada da VANESA

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26 maggio 2009

LAUREA IN "RINASCITA DEMOCRATICA" (*)

Dopo le elezioni via libera alla riforma del'università che eliminerà il valore legale al titolo di studio.

di Flavia Amabile

Università commissariate se avranno gravi deficit di bilancio e abolizione del valore legale della laurea. Il disegno di legge di riforma dell’Università dopo mesi di modifiche, annunci e rinvii è entrato nella fase finale, contiene molte novità, alcune ancora destinate a essere modificate nelle prossime settimane, altre ormai certe. Il ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini ha assicurato che è «pronta». «Ma la presentiamo dopo il 6 giugno per toglierla dalle dinamiche della campagna elettorale» e per poterla discutere in Parlamento con «un dibattito sereno». E questo - aggiunge - è anche un segno di disponibilità nei confronti delle opposizioni, anche perchè al suo interno recepisce alcune proposte che sono state avanzate proprio dalle opposizioni».

La data della presentazione in consiglio dei ministri dovrebbe essere il 12 giugno, sette mesi dopo la presentazione delle linee guida della riforma. Fra le novità in arrivo il commissariamento degli atenei che non si siano messi in regola con i conti, voluto dal senatore del Pdl Giuseppe Valditara, inserito nelle linee guida dello scorso novembre e poi cancellato da alcune bozze successive del ddl ma ora rientrato.

E, poi, l’abolizione del valore legale della laurea. Di quest’ultima misura si parlava già quando Letizia Moratti era ministro dell’Istruzione. Significa fare in modo che le lauree non siano più tutte uguali davanti alla legge. E quindi si pongono diversi problemi:come si garantirebbe l’esercizio delle professioni libere da quella di avvocato a quella di medico, Oppure con che criterio si ammetterebbero i giovani ai diversi esami di stato o come si dovrebbe prevedere la partecipazione ai concorsi. E, anche, come potremmo chiedere all’Europa il riconoscimento dei titoli conseguiti in Italia?

Nel governo Berlusconi i sostenitori dell’abolizione del valore legale della laurea sono molti. Il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, è a favore di un «azzeramento titoli». E ieri lo ha ribadito: «Tanto più viene meno il valore legale dei titoli di studio tanto più aumenta il valore dei contenuti degli stessi».

Anche il ministro Gelmini ci crede. «Se vogliamo una vera concorrenza tra gli Atenei si passa da lì e sono convinta che il Paese riuscirà a recuperare efficienza e qualità da questa misura».

Il 9 gennaio, la Lega Nord aveva anche presentato in Parlamento un ordine del giorno proprio sull’abolizione del valore legale della laurea sostenendo che l’attuale titolo di studio, legalmente riconosciuto, sarebbe alla base della «falsa concorrenza» agli atenei del nord da parte delle università meridionali che si sarebbero trasformate in «laureifici».

I sostenitori dell’abolizione ritengono infatti che se è soltanto il titolo di laurea il passpartout nel mondo delle professioni gli studenti cercano la sede che prospetta minori difficoltà e i professori si limitano a una preparazione asettica e manualistica e la media dei voti permetterebbe di sovrastimare le università che premiano con un minore impegno.

La proposta però non convince per nulla i sindacati. Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc-Cgil: «E’ evidente che c’è uno stretto collagamento tra l’abolizione dela valore legale della laurea e la privatizzazione delle università. Questa misura creerebbe una grave incertezza nell’accesso alle professioni. E’ il grimaldello con cui passare ad un sistema privatistico e alla nascita dei laureifici, il mercato delle lauree».

Anche l’Unione degli Universitari la ritiene «inaccettabile» perché «si incentiverebbero invece meccanismi clientelari, a danno di coloro che non hanno le giuste raccomandazioni».

Fonte: http://www.lastampa.it/

(*) Piano di Rinascita Democratica: (Punto 1) "Riformare l'Università, abolire il titolo di studio e svuotarla di contenuti"


25 maggio 2009

LA FATTORIA DEGLI ANIMALI DI OBAMA

Grandi guerre sempre più sanguinose equivalgono a giustizia e pace?

di James Petras


Gli Stati Uniti hanno costretto il generale David D. McKiernan alla rinuncia del grado perchè considerato incapace di adempiere la sua missione e viene nominato come successore Stanley McChrystal generale dell'esercito, che poi diventa il nuovo comandante delle forze armate statunitensi, la NATO e l'Afghanistan. In questo modo, Obama nomina un militare che ha un passato oscuro: Stanley McChrystal non solo ha creato la JSOC (Joint Special Operations Command), uno speciale comando segreto impegnato in una serie di abusi e di altre atrocità, compresa la tortura nelle prigioni in Iraq, ma questo brutale militare è un fervente sostenitore della dottrina neoconservatrice dell'era di Bush. Tutto questo promette una maggiore escalation militare in Afghanistan e più guerra nell'agenda imperialista.
(NDA)

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Nella foto il Gen. Stanley McChrystal

«I Deltas sono psicopatici ... devi essere uno psicopatico accreditato per aderire al Delta Force ...» ha detto a Fort Bragg, negli anni Ottanta, un colonnello dell'esecito USA.
Ora, il Presidente Obama ha appena promosso il più odioso degli psicopatici, il generale Stanley McChrystal, capo militare degli Stati Uniti e della NATO in Afghanistan.

La promozione di McChrystal per tale carica di leadership è stato contrassegnato dal ruolo cruciale che ha sviluppato nella conduzione di operazioni speciali con squadre incaricate per eseguire uccisioni, tortura sistematica, bombardamenti di civili e alle comunità di ricerca e distruggere le missioni. Incarna totalmente la brutalità e l'amore per il sangue che accompagna la costruzione dell' Impero guidato dall'esercito. Tra settembre 2003 e agosto 2008, McChrystal è stato al comando del Joint Special Operations Command (JSO, per la sua sigla in inglese) che utilizzano attrezzature speciali per effettuare omicidi all'estero.

Il punto da evidenziare delle squadre di «Operazioni Speciali» (SOT) è che i suoi membri non fanno distinzione tra civili e militari, tra attivisti e i loro simpatizzanti o la resistenza armata. Il SOT è specializzato nella creazione di squadroni della morte di reclutare e formare le forze paramilitari per terrorizzare le comunità, i quartieri e i movimenti sociali che si oppongono ai regime clientelist degli USA. La "lotta al terrorismo" del SOT è terrorismo all'inverso, dedicandosi a perseguire i gruppi sociopolotici esistenti tra gli StatiUniti e la resistenza armata.

I
l SOT di McCrystal selezionò come obiettivi i dirigenti degli enti locali e nazionali della resistenza in Iraq, in Afghanistan e il Pakistan, attaccando attraverso azioni di comando e bombardamenti aerei. Negli ultimi cinque anni di Bush-Cheney-Rumsfeld, il SOT è stato profondamente coinvolto nella tortura di prigionieri politici e di indagati. McChrystal era soprattutto il preferito di Rumsfeld e Cheney perchè il responsabile delle forze di "azione diretta" di "Unità di Missioni Speciali".

Le operazioni di "Azione Diretta" si compongono di torturatori e di squadroni della morte
e l'unico dovere che sentono nei confronti della popolazione locale è quello di scatenare il terrore, non di fare propaganda. Essi esercitano la "propaganda dei morti" nelle uccisioni di leader locali con l'obiettivo di "insegnare" alla popolazione locale ad obbedire e sottomettersi all'occupazione. La nomina da parte di Obama di McChrystal al comando supremo fa riflettere su una nuova e grave escalation militare della guerra in Afghanistan contro i progressi della resistenza in tutto il paese.

Il deterioramento della posizione degli Stati Uniti si riflette nel processo di indurimento del muro intorno a tutte le strade da e per la capitale afghana, Kabul, così come l'espansione del controllo e l'influenza dei talebani attraverso il confine tra Pakistan e Afghanistan. L' incapacità di Obama di reclutare nuovi rinforzi da parte della NATO significa che l'unica opportunità a disposizione della Casa Bianca per far progredire la loro avanzata militaristica imperiale, è quello di aumentare il numero di truppe degli Stati Uniti ed aumentare la percentuale di morti tra tutti i casi di civili sospetti nei territori controllati dalla resistenza armata afgana.

La Casa Bianca e il Pentagono dicono che la nomina di McCrystal è dovuto alla "complessità" della situazione sul terreno e la necessità di "un cambiamento di strategia". Il termine "complessità" è un eufemismo per cercare di nascondere il forte aumento dell' opposizione agli Stati Uniti, che complica le operazioni tradizionali di "scansione militare e bombardamenti" a tappeto. La nuova strategia perseguita da McChrystal richiede "operazioni speciali" a lungo termine e su larga scala per devastare le reti sociali locali e assassinare i loro leader, che forniscono il supporto di sistema necessari alla resistenza armata.

La decisione
di Obama di impedire la pubblicazione di decine di foto che documentano la tortura dei prigionieri catturati dalle truppe negli "interrogatori" americani (in particolare sotto il comando di "forze speciali") è direttamente collegata con la nomina di McChrystal, le cui forze "SOT" sono profondamente coinvolte nella vasta pratica della tortura eseguita in tutto l'Iraq. Di pari importanza è che sotto il comando di McChrystal, il Delta, il SEAL e le Squadre di Operazioni Speciali hanno un ruolo maggiore nella nuova "strategia di counterinsurgency" (controinsurrezione). L'affermazione di Obama che la pubblicazione di queste foto potrebbe pregiudicare le "truppe" ha un significato speciale: la presentazione grafica del modus operandi di McChrystal nel corso degli ultimi cinque anni del mandato del Presidente Bush, minerebbe la sua efficacia nella realizzazione di operazioni identiche sotto Obama.

La decisione di Obama di recuperare i "tribunali militari" segreti di prigionieri politici che furono istituiti nel campo di prigionia di Guantanamo non è una semplice ripetizione delle politiche di Bush-Cheney, che Obama ha condannato e, che durante la sua campagna presidenziale ha promesso di eliminare, ma parte della sua più ampia politica di militarizzazione e coincide con l'approvazione delle più grandi operazioni segrete di sorveglianza della polizia scatenata contro i cittadini statunitensi.

Mettere McChrystal a capo delle estese operazioni militari afghano-pakistane significa collocare un noto professionista del terrorismo militare, della tortura che uccide coloro che si oppongono alle politiche statunitensi, nel centro della politica estera degli Stati Uniti. L'espansione quantitativa e qualitativa di Obama della guerra USA in Asia del Sud significa un massiccio numero di profughi che fuggono dalla distruzione dei loro campi, case e villaggi, decine di migliaia di morti civili e l'eliminazione di intere comunità. Tutto questo è ciò che sta per eseguire l'amministrazione Obama nel tentativo di "catturare il pesce ( attivisti insurrezione armata) svuotando il lago (spostare tutta la popolazione)".

La restaurazione di Obama di tutte le disastrose politiche dell'Era Bush e la nomina del suo più brutale comandante si basa sul suo totale abbraccio dell'ideologia dell' Impero attraverso l'esercito. Una volta che uno è convinto (così come Obama) che il potere e l'espansione degli Stati Uniti si basano su counterinsurgency e conquiste militari, qualsiasi altra considerazione economica, morale, diplomatico e ideologico è subordinata al militarismo. Concentrando tutte le risorse per il raggiungimento del successo nella conquista militare, a malapena potrà prestare attenzione ai costi sostenuti dal popolo, schiacciato dalla conquista, né alle esigenze di economia interna del Tesoro Usa. Questo è diventato evidente sin dall'inizio: Nel mezzo di una grande recessione-depressione, con milioni di americani che perdono i loro posti di lavoro e le case, il Presidente Obama ha aumentato il bilancio militare del 4%, che equivale ad un aumento di oltre 800.000 milioni di dollari.

L'abbraccio del militarismo di Obama è evidente dalla sua decisione di estendere la guerra in Afghanistan, nonostante il rifiuto dei paesi della NATO ad impegnarsi per l'invio di più truppe. Ed è evidente dalla nomina del generale delle Forze Speciali più infame mai stato al comando militare dell'era Bush-Cheney, che ha la missione di rompere le zone di frontiera del Pakistan.

Questo è quello descritto da George Orwell in Animal Farm: I Suini democratici sono ora impegnati nella stessa brutale politica militarista dei loro predecessori, i porcellini repubblicani, ma adesso tutto è fatto in nome dei popoli e della pace. Orwell potrebbe parafrasare la politica del presidente Barack Obama dice: "più grandi e più sanguinose guerre equivalgono a giustizia e pace".

Fonte:
http://pulsemedia.org/2009/05/18/obama%E2%80%99s-animal-farm-james-petras/

Tradotto per Voci Dalla Strada da
Loris


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24 maggio 2009

L'ITALIA DEL DUCE

L'Italia è stata un pioniere nella creazione del fascismo: Mussolini ha preso il potere nel 1923, prima di qualsiasi altro dittatore del suo stampo. Oggi, con Berlusconi, l'Italia è ancora una volta in prima linea. Il tono istrionico, teatrale, pacchiano, sessista e irrispettoso di questo personaggio cela a malapena il suo pericolo. Potrebbe sembrare una caricatura così irripetibile in altre latitudini da non sembrare vero e far abbassare la guardia. Ma Berlusconi accentua fino al grottesco tendenze arrampicatrici in altre zone d'Europa e del mondo.

Con il discredito della politica, il segreto della sua popolarità è presentarsi come un "non politico", come un imprenditore trionfatore. Molte persone identificano la politica con l'inefficienza e la corruzione, e valorizza il privato al sopra del pubblico
Caratterizzate dall' ideologia neoliberale, queste persone sono diventate politicamente ciniche, e applaudono coloro che gestiscono gli affari pubblici, con una mentalità da capitalisti di ventura, attenti solo al profitto individuale e pronti a saccheggiare beni pubblici per il proprio beneficio personale. Imbevuti dello stereotipo che il pubblico equivale all'inefficiente, preferiscono affidare la sorte del paese a chi è stato accreditato come manager vincente- che equivale, in base alla morale dominante, a benifici molto renumerativi.
La società italiana è stata convertita in Italia S.p.a. Le persone cessano di essere cittadini e si trasformano in consumatori, i telespettatori, tifosi, individui senza senso di responsabilità collettiva e suscettibili all' essere acquistati.
Berlusconi compra tutto e tutti: accumula imprese, gruppi mediatici, club sportivi, parlamentari, senatori (compresi quelli di altri partiti), giornalisti, avvocati, giudici e tutti i tipi di professionisti. E nel mondo iper-borghese promuove il "chi paga comanda". Cittadinanza, diritti, responsabilità civili, solidarietà e dignità sono concetti estranei al berlusconismo. Dopo il terremoto di L'Aquila, il Cavaliere ha annunciato la creazione di una nuova lotteria il cui gettito servirà per aiutare le vittime ", senza che gli italiani devono pagare più tasse". La formula è succosa. Neanche in un simile caso si fa un appello alla solidarietà: l'avidità è meglio per raccogliere fondi.

La massa despolitizzata degli elettori di Berlusconi ringrazia il Cavaliere di leggere ad alta voce quello che pensa e non ha il coraggio (o meglio non avrebbe il coraggio) di dire.
Come frodare il fisco, schivare la giustizia se si può, ostentare l'egoismo naturale che tutti condividiamo, dire villanerie e trattare pubblicamente le donne come oggetti decorativi senza sentire il bisogno di vergognarsi.

Nell'anima umana albergano i sentimenti più disparati: alcuni bassi, altri elevati. Il leader non solo governano. A volte trasmettono, un tono morale alla cittadinanza, inibendo una tendenza e incoraggiandone un'altra. Il transito dell'era di Bush a quella di Obama è un esempio del miglior clima morale negli Stati Uniti. Il berlusconismo esemplifica l'evoluzione opposta, un'evoluzione che ha attivato i peggiori istinti, come si è visto nella caccia agli immigrati subito attivata appena Berlusconi ha vinto le elezioni.
In un recente soggiorno a Barcellona, Paolo Flores d'Arcais, direttore della rivista MicroMega, uno dei pochi riferimenti degni della sinistra italiana, caratterizzava il berlusconismo come un "putinismo soft": la stessa concentrazione personalistica del potere politico, economico e mediatico in Russia, ma in Italia "ancora" non si uccidono o imprigionano i giornalisti concorrenti. Tuttavia, Flores d'Arcais ha spiegato che, poco dopo l'assassinio della Politkovskaja, in una conferenza stampa ospitata da Berlusconi e il presidente russo durante la sua visita in Italia, il capo del Governo italiano ha fatto il gesto con le mani di mitragliare una giornalista russa presente che aveva formulato una scomoda domanda per l'ospite russo.

Il berlusconismo, spiega Paolo Flores, è fascismo classico. Invoca valori tipicamente individualisti e borghesi: successo individuale nel mondo degli affari, supremazia del denaro, senza limiti di arricchimento. Né utilizza l' intimidazione degli squadroni delle camicie nere, marroni o blu, ma l'intimidazione del denaro, corruzione, le liste nere: comprare tutto ciò che è acquistabile. Ma dietro queste differenze non trascurabili, è in agguato lo stesso cinismo, la stessa arroganza e disprezzo per i diritti umani e per la democrazia. Neofascismo? Populismo di destra?Non importa l'etichetta, la cosa importante è che l'Europa, e le altre società ricche, sono minacciate nella loro libertà. Ci sono diversi progetti, distinti ma anche correlati, per minare la libertà o eliminarla a minare i diritti conquistati, per distruggere il concetto e la pratica di cittadinanza e per far diventare il massimo numero di persone ignoranti depoliticizzati, attenti solo a consumare e applaudire lo spettacolo nel quale si trasforma la realtà dalla mano di alcuni media manipolatori.

Flores D'Arcais non si è limitato a glossare gli svarioni di questa destra e le sue radici clericali e mafiose accentuate dalla Guerra Fredda, ma anche ha sottolineato senza alcuna pietà la disastrosa autodistruzione della sinistra italiana e la sua complicità con la corruzione e il degrado della vita pubblica.
Propongo un esercizio intellettuale: un inventario dei tratti di populismo reazionario che si sviluppa in Spagna nella destra autoctona -da Jesùs Gil (quella replica militarista diretta da Don Silvio) fino a Ragoy, passando da Aguirre, Camps e Fabra- a immagine e somiglianza del berlusconismo.

E, anche, riflettere sulle responsabilità che ha e che può avere la sinistra autoctona nell'alimentare il mostro. E come combatterlo.

Fonte: http://blogs.publico.es/dominiopublico/1289/populismo-de-nuevo-tipo/

22 maggio 2009

Il Pentagono Si Prepara Per La Guerra Al Nemico: La Russia

di Rick Rozoff

“Oggi la situazione è molto più critica che nell’agosto 2008… [A] Un possibile ritorno della guerra non sarà limitato alla zona del Caucaso.

“Il nuovo Presidente degli Stati Uniti non ha contribuito a dei reali cambiamenti nelle relazioni con la Georgia, ma avendo un ruolo predominante all’interno della NATO insiste che la Georgia si unisca presto all’Alleanza. Se questo accadrà, il mondo si troverà ad affrontare una minaccia ben peggiore di quanto fu la crisi della guerra fredda.

“Alla luce di queste nuove realtà, la guerra della Georgia contro l’Ossezia del Sud potrebbe facilmente trasformarsi nella guerra della NATO contro la Russia. Il che equivale alla terza guerra mondiale.” (Irina Kadzhaev, scienziata politica dell’Ossezia del Sud, South Ossetia Information Agency, April 2009)

Il 12 maggio James Mattis, il Comandante in Capo della Trasformazione Alleata (ACT) e Comandante del Comando Statunitense delle Forze Alleate, si è così espresso al simposio di tre giorni (Joint Warfighting 09 , Combattimento di Guerra Unito 09) tenutosi a Norfolk, Virginia, dove è situato il Comando della Trasformazione Alleata: “C’è una certa urgenza. Il nemico sta svolgendo un incontro esattamente come questo”. [1]

Un giornale locale riportò questo sunto del suo discorso:

“Mattis ha evidenziato un futuro nel quale le guerre non avranno origine o fine in maniera delineata. Ha detto che ciò di cui c’è bisogno è una formidabile strategia, una struttura politica in grado di guidare i piani militari.” [2]

Ha sbagliato, per quelle che senza dubbio passano per ragioni diplomatiche, a identificare il “nemico”, ma una serie di recenti sviluppi, o piuttosto un’intensificazione di sviluppi già in corso, indica chiaramente di che nazione si tratti.
La settimana scorsa il capo del Comando Strategico degli Stati Uniti, il Generale Kevin Chilton, ha detto ai giornalisti, nel corso di una colazione del Gruppo di Scrittori della Difesa il 7 maggio, che “la Casa Bianca mantiene l’opzione di rispondere con l’utilizzo della forza fisica – fino alle armi nucleari – se un’entità straniera dovesse condurre un attacco ai danni dei sistemi informatici della rete statunitense.”
Un resoconto del suo discorso aggiunge che “il Generale ha insistito che tutte le opzioni di risposta, comprese quelle nucleari, sono disponibili al comandante in capo che deve difendere la nazione da attacchi informatici.”
Chilton “diceva di non poter escludere la possibilità di attacchi a salve nei confronti di una nazione come la Cina, sebbene anche Pechino abbia armi nucleari,”[3] anche se il primo bersaglio ipotizzabile per quanto riguarda una presunta rappresaglia nei confronti di un altrettanto presunto attacco informatico sarebbe un’altra nazione, già identificata dagli ufficiali militari: la Russia.

Tra la fine di aprile e l’inizio di maggio 2007 il Governo dell’Estonia, insediato nel 2004 dalla NATO e il cui Presidente era e rimane Toomas Hendrik Ilves, nato in Svezia e cresciuto negli U.S.A. (dove ha lavorato per Radio Free Europe, Radio Europa Libera), ha riportato attacchi a siti web nel Paese, dei quali è stata incolpata la Russia.
Più di due anni più tardi, non è stata ancora presentata alcuna prova a sostegno della tesi che vuole hacker russi, o addirittura lo stesso Governo, dietro quegli attacchi, sebbene tale conclusione resti articolo di fede negli U.S.A. e tra altri ufficiali e media occidentali.
La risposta da parte delle autorità americane è stata inizialmente tanto dura e immediata, ancora prima che fossero condotte delle indagini, da suggerire fortemente che, se quegli attacchi non ci fossero stati, ci sarebbe stato bisogno di inventarli.
Subito dopo, il Segretario dell’Air Force, Michael W. Wynne disse, “La Russia, il nostro nemico dei tempi della guerra fredda, sembra essere stata la prima a impegnarsi in una guerra informatica.”
La fonte di informazioni dell’Air Force statunitense, da cui abbiamo riportato quanto sopra, ha aggiunto che in Estonia qualche giorno prima “era cominciata una serie di dibattiti tra la NATO e l’Unione Europea, riguardo la definizione di un’azione militare precisa, e potrebbe trattarsi del primo tentativo di applicazione dell’articolo V della Carta NATO, riguardante l’auto-difesa collettiva in ambito non cinetico.” [4]

L’articolo 5 della NATO è un provvedimento di difesa militare collettiva, di fatto una clausola di guerra, che è stata utilizzata un’unica volta, per supportare e protrarre la guerra in Afghanistan.
Tali riferimenti, pertanto, non dovrebbero essere presi alla leggera.
In una visita in Estonia lo scorso novembre, il capo del Pentagono obert Gates si è incontrato con il Primo Ministro del Paese, Andrus Ansip, e ha “discusso il comportamento della Russia e una nuova cooperazione in materia di sicurezza informatica…”
E’ stato riportato che “Ansip ha detto che la NATO agirà secondo il principio dell’Articolo 5 del trattato dell’Alleanza, che stabilisce che un attacco a uno degli alleati viene trattato come un attacco a tutti”, e “Siamo convinti che l’Estonia, in quanto membro della NATO, sarà ben difesa.”
[5]
Che il ripetuto riferimento all’Articolo 5 della NATO sia andato avanti per un anno e mezzo dopo i presunti attacchi informatici, quando non se ne è verificato alcuno nel frattempo è indicativo.
All’inizio del mese il Pentagono ha annunciato di essere in procinto di lanciare la cosiddetta “forza digitale di guerra per il futuro”, a Fort Meade, nel Maryland, sotto il controllo del Comando Strategico degli U.S.A., il cui capo, Generale Kevin Chilton, è stato citato più sopra per le sue minacce di utilizzare la forza, comprese le armi nucleari.

L’iniziativa è stata caratterizzata in un resoconto come segue:
“Il Luogotenente Generale Keith Alexander, comandante della dirigenza della Guerra informatica del Pentagono, ha detto che gli Stati Uniti sono determinati a dirigere lo sforzo globale diretto a utilizzare le tecnologie informatiche per dissuadere o sconfiggere I nemici…” [6]
Il Pentagono è una traslazione del Dipartimento della Difesa e ogni cosa che fa riferimento alle sue attività è mascherata con gli stessi eufemismi, pertanto gli U.S.A, se forzati, insisteranno che il loro progetto di guerra informatica si prefigge scopi esclusivamente difensivi. Qualunque nazione il cui popolo si è trovato dall’altro capo del filo rispetto al Dipartimento della Difesa degli U.S.A la penserebbe diversamente. Il nuovo comando della guerra informatica statunitense, le sue ragioni nella presunta minaccia russa emergente da un incidente non militare nella zona baltica più di due anni fa, verrà utilizzato per danneggiare i sistemi informatici di qualunque nazione divenga il bersaglio di un attacco militare diretto, in questo modo rendendo il nemico inoffensivo. Tutto ciò risulterà particolarmente efficace all’interno di un programma spaziale e nelle cosiddette Star Wars (scudi missilistici, intercettazioni di missili). Che sono programmi di attacco.

Lo stesso giorno in cui è apparsa la notizia dell’impegno, da parte del Generale Alexander, di “sconfiggere i nemici”, da un’altra parte è stato riportato che “Martedì [12 maggio] è stato mandato nello spazio un satellite semi-segreto, che servirà da esploratore ingegneristico per le missioni balistiche nell’individuare l’utilizzo di teconologie.” [7]
Era un satellite STSS-ATRR (Sistema di Tracciamento e Sorveglianza Spaziale – Tecnologia Avanzata per la Riduzione del Rischio), cioè una “parte di un sistema spaziale per l’Agenzia di Difesa Missilistica.
“Dei Sensori posti a bordo del satellite STSS-ATRR e a terra comunicheranno con altri sistemi allo scopo di difenderci da missili balistici in avvicinamento.” [8]
Pochi giorni prima la fabbrica Ducommun, situata in California, titolò un reportage, La Ducommun Inc. annuncia il rilascio dei Nano-satelliti all’Esercito Spaziale degli U.S.A. Il Comando di Difesa Missilistica annunciò che “la sua sussidiaria, la Miltec Corp., aveva consegnato nano-satelliti pronti al lancio all’Esercito degli U.S.A e al Comando di Difesa Missilistica / Comando Strategico dell’Esercito (USASMDC/ARSTRAT) a Huntsville, Alabama, il 28 aprile 2009.
La consegna è stata “il completamento del primo programma di sviluppo del satellite per l’Esercito statunitense, dai tempi del satellite per le comunicazioni Courier 18, nel 1960.” [9]
I satelliti militari utilizzati per neutralizzare il potenziale di una nazione rivale non tanto per colpire per primi ma per rispondere a un attacco, fanno sfumare la distinzione tra il cosiddetto Figlio delle Star Wars (progetto di scudi missilistici) a una militarizzazione dello spazio in piena regola.

Un articolo apparso in Russia di recente la metteva così:
Il ritiro dal Trattato ABM del 1972 ha significato un salto tra il collaudo e lo sviluppo di un sistema di difesa missilistica globale, con la prospettiva di rimuovere completamente il potenziale deterrente della Cina e in parte quello della Russia.
“Washington sta ancora cercando di eliminare le restrizioni legali internazionali sulla formazione di un sistema che teoricamente la renderebbe invulnerabile nei confronti di una rappresaglia e persino nei confronti di una reazione a un attacco.” [10]
Ad aggiungersi a tutto ciò è un ulteriore sotterfugio “semi-segreto”, relativo alla prevista ripresa dei colloqui tra gli Stati Uniti e la Russia, riguardanti il Trattato di Riduzione Strategica degli Armamenti (START).
L’Assistente al Segretario di Stato Americano, Rose Gottemoeller, ha affermato questa settimana che “gli U.S.A. non sono pronti a ridurre le testate non più destinate alla consegna e conservate in magazzino.” [11]
Pertanto, oltre ai piani degli Stati Uniti per schierare sistemi anti-missilistici di terra, mare, aria e spazio fondamentalmente attorno e contro la Russia (Polonia, Repubblica Ceca, Norvegia, Gran Bretagna, Giappone e Alaska, finora), il Pentagono terrà in riserva testate nucleari pronte per essere attivate, prive di un meccanismo di monitoraggio fornito agli ispettori russi e ai negoziatori nell’affare della riduzione degli armamenti.

Il 6 maggio, Euronews ha condotto un’intervista con il Ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, che ha ammonito: “La maniera in cui [lo scudo anti missili balistici degli Stati Uniti] è stato progettato non ha niente a che vedere con il programma nucleare dell’Iran. E’ diretto alle forze strategiche russe, schierato nel settore europeo della Federazione Russa.” [12]
Ad aggiungere ulteriore preoccupazione alla Russia e ad altre nazioni, il 30 aprile gli U.S.A. hanno stabilito una base navale e un commando di Difesa Missilistica (NAMDC) alla base di supporto navale sita a Dahlgren, Virginia.
“La NAMDC è la principale organizzazione della Marina, legata e combinata con la Difesa Integrata Aerea e Missilistica (IAMD). La NAMDC funziona come singolo centro militare di eccellenza, per sincronizzare e integrate gli sforzi della Marina attraverso l’intero spettro di difesa aerea e missilistica, includendo difesa aerea, difesa dai missili cruise e difesa dai missili balistici.” [13]
Le due ultime settimane sono state un buon periodo per storie del genere e, per richiamare l’attenzione a terra, il giornale della Difesa statunitense ha riportato, da una fonte russa, che “gli U.S.A. hanno acquistato due jet da combattimento SU-27 dall’Ucraina”, per “utilizzarli nell’addestramento di piloti militari americani, che potrebbero trovarsi a fronteggiare dei nemici” e che “L’Esercito Americano li utilizzerà per collaudare il proprio equipaggiamento militare, radar e elettronico.” [14]

Questo nel momento in cui il cliente ucraino degli Stati Uniti, il Presidente Viktor Yushchenko, con un indice di gradimento nazionale precipitato attorno all’1%, firmò una direttiva per prepararsi a un’appartenenza a pieno titolo alla NATO e pochi giorni dopo che una delegazione militare statunitense era stata nel paese per ispezionare un’unità di carri armati e per pianificare una “riforma nel sistema di addestramento al combattimento…” [15]
Per quanto riguarda l’addestramento statunitense per la guerra contro l’Air Force russa, lo sviluppo in Ucraina è solo l’ultimo di una serie di attività similari.
Immediatamente dopo che la nazione era diventata un membro a pieno titolo della NATO, l’ 81° Squadrone Combattente statunitense si è diretto a Constanta, in Romania (dove il Pentagono ha acquisito quattro nuove basi, da allora) per impegnarsi in addestramento al combattimento nei confronti dei MiG-21s russi.
Secondo uno dei piloti americani presenti, “E’ stato carino – sei seduto in un Mig-21 che sarà guidato da un pilota di MiG-21 entro pochi gironi. Si tratta di un’arma dell’ex-Unione Sovietica. Questi piloti volavano prima che l’Unione cadesse. Hanno una buona prospettiva.” [16]
Nel luglio dell’anno successivo, il 492esimo Squadrone Combattente statunitense è stato schierato alla Base Aerea di Graf Ignatievo, nella vicina Bulgaria, per garantire l’opportunità alle “Air Force di numerose nazioni l’apprendimento delle tattiche e capacità aeree l’una dell’altra.
“I piloti dello Stormo Aquile F-15E, dei MiG-29s e dei MiG-21s condividono la conoscenza dei velivoli e delle tattiche, già al termine della prima settimana di addestramento.

Un colonnello dell’Air Force statunitense fu citato mentre diceva, “Solo due, tra i 38 membri dell’equipaggio, hanno avuto l’opportunità di volare contro un MiG. Quando l’addestramento sarà concluso, ognuno di loro avrà provato a volare all’interno di un MiG, o contro uno.” [17]
Un mese dopo arrivò in Romania del 22esimo Squadrone Combattente di Spedizione statunitense per le esercitazioni sul Viper Lance, il che “fu la prima volta che dei piloti di F-16 americani si sono addestrati in Romania” e “i piloti di MiG-21 e di F-16 hanno volato in formazioni integrate conducendo manovre base di combattimento, diverse prove di combattimento aereo e missioni di attacco aria-terra…” [18]
Questa volta citiamo un pilota di F-16, dello Stormo Fighting Falcon:
“Volo nel sedile posteriore di un MiG-21: è una buona opportunità di vedere diversi velivoli e ciò costituisce un privilegio e un onore. Voglio vedere anch’io quello che si vede dal sedile di fronte, e considerare un nuovo punto di vista nello scontro con i nostri avversari.” [19]
Due settimane fa uno Squadrone Combattente dell’Air Force statunitense si è recato alla base aerea a Bezmer, in Bulgaria, dove un aviatore americano ha detto, “Questa è la prima volta che uno Squadrone Combattente USAFE (United States Air Forces in Europe) è stato schierato in questo punto… La parte più gratificante di quest’impresa è sapere che sto aiutando i piloti a prepararsi per la guerra.“ [20]
Per preparare gli Stati Uniti per il combattimento aereo nei confronti dell’intero arsenale russo, l’India è stata invitata alle esercitazioni aeree annuali, denominate Red Flag (Bandiera Rossa), in Alaska, nel 2007. I giochi di guerra “servivano ad addestrare piloti provenienti dagli Stati Uniti, dalla NATO e da altre nazioni alleate, ad affrontare situazioni di guerra reali.
“Il che include l’utilizzo di armamenti ‘nemici’ e munizioni funzionanti nelle esercitazioni di bombardamento.” [21]

L’India ha inviato sei combattenti d Sukhoi SU-30MKI, che erano “particolarmente interessati agli esercizi made in Russia, nazione tradizionalmente considerate ostile.” [22]
Il 1° maggio, cogliendo l’occasione in cui la Repubblica Ceca ha assunto per sei mesi il ruolo (assegnato a rotazione) di pattuglia aerea pro-NATO sopra i cieli del Baltico (sopra Estonia, Lettonia e Lituania) – a cinque minuti di volo da S. Pietroburgo, la seconda città più grande della Russia – un ufficiale ceco si è vantato, “L’area che proteggiamo è all’incirca tre volte più vasta dell’intera Repubblica Ceca. Questo è un avamposto della NATO.”
Il Comandante dell’Air Force lituana, Arturas Leita, ha annunciate che, “I Paesi del Baltico chiederanno probabilmente il prolungamento delle missioni aeree all’interno della NATO fino al 2018.” [23]

Nel periodo 8-16 giugno, la Svezia ospiterà una esercitazione NATO, Loyal Arrow (Freccia Leale), descritta come “la più grande esercitazione mai tenutasi nella baia svedese/finlandese di Bothnia, “ [24], che a sua volta non è molto distante da S. Pietroburgo, con una porta-aerei britannica e più di 50 jet da combattimento.
Questa esercitazione comincerà esattamente una settimana dopo la fine dei Giochi di Guerra guidati dagli U.S.A., NATO Cooperative Lancer 09, che si terranno nella Georgia, il fianco destro della Russia.
Parlando dei pericoli di tutto quanto sopra riportato, il Ministro della Comunicazione dell’Ossezia del Sud, ha citato recentemente la scienziata Irina Kadzhaev, come avvertimento:
“Oggi la situazione è molto più critica che nell’agosto 2008. La minaccia di allora incombeva solo sull’Ossezia del Sud e sull’ Abkhazia. Dopo il riconoscimento, da parte della Russia, dell’indipendenza di questi Stati e la conclusione degli accordi ipotizzanti la presenza delle forze armate russe sul loro territorio, un possibile ritorno della guerra non sarà limitato alla zona del Caucaso.

“Il nuovo Presidente degli Stati Uniti non ha contribuito a dei reali cambiamenti nelle relazioni con la Georgia, ma avendo un ruolo predominante all’interno della NATO insiste che la Georgia si unisca all’Alleanza. Se accadrà, il mondo si troverà ad affrontare una minaccia ben peggiore di quanto fu la crisi della guerra fredda.
Alla luce dei nuovi fatti, la Guerra della Georgia contro l’Ossezia del Sud potrà facilmente diventare una Guerra NATO contro la Russia. Il che equivale alla terza guerra mondiale.” [25]
Note:
1) Virginian-Pilot, May 13, 2009
2) Ibid
3) Global Security, May 12, 2009
4) Air Force Link, June 1, 2007
5) U.S. Department of Defense, November 12, 2008
6) Associated Press, May 5, 2009
7) Space Flight Now, May 5, 2009
8) Pratt & Whitney, May 5, 2009
9) Ducommun Incorporated, April 29, 2009
10) Russian Information Agency Novosti, May 7, 2009
11) Russia Today, May 5, 2009
12) Euronews, May 6, 2009
13) Navy News, April 30, 2009
14) Moscow News, May 11, 2009
15) National Radio Company of Ukraine, April 29, 2009
16) Air Force Link, August 2, 2005
17) U.S. Air Forces in Europe, July 24, 2006
18) Stars and Stripes, August 26, 2006
19) Air Force Link, August 17, 2006
20) Air Force Link, April 28, 2009
21) Indo-Asian News Service, November 26, 2007
22) Avionews (Italy), November 28, 2007
23) Czech News Agency, May 1, 2009
24) Barents Observer, May 7, 2009
25) Ministry for Press and Mass Media of the Republic of South Ossetia, April 27, 2009

Fonte: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=13614

Tradotto per Voci Dalla Strada da Chiara De Giorgi