24 dicembre 2013

GAZA: Le pattuglie israeliane sparano contro i contadini



22.12.2013 “Questa mattina, accompagnando i contadini nel villaggio di Khuza’a. E’ il tempo della semina. Un hummer and una jeep israeliani si sono fermati dietro la barriera di separazione. Un soldato è sceso. Poi gli spari. Noi eravamo a circa 100 metri di distanza dalla barriera di separazione. Eravamo sette internazionali, ci eravamo schierati in fila a protezione dei contadini alle nostre spalle. Due trattori stavano arando la terra. I soldati, non curanti della nostra presenza, hanno iniziato a sparare. Ho gridato che ci trovavamo a 100 metri di distanza

PERCHE' GLI AGRICOLTORI AFRICANI NON VOGLIONO GLI OGM

Le voci delle multinazionali e dei loro alleati chiedono la promozione di sementi geneticamente modificate (e le necessarie modifiche alle leggi africane per permettere la loro diffusione) come una soluzione alla bassa produzione di cibo e alla fame in Africa. Nel mese di ottobre il World Food Prize è stato assegnato a tre scienziati, due dei quali appartenenti ai giganti dell'agroalimentare Monsanto e Syngenta, per il loro progresso nello sviluppo di organismi geneticamente modificati. Recentemente, i redattori del Washington Post hanno fatto appello a "dare una possibilità alle colture geneticamente modificate" in Africa e hanno chiesto un dibattito aperto. L'Alleanza per la Sovranità Alimentare in Africa, una rete di piccoli agricoltori, pastori, cacciatori-raccoglitori, popolazioni indigene, cittadini e ambientalisti africani, è lieta di includere le voci dei contadini africani nella discussione.

Promuovere gli OGM come soluzione è una mancanza di rispetto per la cultura africana e offende la nostra intelligenza, e questo presume una conoscenza superficiale dell'agricoltura nel nostro continente. Esso si basa sull'immagine, comune a molti occidentali, che vedono un'Africa povera, indigente, affamata, afflitta da malattie, senza speranza e impotente, bisognosa di essere salvata da un angelo bianco occidentale. E' la stessa immagine brandita dai colonialisti per razionalizzare i loro misfatti nell'appropriarsi dell'Africa, la stessa immagine esibita oggi dai neo-colonialisti per razionalizzare la loro corsa all'appropriazione delle terre e delle risorse naturali del continente.

23 dicembre 2013

Siamo nella stessa situazione che scatenò una Guerra Mondiale

Un secolo fa, nell’attendere l’arrivo del nuovo anno, la maggior parte delle persone in Occidente guardava al 1914 con ottimismo. I cento anni trascorsi dalla battaglia di Waterloo non erano stati del tutto privi di catastrofi - c'era stata una guerra civile terribile in America, la guerra franco-prussiana e stragi coloniali occasionali, ma la pace continentale aveva prevalso. La globalizzazione e le nuove tecnologie - il telefono, il piroscafo, il treno - avevano "lavorato a maglia" il mondo rendendolo unito, scrive l’Economist. Eppure, a distanza di un anno, il pianeta era stato coinvolto in una guerra ben più terribile, costata al mondo 9 milioni di vite, che ha lasciato sulla sua scia varie tragedie geopolitiche: dalla creazione della Russia sovietica, al nuovo disegno troppo casuale dei confini del Medio Oriente e, dulcis infundo, all’ascesa di Hitler.

Così il mondo, dall'essere un amico della libertà e delle tecnologie, era diventato brutale e pronto a macellare e a schiavizzare la gente in maniera orribile.

La forza trainante della catastrofe che aveva colpito il mondo di un secolo fa era la Germania, che al tempo era alla ricerca di una scusa per mettere in atto una guerra che le consentisse di dominare l'Europa. Il compiacimento dunque era anche una colpa. Infatti, troppe persone, a Londra, Parigi e altrove, credendo che la Gran Bretagna e la Germania fossero reciprocamente le maggiori partner commerciali, dopo l'America, e che pertanto non ci fosse una logica economica dietro al conflitto, ritenevano che la guerra non sarebbe mai scoppiata. Ma si sbagliavano.

22 dicembre 2013

LISBONA: I GIUDICI CONTRO LA DITTATURA DELLA TROIKA

Oltre che nelle piazze, in Portogallo gli ordini della troika fedelmente eseguiti dal primo ministro di destra Passos Coelho continuano a trovare un ostico avversario nelle stanze del Tribunale Costituzionale. 
Per l’ennesima volta i 13 magistrati che compongono la massima istanza legislativa del piccolo paese sono tornati a bocciare una delle misure di cosiddetta austerità imposti dall’Unione Europea, dalla Banca Centrale e dal Fondo Monetario Internazionale. Nella fattispecie la Corte ha bocciato in quanto illegale secondo le leggi portoghesi il provvedimento incluso nel bilancio statale del 2014 che taglia le pensioni.
Il governo di destra prevedeva di risparmiare 388 milioni di euro sulle spalle dei lavoratori in pensione, pari ad un 12% della spesa totale, attraverso la riduzione del 10% degli assegni mensili superiori a 600 euro (non ci siamo dimenticati uno zero...)  e attraverso una revisione complessiva al ribasso delle indennità pensionistiche. Interrogato dal presidente portoghese Anibal Cavaco Silva il Tribunale Costituzionale si è pronunciato contro la misura, giudicata in violazione del “sacro principio di fiducia stabilito dalla Costituzione”, così come aveva già fatto con altre misure analoghe nei mesi scorsi, facendo saltare i nervi, oltre che i conti, dei ministri marionetta di Lisbona. 

21 dicembre 2013

L'ANNO ORRIBILE CHE ATTENDE LE BANCHE ITALIANE

Dunque, vediamo sommariamente quel che potrebbe riservarci il 2014, che è ormai alle porte, tanto per capire contro quale iceberg potremmo sbattere.
Le sofferenze bancarie sono a livelli record. E secondo gli indicatori di qualità del credito   elaborati lo scorso  giugno da Bankitalia, pubblicati nel Rapporto sulla Stabilità Finanziaria dello scorso novembre,  aumentano significativamente  le probabilità di ingresso -nei prossimi dodici mesi- di crediti in sofferenza, rispetto ai dodici mesi precedenti, cioè da giugno 2012. Quindi, ipotizzando che le sofferenze crescano allo stesso ritmo con cui sono cresciute nei dodici mesi appena trascorsi (ma non c'è ragione per ritenere che la performance non  possa essere addirittura peggiore), a fine 2014 le sofferenze bancarie potrebbero superare i 180 miliardi di euro. Una cifra astronomica che determinerebbe effetti negativi su molti istituti. Effetti che difficilmente potrebbero essere gestiti  in assenza di  cuscinetti aggiuntivi di capitale; ammesso che, nel frattempo, l'esplosione delle sofferenze non faccia saltare qualche banca.

19 dicembre 2013

Ripartire dalla terra? E` giusto e possibile

C’è un mondo dimenticato, come smarrito nei libri di storia. Divenuto un mito classico sul quale si possono inventare e raccontare molte storie. E’ il mondo del contadino italiano. E per contadino intendo chi lavora la Terra, che ci dona i prodotti che hanno fatto grande la nostra Italia nei secoli dei secoli, Amen. E sì, Amen, perché, se la situazione non muta, celebreremo il funerale del settore primario italiano; dimenticato dai politici in campagna elettorale, snobbato dalle Istituzioni. Ne parliamo con Nicola Gozzoli, vicepresidente dell’associazione Lega della Terra, nonché allevatore mantovano. Parlare di agricoltura, in Italia, nel 2013, non è comune. Eppure molti, soprattutto al Nord, sono occupati in questo settore. C’è un motivo per questo “silenzio istituzionale”?
 
Le do perfettamente ragione sul fatto che non è comune parlare di agricoltura sia perché i mezzi di informazione si sono concentrati su tutto ciò che è considerato superficiale, sia perché le persone hanno perso il senso della situazione reale e storica. Noi parliamo di agricoltura perché siamo degli operatori a pieno titolo del settore, ma soprattutto perché crediamo fermamente nel nostro lavoro. Parlare di agricoltura significa parlare e difendere il nostro territorio. Le istituzioni non parlano e non parleranno mai di agricoltura perché altrimenti sarebbero costrette ad affrontare i problemi concreti e quotidiani del territorio; per un politico è sicuramente meglio rimanere comodamente seduto sulla propria poltrona senza grane e senza pensieri prendendo uno stipendio ragguardevole. Per le istituzioni le Aziende Agricole non esistono o sono semplicemente delle realtà trascurabili.
Veniamo alla sua associazione...  Lega della Terra, un nome ambiguo: ricorda il partito del “fu Bossi”. C’è qualche aspetto comune?

18 dicembre 2013

"PER LE BANCHE LE RISORSE CI SONO SEMPRE"

NAPOLITANO TEME UN'INSURREZIONE VIOLENTA NEL 2014 ?

Ambrose Evans Pritchard dal Telegraph commenta gli allarmi di Napolitano sui "Forconi" e le minacce non tanto velate di Draghi, che non offrono risposte alle tensioni sociali, ma solo imperativi impossibili. Non si può rimanere in recessione e disoccupazione di massa quando le soluzioni esistono e sono a portata di mano: la protesta sta diventando un movimento anti-Euro.


In Italia gli eventi stanno volgendo al peggio. Il presidente Giorgio Napolitano ha lanciato l'allarme su possibili "tensioni sociali e disordini diffusi" nel 2014, mentre la lunga recessione si trascina. Coloro che vivono ai margini vengono coinvolti in "atti di protesta indiscriminata e violenta, verso una forma di opposizione totale".
Il suo ultimo discorso è una vera e propria Geremiade. Migliaia di aziende sono "sull'orlo del collasso". Grandi masse di persone prendono il sussidio di disoccupazione o rischiano di perdere il posto di lavoro. L'altissimo tasso di disoccupazione giovanile (41%)  sta portando verso un pericoloso stato di alienazione.

17 dicembre 2013

IRLANDA: "Aiuti dalla Troika? No grazie!"

L'Irlanda si è ufficialmente ritirata dal programma di "assistenza finanziaria" della Troika, diventando il primo paese nella crisi dell'eurozona, liberatosi dalla supervisione dei creditori internazionali. "Questa non è la fine, ma è un traguardo molto importante", ha detto il ministro delle Finanze Michael Noonan, alla catena RTE e ha sottolineato che il governo dovrebbe continuare con la stessa politica anti-crisi, come ha fatto negli ultimi anni.
Noonan ha ringraziato i cittadini irlandesi che sono stati costretti a sopportare maggiori tagli nei servizi pubblici a causa del programma di austerità di bilancio. Secondo lui, il governo irlandese ha ora a che fare con due questioni fondamentali: garantire una crescita economica sostenibile e aumentare il tasso di occupazione nel paese. 

A metà novembre 2013, le autorità irlandesi hanno deciso di non rinnovare il programma di sostegno finanziario dell'UE e del FMI, che doveva scadere nel dicembre 2013, e ha anche accolto una linea di credito precauzionale internazionale del valore di 10.000 milioni di euro, vista come assicurazione nel caso in cui il paese torni ad affrontare problemi finanziari. 

16 dicembre 2013

BRUXELLES PRODUCE ODIO, CRESCE IL RISCHIO DI UNA GUERRA

Ciò che sta accadendo in Italia va letto nel contesto della deflagrazione dell’Unione Europea, provocata dall’aggressione finanzista guidata dalla Banca centrale europea e dal governo tedesco. Da Maastricht in poi, il ceto finanzista globale ha deciso di cancellare in Europa le tracce della forza operaia del passato, la democrazia, la garanzia salariale, la spesa sociale. In nome del fanatismo liberista ha finito per sradicare le radici del consenso su cui si fondava l’Unione Europea. L’effetto, però, non è solo il dimezzamento del monte salari dei lavoratori europei, la distruzione della scuola e della sanità pubblica, l’abolizione del limite dell’orario di lavoro, la precarizzazione generalizzata. E’ anche la guerra. Era prevedibile, era previsto, ora comincia ad accadere.
La disgregazione finale dell’Unione europea possiamo leggerla sulla carta geografica. Cominciamo da est. L’insurrezione ucraina è prova di come sia 

mutata la natura d’Europa. Nata come progetto di pace tra tedeschi e francesi, e quindi di pace in tutto il continente, l’Unione è oggi divenuta l’esatto contrario. Gli europeisti ucraini usano l’europeismo come arma puntata contro l’imperialismo russo, e risvegliano fantasmi del nazismo. L’ingresso inEuropa è visto come una promessa di guerra, e la precipitazione del conflitto in Ucraina non potrà che avere conseguenze spaventose per l’Europa intera. Bruxelles reagirà aprendo un confronto con la Russia di Putin, oppure lascerà che la Russia di Putin soffochi una rivolta che è nata nel nome dell’Europa?

14 dicembre 2013

NELSON MANDELA: Discorso a Cuba del 26 Luglio 1991

Discorso di Nelson Mandela pronunciato il 26 Luglio 1991 all'evento per il 38° anniversario dell'assalto alla caserma Moncada, inizio della Rivoluzione Cubana, tenutosi in provincia di Matanzas.
Primo Segretario del Partito Comunista, Presidente del Consiglio di Stato e del governo di Cuba, Presidente della Repubblica Socialista di Cuba, Comandante in Capo Fidel Castro, Internazionalisti cubani che tanto hanno fatto per la liberazione del nostro continente, Popolo cubano, compagni e amici:
Per me è un grande piacere e un onore essere qui oggi, soprattutto in un giorno così importante nella storia rivoluzionaria del popolo cubano. Oggi Cuba commemora il 38° anniversario dell'assalto alla caserma Moncada. Senza la Moncada, la spedizione del Granma, la lotta nella Sierra Maestra e la straordinaria vittoria del 1 gennaio 1959 non avrebbero avuto luogo.
Oggi è questa la Cuba rivoluzionaria, la Cuba internazionalista, il paese che tanto ha fatto per i popoli dell'Africa.
Da molto tempo volevamo visitare il vostro paese ed esprimere i nostri sentimenti verso la Rivoluzione cubana e il ruolo svolto da Cuba in Africa, nel Sudafrica e nel mondo.
Il popolo cubano occupa un posto speciale nei cuori dei popoli dell'Africa. Gli internazionalisti cubani hanno contribuito all'indipendenza, alla libertà e alla giustizia in Africa in un modo che non ha eguali per il loro carattere di principi e altruismo.

13 dicembre 2013

SOVRANISMO: ARMA ANTILIBERISMO E ANTIEGEMONICA

Blocco europeo sovrano ostacolato dagli "euroatlantisti" e dall'incapacità tedesca di trasformare il primato economico in egemonia geostrategica

La sovranità è l'arma concettuale che ha orientato il Sudamerica ad uscire dalle sabbie mobili in cui lo sprofondò il neoliberismo, dai tempi del suo moderno progenitore Pinochet. La resistenza contro la “globalizzazione”, venduta come superiore e ineluttabilile modernità, generò poderosi e diversificati movimenti sociali. Questi, cacciarono dalla scena pubblica partiti moribondi, e si trasformarono in vettori diventati poi governi. All'insegna della revisione o sospensione del pagamento del debito estero (Ecuador); rifiuto unilaterale delle esazioni e confische del FMI (Argentina) nazionalizzazione degli idrocarburi (Bolivia e Venezuela); delle telecomunicazioni e banche (Venezuela) o priorità della crescita con redistribuzione sul dogmatismo monetarista (Brasile). Dove vi furono assemblee costituenti e si riscrissero le costituzioni, legittimate dal voto popolare come in Venezuela, Ecuador e Bolivia, il cambiamento fu più profondo e prolungato. Il recupero della sovranità iniziò dal potere politico e si estese a quello monetario, banca centrale e difesa.

La tenaglia del potere politico+movimenti da un lato, e la crescente unione civico-militare dall'altro, riuscirono a stritolare l'ALCA (1), progetto di annessione agli Stati Uniti delle economie a sud del Messico. Fu l'apogeo del sovranismo che -a partire dalla protezione della produzione endogena- recuperò l'iniziativa geopolitica per conformare il “grande spazio” del blocco sudamericano. La Patria Grande si inoltrò negli spazi aperti dalla lucidità multipolare di Chàvez con la Russia, Cina e Iran.

12 dicembre 2013

QUESTA E' LA MARCIA.... (inno nichilista d’Italia)

Riceviamo e pubblichiamo...
Questa è la marcia (perepepe) di Berlusconi con tutti quanti i suoi coglioni ladri, mafiosi e piduisti e i più simpatici. Ma chi ? Beh ! I fascisti.
Questa è la marcia (perepepe) dei berlusconizzati
contenti, allegri e abbindolati
che se gli spieghi: vota diverso
poi t’accorgi ch’è tempo perso.

Questa è la marcia (perepepe) dell’altra parte
senza più parte e neanche l’arte
perchè ha deciso di esser più trendy
col comunismo firmato Fendi.

11 dicembre 2013

VIA L'€URO...SE VOGLIAMO DEMOCRAZIA IN EUROPA!

Monete sovrane svalutabili, o sarà la fine: dobbiamo uscire immediatamente dall’euro, per salvare la nostra economia e ripristinare la democrazia in Europa. Lo sostiene l’economista italo-danese Bruno Amoroso: l’euro non è che un dogma smentito dai fatti, mentre in realtà rappresenta un fattore devastante di disgregazione. Prima ha spaccato l’Europa in due, opponendo i 17 paesi dell’Eurozona ai 10 rimasti fuori, e ora ha diviso la stessa Eurozona, scavando un solco incolmabile tra nord e sud. La disastrosa moneta della Bce? Con la sua rigidità «è la causa prima dell’attuale situazione di crisi del progetto europeo». Un piano oligarchico, i cui gestori oggi hanno “gettato la maschera”: il rigore promosso dalla Troika formata da Bce, Fmi e Ue non è altro che l’esecuzione, in Europa, dell’ideologia neoliberista imposta dalla globalizzazione, che comprime i diritti del lavoro e mortifica lo Stato sovrano, disabilitandolo come garante dei cittadini. Fiscal Compact, Patto di Stabilità: sono gli strumenti con cui l’oligarchia finanziaria ha deciso di metterci in crisi.
O ci teniamo l’euro, ripetono gli eurocrati, o precipiteremo in una devastante crisi economica e sociale. E’ ridicolo: «Noi siamo già dentro la più grave crisi economica e sociale del dopoguerra», innescata proprio dalla moneta della Bce.

09 dicembre 2013

I POTERI FORTI HANNO TROVATO IL NUOVO BERLUSCONI

Renzusconi
Mentre scrivo queste note si svolgono le primarie del Pd. Un fenomeno solo italiano. Voteranno per i tre candidati in corsa tutti coloro che vorranno, dopo aver versato una piccola somma. È la prima volta nella storia mondiale dei partiti in cui un segretario di partito viene eletto da iscritti e non iscritti, financo da persone che non condividono le idee dei candidati. Ciò nonostante votano, certi di dare in questo modo un contributo alla visione che hanno della dislocazione delle forze politiche in campo a livello nazionale. È il voto non per qualcuno ma contro qualcun altro. Fenomeno che di solito accade nelle votazioni politiche, ma che non è mai avvenuto nella dinamica interna alla definizione delle cariche  di un partito. Altro primato italiano.

Naturalmente questo fenomeno disvela qualcosa del rapporto tra istituzioni e macchina dei partiti. La scienza politica classica, ossia quella che inizia con Vilfredo Pareto e Gaetano Mosca e raggiunge poi i suoi vertici con i lavori di Roberto Michels e di Moisei Ostrogorsky, poneva al centro della delineazione del sistema e della società politica le macchine dei partiti. Per comprendere il funzionamento sia della partecipazione politica sia dei meccanismi decisionali, secondo questa scuola bisognava e bisogna partire dai partiti. La politologia che invece si è affermata dopo gli anni Cinquanta del Novecento, con poche eccezioni, tra cui ricordo il compianto Paolo Farneti, Theodor Lowy e Mauro Calise, pone invece al centro i sistemi elettorali. Sono questi ultimi a determinare la meccanica dei sistemi istituzionali e della stessa partecipazione politica. 

07 dicembre 2013

"RICORDATI DI SANTIFICARE IL PROFITTO"!

Aperture domenicali e festive e conseguenze sulla vita dei lavoratori
Una volta si chiamavano feste comandate. Le domeniche, innanzitutto. E poi Natale, Pasqua. E poi quelle strappate con la lotta, il 1° Maggio, 25 Aprile… Ma il capitalismo conosce un unico comandamento: sacrifica qualunque cosa, preferibilmente i lavoratori, sull'altare del profitto. E così da qualche anno anche in Italia, a un numero sempre crescente di lavoratori viene impedito di godersi un riposo settimanale degno di questo nome, magari in compagnia delle proprie famiglie, dei propri figli.
Un po' di storia
Quella della liberalizzazione degli orari di apertura degli esercizi commerciali è una storia che va avanti da quasi vent'anni. Nel 1995 un referendum popolare boccia con il 62% dei voti la prima proposta di liberalizzazione. Nel 1998 ci riprova Bersani, ministro dell'allora Governo Prodi di centro-"sinistra", con il decreto che porta il suo nome, il quale prevede (in barba all'esito del referendum di soli tre anni prima) che gli esercizi commerciali possano restare aperti tutti i giorni della settimana per un massimo di tredici ore. Le domeniche sono ancora quasi escluse dalla liberalizzazione: pur conferendo poteri di deroga ai comuni, le aperture domenicali sono previste solo per le domeniche del mese di dicembre e per altre otto domeniche nei restanti mesi dell'anno. Le cose peggiorano nel 2001: con la riforma del titolo V della Costituzione la competenza in materia passa alle Regioni, che fanno largo uso dei poteri di deroga previsti dal decreto Bersani.

06 dicembre 2013

ERRARE UMANUM EST, PERSEVERARE AUTEM "PORCELLUM"

ITALIA ALLO SBANDO
Non sono  un esperto di diritto Costituzionale ma, alla luce della sentenza della Corte Costituzionale che ha stabilito l'illegittimità del Porcellum, immagino che qualsiasi semplice cittadino come il sottoscritto, si ponga numerosi interrogativi ai quali, almeno apparentemente, non risulta  agevole trovare risposta. Certo che,  in prima istanza, una sentenza di questo genere stimolerebbe il dubbio se questa possa avere effetto retroattivo o meno.
Perché, nel primo caso, si determinerebbero effetti sconvolgenti di difficile immaginazione. Ciò deriverebbe dal  fatto che, a rigor di logica, essendo incostituzionale una legge elettorale, sarebbero illegittimi anche tutti gli effetti prodotti in virtù di una norma incostituzionale. Quindi, già da otto anni, i parlamentari eletti con questa legge avrebbero occupato una posizione in maniera illegittima, poiché in contrasto con lo spirito costituzionale e quindi con quanto affermato dalla Consulta. Ne deriverebbe che sarebbero illegittimi anche tutti gli atti normativi (e non solo) prodotti in questo periodo. Di conseguenza tutte le leggi varate e tutti gli atti compiuti dal parlamento sarebbero affetti dal vizio di illegittimità. 

05 dicembre 2013

MANDELA DAY



Sono 25 anni che hanno portato via quell’uomo
ora la libertà si avvicina ogni giorno di più 
asciuga via le lacrime dai tuoi occhi rattristati 
hanno detto che Mandela è libero e allora esci fuori...

CONTRO I MIGRANTI ARRIVA IL DRONE €UROPEO

Accordo tra 7 Paesi UE per la produzione di aerei senza pilota che competano con Israele e USA. Obiettivo: gli immigrati clandestini. Intanto Tel Aviv bombarda Gaza.
Mentre Israele bombarda una Gaza allo stremo, l'Europa si mette in proprio e pensa a costruire droni made in Bruxelles, così da far concorrenza agli SpyLite di Tel Aviv e ai Predator di Washington. Una notizia che arriva mentre l'aviazione israeliana sganciava bombe a Sud della Striscia, a Khan Younis: quattro i target israeliani, contro due fattore nel quartiere di al-Manara e contro un tunnel controllato dalle Brigate Al-Qassam e un presunto sito di addestramento della Jihad Islamica. Secondo il portavoce dell'esercito israeliano, l'attacco sarebbe partito in risposta al lancio di un missile verso il confine Sud di Israele. I bombardamenti di ieri notte giungono mentre a Gaza la crisi cronica ha subito un drammatico peggioramento: la distruzione dei tunnel verso l'Egitto e la nuova politica restrittiva del Cairo stanno mettendo in ginocchio la Striscia. Scarsità di medicinali e carburante, solo 6-8 ore di elettricità al giorno e quartieri interi alle prese con le acque reflue che invadono le strade per il mal funzionamento degli impianti di pompaggio (a causa della mancanza di corrente).

04 dicembre 2013

MONSANTO, IL TTP E LA DOMINAZIONE GLOBALE DEL CIBO

I PROFITTI PRIMA DELLE PERSONE
"Controlla il petrolio e controllerai le nazioni", disse il Segretario di Stato Henry Kissinger negli anni settanta. "Controlla il cibo e controllerai la gente".
Il controllo globale degli alimenti è stato quasi raggiunto, riducendo la diversità dei semi con sementi OGM (geneticamente modificate) che vengono distribuite solo da poche imprese transnazionali. Ma questo programma è stato implementato con un grave costo per la nostra salute, e se viene approvato il Trans-Pacific Partnership (TPP), il controllo non solo sul nostro cibo, ma sulla nostra salute, il nostro ambiente e il nostro sistema finanziario, saranno nelle mani delle multinazionali.

I profitti prima delle popolazioni
L'ingegneria genetica ha permesso la proprietà di semi brevettati da cui dipende l'approvvigionamento alimentare del mondo. I geni "Terminator" rendono possibile la produzione di semi sterili, utilizzando un catalizzatore chimico sintetico chiamato opportunamente "Traditore" per indurre la sterilità nei semi. Quindi, gli agricoltori devono comprare i semi anno dopo anno dai proprietari dei brevetti. Per coprire tali costi, i prezzi alimentari sono aumentati, ma il danno è molto maggiore di quello causato ai nostri portafogli.